Elezioni Regioni in Campania, questa settimana il ritorno alle urne: come si vota il 23 e 24 novembre, tutte le informazioni utili
Il conto alla rovescia per le Regionali 2025 è ormai agli ultimi istanti. La Campania si prepara a eleggere il nuovo presidente della Giunta regionale e i 50 componenti del Consiglio, in un appuntamento che segna la fine dell’era De Luca e l’inizio di una nuova fase politica. I seggi saranno aperti domenica 23 novembre dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì 24 novembre dalle 8:00 alle 15:00. Terminata la chiusura delle urne, cominceranno immediatamente gli scrutini, con attese proiezioni già nelle prime ore del pomeriggio.
Gli elettori dovranno presentarsi nel proprio seggio muniti di tessera elettorale e documento d’identità valido. La partecipazione, in un voto che si preannuncia combattuto e con scenari incerti, sarà osservata speciale: la Campania è una delle regioni simbolo degli equilibri politici nazionali e ogni punto percentuale potrebbe risultare decisivo.
La fine dell’era De Luca e l’eredità politica lasciata alla Regione
Queste elezioni segnano un passaggio storico. Vincenzo De Luca, che ha guidato la Regione dal 2015 al 2025, non sarà in corsa. Aveva inizialmente manifestato l’intenzione di cercare un terzo mandato, forte della modifica alla legge elettorale regionale approvata nel 2024. Ma la Corte Costituzionale, con una sentenza del 2025, ha dichiarato incostituzionale quella modifica, interrompendo definitivamente la possibilità di una sua nuova candidatura.
Si chiude così un ciclo decennale caratterizzato da una forte personalizzazione del potere, da cantieri annunciati e rivendicati—come Napoli Est, la fascia costiera o gli interventi sulla sanità—e da una dialettica politica sempre molto accesa. Il nuovo governatore erediterà una Regione segnata da sfide cruciali: il piano di rientro sanitario, i fondi europei da spendere, le infrastrutture da modernizzare, le aree interne da rilanciare, il nodo dei trasporti pubblici e la questione occupazionale.
I candidati in corsa: la sfida Cirielli vs Fico e gli outsider
Sono sei i candidati che si contendono la presidenza della Regione Campania. La sfida principale, come previsto da mesi, è tra Edmondo Cirielli e Roberto Fico. Due visioni politiche, due percorsi personali e istituzionali profondamente diversi, due idee distinte di futuro per la Campania.
Edmondo Cirielli, il candidato del centrodestra
Viceministro degli Esteri, già presidente della Provincia di Salerno, generale della Guardia di Finanza in congedo, Cirielli guida una coalizione ampia che comprende Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati, Udc, la lista personale “Cirielli Presidente”, Democrazia Cristiana con Rotondi e Pensionati–Consumatori. La sua campagna elettorale si è concentrata su sicurezza, trasporti, riorganizzazione del ciclo dei rifiuti, valorizzazione del turismo e rilancio delle infrastrutture, con la promessa di un cambio radicale rispetto ai due mandati di De Luca.

Roberto Fico, il candidato del campo largo di centrosinistra
Ex presidente della Camera, figura storica del Movimento 5 Stelle in Campania, Fico è sostenuto da una coalizione che riunisce Pd, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra, Avanti Campania, Casa Riformista, Noi di Centro–Noi Sud, Fico Presidente e A Testa Alta. La sua impostazione è centrata su sanità territoriale, investimenti sociali, sviluppo sostenibile, politiche giovanili e contrasto alle disuguaglianze. La sua candidatura nasce da una trattativa lunga e complessa all’interno del campo progressista, con un ruolo determinante giocato proprio da De Luca, che però durante la campagna ha mostrato frizioni e resistenze.
Gli altri quattro candidati
Accanto ai due principali sfidanti, completano il quadro:
– Carlo Arnese (Forza del Popolo)
– Stefano Bandecchi (Dimensione Bandecchi)
– Nicola Campanile (Per le Persone e la Comunità)
– Giuliano Granato (Campania Popolare)
Sono candidature che intercettano porzioni più ristrette dell’elettorato, ma in una sfida equilibratissima, anche pochi decimali potrebbero influire sul risultato finale e sulla distribuzione dei seggi.

