crisi idrica Irpinia
Rubinetto che perde acqua

4 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Emergenza idrica, i sindaci di Irpinia e Sannio in protesta a Montecitorio: «Servono fondi e interventi immediati»

Il 10 dicembre presidio dei primi cittadini davanti alla Camera: chiedono il riconoscimento dello stato di emergenza, reti digitali e un nuovo equilibrio nei trasferimenti idrici.

La crisi idrica che da mesi mette in ginocchio l’Irpinia e il Sannio arriva nel cuore della politica nazionale. Mercoledì 10 dicembre, alle 11, una delegazione di sindaci delle due province scenderà in Piazza Montecitorio per un presidio statico e pacifico, con la fascia tricolore, per richiamare l’attenzione del Parlamento e del Governo su una situazione ormai considerata «insostenibile». I comuni coinvolti lamentano disservizi continui, perdite nelle reti, sprechi strutturali e ritardi negli interventi regionali e nazionali.

Una mobilitazione compatta: «L’acqua è un diritto, ora basta attese»

La decisione della protesta è maturata nelle scorse settimane, mentre la crisi idrica continuava ad aggravarsi in territori che, paradossalmente, ospitano le principali sorgenti campane. I sindaci parlano di un’emergenza che ha compromesso:

  • la vita quotidiana delle famiglie,
  • le attività produttive,
  • i servizi essenziali,
  • la stessa stabilità dei sistemi idrici intercomunali.

«La situazione non è più tollerabile – spiegano i promotori –. Chiediamo che la crisi idrica venga riconosciuta come emergenza nazionale e che si intervenga con strumenti straordinari».

giorgia meloni
Giorgia Meloni

Le richieste al Governo: fondo straordinario e reti digitali

Tre le richieste centrali che i primi cittadini porteranno davanti alla Camera:

1. Riconoscimento dello stato di emergenza

I sindaci chiedono che il Governo dichiari formalmente l’emergenza idrica nelle aree interessate, aprendo così alla possibilità di interventi rapidi, deroghe procedurali e risorse straordinarie.

2. Un Fondo nazionale per la riqualificazione delle reti

Le condotte idriche dell’Irpinia e del Sannio sono tra le più obsolete del Sud. In alcuni tratti le perdite superano il 50%, secondo stime citate dagli amministratori. Il Fondo straordinario servirebbe a finanziare:

  • rifacimento delle condotte primarie,
  • digitalizzazione e monitoraggio delle reti,
  • sistemi di controllo smart contro perdite e sprechi.

3. Una Struttura commissariale

I sindaci propongono un soggetto unico che coordini cantieri, progettazione e interventi, superando la frammentazione degli enti: una figura dotata di poteri straordinari, simile a quella già usata per emergenze infrastrutturali o ambientali.

L’altro nodo: i trasferimenti idrici

Altro tema che divide i territori è il riequilibrio dei trasferimenti di acqua verso altre province o regioni. Per i comuni sorgentizi l’attuale sistema non tutela abbastanza i territori che “donano” la risorsa, spesso senza vedere ricadute in termini di investimenti o manutenzione.

«È il momento – dicono i sindaci – che la politica nazionale riconosca l’importanza strategica delle aree sorgentizie e riveda le quote di distribuzione con un criterio più equo e moderno».

I comuni che hanno aderito alla protesta

Alla mobilitazione hanno già aderito i sindaci di:

  • Ariano Irpino,
  • Pietradefusi,
  • Sant’Angelo dei Lombardi,
  • Nusco,
  • Calitri,
  • San Giorgio del Sannio,
  • Solofra,
  • Montoro,

e di altri centri della dorsale appenninica.

Un fronte compatto che punta a ottenere una risposta dal Governo proprio nei giorni in cui il Parlamento discute i provvedimenti di fine anno.

Una battaglia che arriva da lontano

La Campania non è nuova a emergenze idriche legate a carenze infrastrutturali. Negli ultimi anni, la combinazione di:

  • aumenti dei consumi,
  • reti inefficienti,
  • siccità intermittenti,
  • conflitti di competenza,

ha prodotto guasti, interruzioni e riduzioni di portata anche in zone ricche di sorgenti come Montella, Cassano Irpino e Caposele.

La protesta del 10 dicembre vuole essere un punto di non ritorno: «Vogliamo risposte – affermano i primi cittadini –. Non ci fermeremo finché i territori non avranno la dignità che meritano».

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