La scuola Mena Morlando di Giugliano
La scuola Mena Morlando di Giugliano
📍 Giugliano

18 Aprile 2026

Fabio Iuorio

Giugliano, la scuola devastata due volte in una settimana: chi rompe e chi non ha mai riparato niente

Due raid in sette giorni al Primo Circolo “Mena Morlando”: sala teatro e segreteria distrutte, indagini in corso

In meno di una settimana, il Primo Circolo Didattico “Mena Morlando” di piazza Gramsci a Giugliano in Campania è stato colpito due volte. Prima la sala teatro, poi la segreteria: arredi a pezzi, stanze saccheggiate, un istituto scolastico ridotto a un campo di battaglia. I Carabinieri indagano, la dirigente è sotto shock, sui social fioccano i commenti indignati. Poi passerà, come sempre.

Due raid, una settimana, lo stesso edificio

Il primo colpo ha distrutto la sala teatro, lo spazio pensato per le attività culturali degli studenti. Qualche giorno dopo, stessi autori o altri chissà, è toccato alla segreteria: mobili sfasciati, documenti sparsi, una scuola nel cuore di Giugliano trasformata in bersaglio fisso. I militari dell’Arma stanno raccogliendo testimonianze e immagini delle telecamere della zona. La dirigente scolastica ha parlato di shock, di danno non solo materiale ma simbolico, e ha ragione su entrambe le cose, anche se il simbolo più scomodo non è solo la scuola rotta, ma quello che c’è dietro a chi l’ha rotta.

La scuola Mena Morlando di Giugliano
La scuola Mena Morlando di Giugliano

La domanda che nessuno vuole fare

Gruppi di giovani con disagio sociale” è la formula che si usa in questi casi. Un contenitore comodo in cui si butta tutto senza mai aprirlo davvero, perché aprirlo significa fare i conti con quello che c’è dentro: famiglie che non arrivano a fine mese, quartieri senza spazi di aggregazione, un territorio che conosce bene il peso della marginalità.

Significa ammettere che un ragazzo che spacca una scuola di notte non lo fa perché è nato sbagliato, ma perché qualcosa o qualcuno ha smesso di occuparsi di lui molto prima di quella notte. Il paradosso è quasi grottesco: si distrugge proprio la scuola, cioè l’unico posto che teoricamente dovrebbe essere lì per offrire un’alternativa, un po’ come bruciare il salvagente. Ma prima di condannare chi lo fa, vale la pena chiedersi da quanto tempo stava già annegando.

La risposta istituzionale e quello che manca

La risposta istituzionale, nel frattempo, segue il solito copione. Indignazione, dichiarazioni, qualche telecamera in più, pattuglie aggiuntive per qualche settimana. Poi il silenzio, finché non succede di nuovo. Perché il problema non è la mancanza di sorveglianza, ma la mancanza di tutto il resto: educatori di strada, centri aperti anche la sera, progetti che trasformino chi spacca le cose in chi impara a costruirle. Non sono idee astratte ma scelte che si possono fare e che da queste parti non sono mai state una priorità.

Una scuola vandalizzata fa notizia per ventiquattr’ore. Un ragazzo che cresce senza riferimenti, senza prospettive, senza che nessuno gli dica che esiste, non fa notizia mai. Eppure è esattamente lì, in quel silenzio lungo anni, che nasce tutto il resto.

Finché non cambia la domanda, non cambia la risposta

Finché continueremo a occuparci del vetro rotto invece che di chi lo ha rotto e perché, troveremo sempre un’altra segreteria devastata, un’altra sala teatro a pezzi, un’altra comunità scolastica sotto shock. E ogni volta ci sorprenderemo, come se non lo avessimo già visto venire. Come se Giugliano non ci avesse già detto tutto quello che c’era da dire, più di una volta, in più di un modo.

Il Primo Circolo “Mena Morlando” riapre, i danni verranno riparati, le indagini faranno il loro corso. Quello che quasi certamente non verrà riparato è il contesto che ha prodotto quei raid. E tra qualche mese, o qualche anno, ci ritroveremo a discutere di un altro raid in un altro indirizzo.






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