In Regione Campania resta aperto il nodo delle commissioni consiliari: il presidente Roberto Fico delega Mario Casillo al confronto con i partiti della maggioranza.
Lo scontro sulle commissioni consiliari regionali continua a bloccare l’avvio pieno della legislatura in Campania. A pochi giorni dall’insediamento della nuova giunta, il presidente Roberto Fico si trova a fare i conti con una maggioranza ancora divisa sugli equilibri interni. Per uscire dall’impasse, il governatore ha affidato al vicepresidente Mario Casillo un delicato compito di mediazione politica con i partiti del cosiddetto campo largo.
La conferenza dei capigruppo e il nodo della rappresentanza
La conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari ha fissato per il 21 gennaio la seduta del Consiglio regionale in cui Fico presenterà ufficialmente la giunta. Ma dietro la formalità dell’agenda istituzionale resta irrisolto il problema centrale: l’assenza di un accordo sulla composizione delle otto commissioni permanenti.
Alla prima riunione del nuovo anno erano presenti quattordici figure apicali dell’Aula, tutte di sesso maschile, un elemento che ha già sollevato più di una riflessione politica. Ma la questione di genere non è l’unico fronte critico emerso.
Senza commissioni niente bilancio
Le commissioni non rappresentano un semplice passaggio procedurale. Sono l’architrave dell’attività legislativa regionale e la loro mancata costituzione impedisce l’avvio dell’esame della legge di Bilancio. Alcuni gruppi di maggioranza non hanno ancora indicato i propri componenti, giudicando l’intesa proposta troppo sbilanciata a favore di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e area deluchiana.
Lo stallo rischia di rallentare l’intera macchina amministrativa proprio nella fase in cui la Regione opera in esercizio provvisorio.
Fico richiama la maggioranza al senso di responsabilità
Di fronte alle difficoltà, il presidente Fico ha scelto un intervento diretto, sottolineando di aver mantenuto per sé la delega al Bilancio come gesto di responsabilità istituzionale. Un messaggio rivolto in primo luogo alla sua stessa maggioranza, chiamata a superare veti e rivendicazioni incrociate.
Il richiamo è chiaro: senza un accordo sulle commissioni, la Regione non può garantire servizi, diritti e programmazione economica.

Le richieste dei partiti sulle commissioni chiave
Nel confronto interno emergono già le ambizioni delle diverse forze politiche. Il Partito Democratico guarda con interesse alla commissione Sanità, contesa anche con Casa Riformista e Movimento 5 Stelle. L’area deluchiana punta invece alla commissione Trasporti, ma la stessa delega è ambita anche dalla lista del presidente.
Altre forze rivendicano spazio su Bilancio, Attività produttive e Ambiente, rendendo il mosaico ancora più complesso.
Il ruolo di Mario Casillo come mediatore
In questo contesto prende forma il ruolo politico di Mario Casillo, non solo vicepresidente e assessore con delega ai Trasporti, ma anche figura di raccordo tra giunta e Consiglio. Fico gli ha affidato il compito di avviare un dialogo con i capigruppo e con i segretari regionali dei partiti della coalizione.
Una missione delicata, che richiede equilibrio e capacità di sintesi, per evitare che lo scontro sulle commissioni si trasformi in un freno strutturale all’azione di governo.
Gli equilibri secondo il Manuale Cencelli
Secondo alcune analisi politiche, una distribuzione delle presidenze ispirata al vecchio Manuale Cencelli consentirebbe di riequilibrare le scelte compiute nella formazione della giunta. L’ipotesi prevede un rafforzamento del peso del Pd nelle commissioni più strategiche, una compensazione per gli alleati minori e una redistribuzione delle deleghe pesanti.
Uno schema che, pur lontano dalle logiche dichiarate del nuovo corso, potrebbe offrire una via d’uscita pragmatica allo stallo.
La partita delle commissioni consiliari si conferma il primo vero banco di prova politico per la giunta Fico. La scelta di affidare a Casillo la mediazione segnala la volontà di trovare una soluzione interna, senza strappi. Ma il tempo stringe: senza un accordo rapido, il rischio è quello di una partenza rallentata per un governo regionale che prometteva discontinuità e rapidità d’azione.


