Don Riboldi
Don Riboldi
📍 Caivano

4 Marzo 2026

Redazione Il Campano

Caivano ricorda don Riboldi, il vescovo che portò 10mila persone in piazza contro la camorra

Al Parco Verde incontro tra Chiesa e istituzioni per la presentazione del libro dedicato al presule di Acerra

La memoria di chi ha sfidato la camorra a viso aperto torna al centro del dibattito pubblico in uno dei luoghi simbolo della fragilità sociale dell’area nord di Napoli. Nella chiesa di San Paolo Apostolo, al Parco Verde di Caivano, è stato ricordato monsignor Antonio Riboldi, vescovo di Acerra scomparso sette anni fa. È stato protagonista di una stagione di mobilitazione civile e religiosa contro la criminalità organizzata.

Riboldi fu il primo vescovo in Campania a denunciare apertamente il potere dei clan e a spronare i cattolici a scendere in piazza. In una delle manifestazioni più significative riuscì a mobilitare oltre 10mila persone, molti dei quali giovani, in una marcia pubblica contro la camorra.

Un’eredità morale

L’incontro, organizzato in occasione della presentazione del libro “Don Riboldi: l’uomo della carità integrale” dell’avvocato Giovanni Bianco, ha visto la partecipazione del vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, del prefetto di Napoli Michele di Bari, del procuratore di Napoli Nord Domenico Airone. Inoltre, ha partecipato anche don Maurizio Patriciello.

La presenza congiunta di autorità religiose e istituzionali ha dato alla serata un valore che va oltre la semplice commemorazione.

“Don Riboldi si è sempre fatto parte viva delle comunità nelle quali ha vissuto”, ha ricordato monsignor Spinillo. Inoltre, ha sottolineato come la sua azione pastorale fosse fondata su una carità intesa non come semplice beneficenza, ma come impegno concreto e trasformativo.

Dal Belice ad Acerra

Religioso rosminiano, Riboldi fu inviato da giovane sacerdote nella Valle del Belice, segnata dal terremoto del 1968, dove maturò un’esperienza di forte impegno sociale. Successivamente nominato vescovo, fu destinato alla diocesi di Acerra, territorio attraversato da profonde tensioni legate alla presenza camorristica.

Qui si distinse per una linea pastorale netta, senza ambiguità nei confronti della criminalità organizzata. Non solo parole, ma mobilitazione pubblica, coinvolgimento dei giovani e pressione morale sulle istituzioni.

Il sindaco di Caivano, Antonio Angelino, lo ha definito “un pastore molto amato, esempio per tutti noi”.

Caivano e il valore simbolico del luogo

Il fatto che la commemorazione si sia svolta al Parco Verde non è un dettaglio secondario. Il quartiere è stato negli ultimi anni al centro dell’attenzione nazionale per vicende di degrado sociale e criminalità.

Richiamare la figura di don Riboldi in questo contesto assume un significato preciso. Vuole ribadire che la lotta alla camorra non è solo questione repressiva, ma anche culturale e morale.

Antonio Angelino
Antonio Angelino

Tra memoria e attualità

L’incontro ha offerto l’occasione per riflettere su quanto il messaggio di Riboldi sia ancora attuale. Infatti, la sua capacità di mobilitare migliaia di persone in un’epoca in cui la paura e l’omertà erano diffuse rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per chi opera nei territori difficili.

La scelta di presentare un libro dedicato alla sua figura non è solo un omaggio storico. È anche un tentativo di riattualizzare un modello di impegno che unisce fede, responsabilità civile e presenza concreta nelle comunità.

A sette anni dalla sua scomparsa, il ricordo di don Antonio Riboldi resta legato a un’idea chiara. La Chiesa, nei territori segnati dalla criminalità, non può limitarsi alla testimonianza spirituale, ma deve diventare parte attiva del cambiamento.

E in una realtà come Caivano, il richiamo a quella stagione di mobilitazione collettiva torna ad assumere un peso specifico.

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