Come funziona l’elezione del presidente: non c’è ballottaggio
Il sistema elettorale campano è a turno unico: vince il candidato che ottiene il maggior numero di voti validi. Non è prevista una soglia minima e non ci sarà un secondo turno. Il presidente eletto entra automaticamente nel Consiglio regionale, così come il secondo candidato più votato. È un meccanismo che tende a favorire la polarizzazione, ma lascia aperto uno scenario: in caso di frammentazione del voto, anche un distacco minimo potrebbe decidere il destino della Regione per i prossimi cinque anni.
Il Consiglio regionale: come vengono assegnati i 50 seggi
Il Consiglio regionale è composto da 50 membri più il presidente eletto e il primo dei non eletti della coalizione arrivata seconda. I 50 seggi sono distribuiti nelle cinque province campane secondo questo schema:
– Napoli: 27
– Salerno: 9
– Caserta: 8
– Avellino: 4
– Benevento: 2
Le liste competono su base provinciale, con il riparto proporzionale dei seggi e il meccanismo delle preferenze, che permette agli elettori di selezionare direttamente i candidati consiglieri.
La scheda elettorale: come si vota passo dopo passo
La scheda per le Regionali è di colore verde. Su di essa l’elettore trova i nomi dei candidati alla presidenza e, accanto, le liste collegate a ciascun candidato.
È possibile votare in tre modalità:
Voto al solo presidente
L’elettore può apporre il segno solo sul nome del candidato governatore. In questo caso, il voto non si estende a nessuna lista.
Voto alla sola lista
Tracciando il segno su un simbolo di lista, il voto si estende automaticamente al candidato presidente collegato a quella lista.
Il voto disgiunto: la vera novità politica
L’elettore può scegliere una lista e, allo stesso tempo, un presidente non collegato a quella lista. È la forma di voto che, più di tutte, incide sugli equilibri politici.
È possibile, ad esempio, votare per una lista del centrosinistra ma sostenere Cirielli alla presidenza, o viceversa.
Questa opzione è particolarmente discussa nella campagna elettorale 2025, soprattutto dopo le tensioni interne al campo largo: diversi analisti ritengono che il voto disgiunto potrebbe influire in modo determinante, soprattutto nelle province di Avellino, Caserta e Benevento.
Preferenze: uno o due nomi ma attenzione al genere
Sulla scheda, accanto al simbolo della lista, l’elettore può scrivere:
– una sola preferenza, scegliendo il cognome del candidato consigliere
– due preferenze, obbligatoriamente di genere diverso e appartenenti alla stessa lista
La seconda preferenza viene annullata se:
– i due nomi appartengono allo stesso genere
– appartengono a liste diverse
– la seconda preferenza è scritta in modo non conforme
L’obiettivo della norma è favorire la rappresentanza femminile in Consiglio regionale, una questione annosa in Campania.
Uno sguardo al voto: campagna accesa e incertezza totale
La corsa verso Palazzo Santa Lucia si sta consumando in un clima teso, con leader nazionali di entrambe le coalizioni presenti a Napoli e nelle province. Da un lato, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani stanno chiudendo la campagna del centrodestra con una mobilitazione massiccia. Dall’altro, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Nicola Fratoianni stanno sostenendo Fico, puntando su sanità territoriale, diritti e redistribuzione.
Il quadro politico resta aperto: gli ultimi sondaggi, per quanto non divulgabili nei giorni precedenti al voto, indicavano una distanza minima tra i due principali candidati. In una competizione dove ogni provincia pesa in modo diverso e dove il voto disgiunto potrebbe alterare gli equilibri, nessuno si sente davvero al sicuro.
Cosa accade dopo il voto: tempi, scrutini e proclamazione
Al termine delle operazioni di voto, lunedì 24 novembre alle ore 15:00, comincerà immediatamente lo scrutinio.
Il conteggio segue un ordine preciso: prima i voti per il presidente, poi quelli di lista e infine le preferenze.
La proclamazione del presidente eletto e dei consiglieri avverrà entro pochi giorni, ma la formazione della giunta potrebbe richiedere tempi più lunghi, soprattutto nel caso di una vittoria con margini ridotti o con equilibri interni delicati, come prevedono molti osservatori.


