Foto contenitore termico di plastica
Foto contenitore termico di plastica

25 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Morte Domenico, la foto del “frigo da mare” usato per trasportare il cuore fa il giro del web

Due mesi dopo l’intervento, Domenico è deceduto; inchiesta per omicidio colposo con sette indagati. La foto del contenitore termico di plastica “frigo mare” è diventata virale in poche ore. Per molti, la morte di Domenico rappresenta una tragedia che richiede chiarezza e giustizia.

Domenico, il bambino di pochi anni sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi di Napoli, è morto domenica 21 febbraio in terapia intensiva. La vicenda della morte Domenico ha scosso l’Italia e ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo che vede sette indagati tra medici e infermieri. Ora le indagini attendono due passaggi chiave: la decisione del Gip sull’incidente probatorio per l’autopsia e l’incarico ai periti per analizzare i cellulari sequestrati agli indagati.

Il nodo dell’autopsia: chiarire le cause della morte e consentire i funerali

L’autopsia sul corpicino di Domenico, e in particolare sul cuore trapiantato, rappresenta il passaggio centrale dell’indagine. L’esame dovrà stabilire con precisione le cause del decesso e se il danno subito dall’organo trapiantato sia stato determinante. Finora, la salma è rimasta sotto sequestro giudiziario. Solo un via libera del Gip permetterà di procedere con i funerali, che la famiglia attende da settimane. Inoltre, la morte Domenico ha generato forti richieste di responsabilità e trasparenza.

Il frigo da mare con il manico arancione: il contenitore sotto indagine

Una foto diffusa nelle ultime ore dai Nas ha fatto rapidamente il giro dei social: mostra un contenitore termico di plastica rigida blu, con manico arancione e la scritta a pennarello “S. OP. C. CHPED” (Sala operatoria Cardiochirurgia pediatrica). Il box, simile ai classici frigo da campeggio, era stato utilizzato per trasportare da Bolzano a Napoli il cuore di un altro bambino di quattro anni destinato al trapianto. Il contenitore è stato sequestrato come prova, ma gli investigatori sottolineano che non è stato il tipo di box a compromettere l’organo. Infatti, tutto il caso è stato collegato direttamente alla morte Domenico.

Il ghiaccio secco a -80 gradi

Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’errore decisivo sarebbe stato l’uso del ghiaccio secco (anidride carbonica solida), che raggiunge temperature di -78/-80 °C, invece del ghiaccio tradizionale che mantiene l’organo tra 0 e 4 °C. Il cuore, arrivato a Napoli letteralmente “congelato”, ha subito danni irreversibili alle fibre muscolari, rendendo impossibile il trapianto a lungo termine.

ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

Le responsabilità: tensioni tra Napoli e Bolzano

Le indagini puntano a chiarire chi abbia messo il ghiaccio secco nel contenitore. I Nas stanno verificando la responsabilità dell’Asl di Bolzano: alcune fonti indicano due infermiere del San Maurizio che avrebbero fornito il ghiaccio secco quando la scorta napoletana stava finendo. Sul fronte opposto, il Monaldi sostiene che l’errore decisivo sia stato proprio l’utilizzo del ghiaccio secco da parte del personale del prelievo. Bolzano, invece, parla di criticità operative nell’équipe partenopea, citando dotazioni incomplete e gestione confusa dell’eparina.

Contesto dell’ispezione del Nas: cosa è successo a Bolzano

L’ispezione del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) dei Carabinieri di Trento è stata avviata nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria per accertare le responsabilità relative alla conservazione del cuore donato e poi trapiantato al piccolo Domenico. Quest’ultimo ha subito gravi danni all’organo. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata sul contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo dalla sede di espianto a Napoli verso Bolzano. Qui il trapianto sarebbe dovuto avvenire. Secondo le prime ricostruzioni investigative, nel contenitore sarebbe stato inserito ghiaccio secco non sterile, anziché materiale specificamente idoneo per mantenere le condizioni ottimali dell’organo. Per la Procura, questo utilizzo potrebbe aver compromesso la qualità del tessuto cardiaco, con conseguenze sul trapianto effettuato al bambino. L’ispezione del Nas costituisce dunque un passaggio fondamentale nell’ambito delle indagini. Essa è volta a circoscrivere eventuali anomalie organizzative o comportamentali nella catena di conservazione e trasporto degli organi donati. In conclusione, tutto questo è stato centrale per la morte Domenico.

Prossimi passi: analisi dei cellulari e decisione del Gip

Domani la Procura di Napoli affiderà ai periti l’analisi dei telefoni degli indagati: messaggi, chat e chiamate potrebbero fornire elementi rilevanti per ricostruire la catena di responsabilità. Parallelamente, resta in attesa la decisione del Gip sull’incidente probatorio che darà il via all’autopsia. Solo dopo questi passaggi sarà possibile ottenere risposte sulla morte Domenico e restituire la salma alla famiglia per i funerali. La vicenda ha provocato dolore e indignazione in tutta Italia e mette in luce le criticità nelle procedure di trapianto pediatriche, con una catena di errori che ha avuto conseguenze tragiche su una vita piccolissima.

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