Direzione Distrettuale Antimafia (DDA)
Direzione Distrettuale Antimafia (DDA)

20 Giugno 2026

Cristina Siciliano

Casoria, tre arresti per tentata estorsione a imprenditori di Casavatore: indagini su pressioni e metodo mafioso

I carabinieri di Casoria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di due fratelli imprenditori di Casavatore

Tre persone sono state arrestate nel Napoletano dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Casoria. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Gli indagati sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di due imprenditori di Casavatore. Le indagini hanno ricostruito episodi avvenuti tra gennaio e maggio 2026, caratterizzati da richieste economiche, pressioni e aggressioni fisiche.

L’operazione dei carabinieri e il quadro investigativo

I carabinieri hanno eseguito il provvedimento cautelare nell’ambito di un’attività investigativa sviluppata tra aprile e giugno 2026. Tra l’altro, le indagini sono state condotte proprio a Casoria. L’indagine è partita da un episodio di gennaio 2026 e ha seguito un percorso di approfondimento progressivo, grazie anche alle dichiarazioni delle vittime. In particolare, gli investigatori hanno raccolto elementi che indicano un sistema di pressioni continue ai danni di due fratelli imprenditori attivi a Casavatore. Inoltre, il lavoro della DDA ha permesso di inquadrare le condotte contestate in un contesto di criminalità organizzata.

Tribunale di Napoli
Tribunale di Napoli

Le accuse e il metodo estorsivo contestato

Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre indagati avrebbero agito in un contesto riconducibile alla criminalità organizzata di matrice camorristica. Va detto che le azioni hanno toccato soprattutto il territorio di Casoria. Le condotte sarebbero collegate a soggetti vicini ai clan Ferone e Amato-Pagano di Melito di Napoli. Inoltre, le richieste estorsive non avrebbero riguardato soltanto denaro, ma anche beni materiali, tra cui un’autovettura di proprietà delle vittime. Proprio per questo, gli inquirenti parlano di una strategia di pressione economica e psicologica progressiva. Allo stesso tempo, gli investigatori sottolineano che il metodo utilizzato avrebbe seguito uno schema tipico: richieste ripetute, contatti diretti e crescente intimidazione.

Le violenze ai danni degli imprenditori

Le indagini hanno ricostruito una serie di episodi avvenuti tra gennaio e maggio 2026. I fatti sono collegati anche alla realtà di Casoria. In quel periodo, i due imprenditori avrebbero subito pressioni costanti e avvicinamenti ripetuti. In alcuni casi, uno degli indagati avrebbe aggredito le vittime con schiaffi e calci al volto. Di conseguenza, il clima di paura sarebbe aumentato e avrebbe inciso sulle condizioni psicologiche dei due fratelli. Le dichiarazioni rese dagli imprenditori agli investigatori hanno confermato la dinamica dei fatti e hanno descritto una situazione di forte condizionamento.

Le immagini di videosorveglianza e i riscontri

Gli investigatori hanno analizzato anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona di Casoria. In questo modo hanno documentato diversi incontri tra le vittime e i presunti estorsori. Inoltre, le registrazioni hanno fornito riscontri agli episodi di aggressione contestati. L’incrocio tra video, testimonianze e ulteriori verifiche ha rafforzato il quadro indiziario.

Gli arresti e la fase giudiziaria

I carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare e hanno trasferito i tre indagati in carcere. Per la giustizia di Casoria, il caso resta aperto. Nel frattempo, le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità. Infine, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati restano presunti innocenti fino a una eventuale sentenza definitiva.

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