Municipio Torre Annunziata
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5 Giugno 2026

Martina Sarracino

Infiltrazioni mafiose, sciolto il Comune di Torre Annunziata: scatta il secondo commissariamento in 4 anni

Il Comune di Torre Annunziata sciolto per mafia: è il secondo commissariamento in quattro anni

Il Consiglio dei Ministri ha disposto lo scioglimento dei Comuni di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, e di Sarno, nel Salernitano, per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata. La decisione è stata adottata ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, al termine degli accertamenti svolti dalle commissioni di accesso incaricate di verificare eventuali collegamenti tra l’attività amministrativa e i gruppi criminali operanti sul territorio. Con il provvedimento decadono sindaco, giunta e consiglio comunale. La gestione dei due enti sarà affidata a una commissione straordinaria che resterà in carica per 18 mesi, con la possibilità di una proroga fino a 24 mesi. La misura dovrà ora essere formalizzata attraverso un decreto del Presidente della Repubblica.

Un nuovo colpo per Torre Annunziata

Per Torre Annunziata si tratta del secondo scioglimento per infiltrazioni mafiose in appena quattro anni. Il precedente commissariamento risale infatti al maggio del 2022, a conferma delle persistenti criticità che continuano a interessare il rapporto tra amministrazione pubblica e criminalità organizzata in un territorio storicamente segnato dalla presenza della camorra. La commissione di accesso era stata nominata nei primi giorni di gennaio 2026 dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, su delega del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’obiettivo era verificare eventuali commistioni tra l’amministrazione comunale e i clan attivi nell’area vesuviana.

Il peso della storia criminale del territorio

Torre Annunziata è stata per anni considerata il fortino del clan Gionta, una delle organizzazioni criminali più radicate della provincia napoletana. Nonostante il contesto criminale sia cambiato nel tempo, sul territorio continuano a operare gruppi camorristici influenti. Tra questi, c’è attualmente il clan Gallo-Cavalieri. Le verifiche disposte dal Ministero dell’Interno hanno cercato di accertare se vi fossero condizionamenti o interferenze della criminalità organizzata nelle attività amministrative e nella gestione della macchina comunale. Gli esiti delle indagini hanno portato alla decisione finale dello scioglimento.

Uno dei momenti più significativi dell’intera vicenda si è verificato il 5 maggio scorso durante l’avvio della demolizione di Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta. In quell’occasione il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, pronunciò parole molto dure alla presenza dei ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini, oltre che del prefetto di Napoli. Il magistrato, infatti, dichiarò: “Ci sono troppe troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale”. Parole forti che hanno avuto un grande impatto anche sull’opinione pubblica e sulla comunità. Indicano, infatti, che la situazione è sempre più compromessa.

Corrado Cuccurullo

Le dimissioni del sindaco e della giunta

Dopo quelle dichiarazioni, il sindaco Corrado Cuccurullo ha rassegnato le dimissioni, diventate irrevocabili il 25 maggio. Pochi giorni prima anche l’intera giunta aveva lasciato l’incarico, restituendo le deleghe nelle mani del primo cittadino e invitandolo a rimanere alla guida della città. A seguito delle dimissioni, il prefetto ha nominato il prefetto in quiescenza Gianfranco Tomao commissario straordinario del Comune, in attesa della decisione definitiva del Governo che è poi arrivata con lo scioglimento dell’ente.

Il nuovo scioglimento di Torre Annunziata è un gran duro colpo per la città e per le istituzioni locali. Il commissariato punta a stabilire legalità e al contempo trasparenza amministrativa. Evidenzia, però, quanto sia complessa attualmente la lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli enti pubblici. La principale sfida è quella di ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, oltre che garantire una gestione amministrativa libera da qualsiasi forma di condizionamento mafioso.

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