Francesco Sessa - immagine social
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30 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Francesco Sessa accoltellato all’addome: morto il 35enne di Pagani, si indaga su un regolamento di conti

L’uomo lavorava da anni sull’isola e avrebbe incontrato alcuni connazionali poco prima dell’aggressione

Si chiamava Francesco Sessa, aveva 35 anni ed era originario di Pagani, in provincia di Salerno, l’uomo ucciso nel pomeriggio di mercoledì 29 aprile a Ibiza. Il delitto è avvenuto nella zona turistica di Playa d’en Bossa, in un orario in cui le strade erano già affollate. Restano ancora da chiarire il movente e l’identità dell’aggressore.

La vittima e la vita a Ibiza

Francesco Sessa viveva da diversi anni nelle Baleari, dove si era trasferito per lavoro. Nel tempo aveva svolto diverse occupazioni nel settore turistico e della ristorazione. Più recentemente lavorava come pizzaiolo in un locale dell’isola. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, il 35enne si trovava all’esterno di un esercizio commerciale al momento chiuso al pubblico. Proprio lì avrebbe incontrato alcune persone, presumibilmente connazionali, con cui si stava intrattenendo poco prima dell’aggressione.

Le indagini e l’ipotesi del movente

Le indagini sono condotte dalla Guardia Civil spagnola, che nelle prime ore successive all’omicidio aveva preso in considerazione anche l’ipotesi di un tentativo di rapina finito in tragedia. Tuttavia, con il passare del tempo, questa pista ha perso consistenza. Gli investigatori sembrano ora orientati verso un’altra ipotesi: quella di un regolamento di conti maturato all’interno di ambienti frequentati da italiani residenti sull’isola. Secondo questa ricostruzione, la vittima conosceva le persone con cui si trovava e l’aggressione sarebbe scaturita da questioni pregresse. Al momento non risultano conferme ufficiali sul movente, ma gli inquirenti ritengono plausibile che l’incontro avvenuto poco prima dell’omicidio non fosse casuale.

La dinamica dell’aggressione

L’omicidio si è consumato intorno alle ore 17 a Playa d’en Bossa, area situata tra Ibiza e San Josep. Secondo la testimonianza raccolta dagli investigatori, la lite avrebbe coinvolto tre persone, compresa la vittima. Durante lo scontro, Sessa sarebbe stato colpito con una coltellata all’addome. Alcuni media locali riportano che si sarebbe trattato di «una pugnalata brutale», inferta all’altezza dello stomaco. Dopo essere stato colpito, il 35enne avrebbe portato una mano al torace prima di accasciarsi al suolo. Nonostante l’arrivo dei soccorsi, per lui non c’è stato nulla da fare.

La fuga dei sospetti

Le forze dell’ordine sono attualmente alla ricerca di almeno due uomini che si sarebbero allontanati subito dopo l’aggressione. In particolare, uno dei sospetti sarebbe fuggito salendo a bordo di un’auto guidata da una seconda persona che lo attendeva a breve distanza dal luogo del delitto. Gli investigatori stanno lavorando per identificare i due uomini e ricostruire con precisione i loro movimenti prima e dopo l’omicidio. Fondamentali potrebbero rivelarsi le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, oltre alle testimonianze raccolte.

L’allarme e i testimoni

Secondo quanto riporta Il Corriere, a dare l’allarme è stata una donna che si trovava nei pressi del luogo dell’aggressione mentre cercava parcheggio. Dopo aver notato il corpo dell’uomo a terra, ha immediatamente contattato i soccorsi. Oltre a lei, altre persone presenti nella zona hanno assistito alla scena e hanno fornito elementi utili agli inquirenti. Le testimonianze raccolte confermano la rapidità dell’aggressione e la violenza del colpo inferto.

Michele Noschese
Michele Noschese, Dj Gozi

Un precedente sull’isola

Il caso riporta l’attenzione su un altro episodio che ha coinvolto un cittadino italiano a Ibiza. Nel luglio dello scorso anno era morto Michele Noschese, dj napoletano noto come Godzi, deceduto dopo un intervento della Guardia Civil nel suo appartamento durante una festa. Proprio nelle ultime ore, i legali della famiglia Noschese hanno depositato una nuova perizia presso la Procura di Roma, sostenendo che l’uomo avrebbe subito violenze prima della morte. Due vicende distinte, ma che riaccendono i riflettori sulla presenza italiana sull’isola e su episodi ancora oggetto di accertamenti.

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