Massimo Cilenti Foto: Comune di Napoli
Massimo Cilenti Foto: Comune di Napoli

3 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Sicurezza stradale a Napoli, l’intervista a Massimo Cilenti tra criticità e Piano Marshall: “O cambiamo passo o la città resta ostaggio del caos”

Il Presidente della Commissione Politiche Sociali analizza l’emergenza incidenti e il divario tra centro e periferie



Camminare a Napoli è diventato un atto di resistenza civile. Soprattutto se sei anziano, se non vedi, se ti muovi su una sedia a rotelle. In una città che celebra i suoi fasti culturali, l’accessibilità resta un miraggio e la strada una giungla “stressante e pericolosa”. Massimo Cilenti, nel descrivere il dramma delle sorelle travolte a Corso Garibaldi e la scomparsa del professor Ferraro, non si limita al cordoglio di rito. Punta il dito contro l’assenza di scivoli, di semafori intelligenti, di una visione sistemica che metta al centro la vita umana. “Il sorpasso a destra è diventato folklore, ma oggi è morte”, avverte. Dalle periferie dimenticate al centro-vetrina, il racconto di Cilenti ci restituisce l’immagine di una città che ha bisogno di un “Piano Marshall” dell’anima, oltre che del bitume, per tornare a dirsi davvero accogliente.

L’eredità del passato e la necessità di un Piano Marshall

Secondo Cilenti, l’attuale situazione della viabilità napoletana non è figlia del caso, ma di un decennio di immobilismo. “Bisogna fare riferimento a quello che ha costruito il presente”, sottolinea il consigliere, precisando che “negli ultimi dieci anni precedenti a questa amministrazione si è fatto molto poco per costruire una sicurezza stradale e una viabilità sicura”. Nonostante gli sforzi attuali, la rete stradale cittadina appare compromessa al punto da richiedere interventi straordinari che vadano oltre l’ordinaria amministrazione. Napoli ha bisogno di un piano Marshall per le strade, afferma con decisione Cilenti, sottolineando che non si tratta solo di asfaltare, ma di ripensare l’accessibilità urbana in modo sistemico. “Abbiamo pezzi di strada che non sono accessibili alle persone anziane o con disabilità”, spiega, denunciando l’assenza di scivoli e semafori sonori per i non vedenti. Per Cilenti, una città che non garantisce il movimento sicuro ai suoi cittadini più fragili è una città che manca di accoglienza: “Per poter essere accogliente, una città deve dimostrare di avviare un percorso, ma abbiamo bisogno di tante risorse per mettere a sistema una città che funziona”.

Il divario tra centro e periferia e le criticità delle piste ciclabili

Un punto centrale della riflessione di Cilenti riguarda la disparità di trattamento mediatico e istituzionale tra il cuore della città e le sue zone marginali. Se le tragedie al centro hanno “maggiore eco” per la pressione della stampa, in periferia si consuma una strage silenziosa. “Registriamo morti in tutta la periferia”, osserva il consigliere, citando il caso del suolo Via Argine nella zona est, dove si sono contati due decessi in un anno. “Non essendoci il riflettore acceso, è come se venisse meno la necessità di intervenire”.

Proprio nella zona est, Cilenti rileva un “corto circuito” legato alla realizzazione delle piste ciclabili, spesso percepite come interventi scollegati dalla realtà del territorio. Pur ritenendole un segno di civiltà, ne critica l’esecuzione: “Ho l’impressione che si stia eseguendo senza alcun controllo”. Il consigliere descrive situazioni paradossali in cui le piste terminano contro pali della luce o pensiline degli autobus, o peggio, vengono realizzate su spartitraffico in strade ad alta velocità, come via delle Metamorfosi. “Stiamo costruendo un ulteriore pericolo”, avverte, suggerendo che l’urgenza di spendere i fondi del PNRR abbia talvolta prevalso sulla qualità e sulla sicurezza della progettazione.

Oltre il Comune: la cooperazione con Regione e Governo

La sfida della sicurezza stradale a Napoli, tuttavia, non può essere vinta agendo in solitaria tra le mura di Palazzo San Giacomo. Cilenti sottolinea come il dialogo tra i diversi livelli istituzionali sia fondamentale per intercettare i fondi necessari. “I rapporti con la Regione sono ottimi, per cui anche questo tema particolarmente caldo verrà affrontato con loro”, spiega il consigliere, evidenziando come molti degli interventi realizzati negli ultimi anni siano stati possibili grazie ai fondi della Città Metropolitana. Cilenti avverte che la strategia deve essere calata nella realtà quotidiana: Sulla collaborazione siamo in buone mani, ma poi c’è bisogno di un’organizzazione idonea che sappia tenere conto delle diverse necessità della città, evitando che alcune zone restino per trent’anni senza un metro cubo di asfalto.

Una strada di Napoli trafficata
Una strada di Napoli trafficata

La paralisi dei fondi e la sfida della rigenerazione

Il paradosso napoletano è tutto in una frase del consigliere: “I soldi ci sono, ma sto ancora attendendo i semafori”. Cilenti fa riferimento a mozioni presentate nel 2023 per strade a percorrenza veloce nella zona orientale, rimaste lettera morta nonostante l’alta incidentalità. L’ostacolo non è solo burocratico, ma strutturale: “Abbiamo poca Polizia Municipale perché usciamo da una situazione di predissesto e pochi fondi propri per rifare le strade”. La sfida della sicurezza si intreccia inevitabilmente con quella della rigenerazione urbana. Per Cilenti, la sicurezza non si fa solo con i dossi, ma combattendo la marginalità attraverso il lavoro e il nuovo Piano Regolatore. “La povertà culturale ed economica si combatte con la dignità del lavoro. Se continuiamo a spostare i problemi nelle periferie, come fatto nel post-terremoto, costruiamo città della necessità dove non c’è futuro”.

In attesa di un “cambio di passo” nelle deleghe alla viabilità, Cilenti lancia un monito ai cittadini: “Bisogna rieducare tutti alla guida. Napoli non può essere un Camel Trophy dove si sorpassa a destra a 100 km all’ora”. La promessa è quella di un pungolo costante: “Non si risponde solo sull’onda dell’emozione del momento. La stampa dimentica la periferia, io no”.

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