Ineffable Jazz
Ineffable Jazz

17 Giugno 2026

Paolo Marsico

Due parole con.. Enzo Grimaldi. L’ultimo album degli Ineffable Jazz nato dalla voglia di suonare insieme e da una promessa da mantenere

Ci sono storie che prescindono da ogni discorso legato alla ricerca del successo, questa è una di quelle

“Guiding Light”, non è soltanto un lavoro discografico, ed in effetti non nasce con queste ambizioni. La voglia di stare insieme, di condividere momenti e buona musica. Una esperienza che è un pezzo di quotidiano, di vita. Un momento da immortalare, specialmente oggi, dopo la prematura scomparsa di uno dei componenti della band.

La premessa

L’album, “Guiding Light”, è una promessa, un omaggio, una speranza. Quella di sentire sempre vicino, di essere ispirati dalla presenza di Guido Russo, componente degli Ineffable Jazz, prematuramente scomparso. L’album nasce quasi per caso. Una serie di registrazioni fatte in casa, uno di quei momenti che per chi fa musica restano per sempre. L’esigenza della condivisione, dell’esperienza comune, e poi di omaggiare un amico, un fratello che non c’è più.

Guiding Light
Guiding Light

Il lavoro pubblicato di recente dalla band, cosi come racconta Enzo Grimaldi, una delle anime degli Ineffable Jazz, è spontaneo, sincero, come anticipato, è un momento di quotidiana amicizia e passione per la musica immortalato per sempre, purtroppo, per rendere omaggio ad una delle figure cardine del gruppo. Un’unica live session, realizzata in casa. Condizioni improvvisare per qualcosa che oggi, rappresenta ben altro rispetto al “semplice” lavoro discografico.

La nostra anima è questa – racconta Enzo Grimaldi nessuna sovrascrittura, nessuna costruzione eccessiva artificiosa. Volevamo che quel momento restasse per sempre e dopo la scomparsa di Guido è stata la cosa più naturale da immaginare per noi“. Il tratto della musica, come sempre, è meno “schizofrenico” del classico jazz, armonioso, equilibrato.

Enzo Grimaldi

Le nostre esperienze – racconta Grimaldi – sono diverse tra loro, la nostra formazione non può dirsi comune. Il nostro tratto, probabilmente viene da li. “Guiding Light”, non doveva essere nemmeno un disco. All’epoca, in quel 2012, ci siamo incontrati per buttare giù delle idee ma poi abbiamo inziato a registrare, cosi, nel modo più naturale possibile. Abbiamo condiviso il tempo, e da quel tempo è arrivato qualcosa che non dimenticheremo mai“:

La natura dell’album non può dirsi di puro jazz – spiega Enzo Grimaldi – io stesso non posso definirmi jazzista ma un appassionato di music, aperto a qualsiasi influenza. La linearità che si avverte è del tutto naturale, inizi e finali stabiliti, per noi un senso di profonda autenticità. L’idea, suonando – continua – era di quella di fare propri alcuni brani della tradizione popolare. Ogni volta che riascolto quei pezzi, mi sembra di tornare li. Ogni volta è diverso, ogni volta percepisco, vedo, una nuova immagine che forse avevo dimenticato“.

Il futuro

Una fase tutta nuova, questa, per gli Ineffable Jazz. L’intenzione della band, cosi come riportato dallo stesso Grimaldi, è quella di promuovere il più possibile quello che oggi si definisce lavoro discografico, ma che dentro ognuno di loro rappresenta molto di più. Far girare l’album, questa è l’intenzione del gruppo, presentarlo, riprenderlo, guidare il pubblico nell’ascolto, magari organizzare un concerto, un live con i tanti amici di Guido Russo per ricordare la persona ed il musicista che era.

Ineffable Jazz 4set
Ineffable Jazz 4set

Enzo Grimaldi, oggi, si divide tra la necessità di far conoscere al pubblico l’ultimo album e la storia degli Ineffabile Jazz e l’esperienza con “El Tico Trio”, una seconda band con la quale si esibisce in un repertorio più che mai originale, musica balcanica, arrangiamenti di pezzi che hanno fatto la storia della musica nazionale e richiami ai classici della musica napoletana.

Gli Ineffable Jazz, oggi, oltre Enzo Grimaldi (pianoforte), contano sulla esperienza e la vitalità artistica di Emilio Silva Bedmar (sax tenore e soprano) e Pasquale De Paola (batteria). “La memoria – conclude Grimaldi – è ciò che ci resta di una storia che non possiamo far altro che raccontare. Non è soltanto musica, è la storia di quattro ragazzi che volevano suonare per condividere momenti, condividere qualcosa che poi è diventato, drammaticamente, ben altro. Ricordare Guido, oggi, è un nostro dovere, non una semplice promessa, ma qualcosa che ci attraversa completamente, qualcosa si vivo, intenso, assolutamente necessario“.

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