Dopo le accuse del candidato del centrosinistra sul caso Biondo, il viceministro e leader del centrodestra replica: “Sono servitore dello Stato, resto garantista. È Fico ad aver cambiato idea su tutto”
Il confronto tra Edmondo Cirielli e Roberto Fico si accende sul tema più sensibile della campagna elettorale: etica e legalità nella politica campana.
Dopo l’attacco del candidato del centrosinistra, che aveva chiesto al rivale di “fare chiarezza” sull’arresto della vicesindaca Veronica Biondo (Forza Italia), il candidato presidente del centrodestra e viceministro degli Esteri risponde con fermezza:
«Non prendiamo lezioni di legalità, etica e credibilità da nessuno. La legalità e la trasparenza sono alla base del mio impegno da servitore della Patria come ufficiale dei Carabinieri prima e da rappresentante delle Istituzioni poi».
La replica di Cirielli: “Resto garantista, non ho nulla da chiarire”
Il riferimento è all’inchiesta sul clan Massaro di Santa Maria a Vico, che ha portato all’arresto di amministratori locali, tra cui la vicesindaca Veronica Biondo, inizialmente candidata alle Regionali nelle liste di Forza Italia.
Cirielli ha ribadito che il suo schieramento ha già agito con trasparenza e responsabilità:
«Forza Italia, autonomamente, ha deciso di non candidare la persona oggetto di un’indagine di cui non si conosce il perimetro, perché vige il segreto istruttorio. Quindi non ho nulla da chiarire… Se poi Roberto Fico ne sa qualcosa più di noi…».
E ha poi aggiunto:
«Per quanto mi riguarda, non cambio idea: ero e resto garantista, così come lo è tutta la nostra coalizione».
Una posizione che segna una linea netta contro quella che definisce la “giustizia spettacolo” spesso evocata dagli avversari.
Il botta e risposta con Fico dopo il caso Santa Maria a Vico
Le parole di Cirielli arrivano a poche ore di distanza dal post pubblicato da Roberto Fico, che aveva definito “inquietante” il quadro emerso dall’indagine sul clan casertano, invitando il centrodestra a “fare chiarezza e prendere posizione”.
Il candidato progressista aveva aggiunto:
«Fare chiarezza non è giustizialismo, è un atto di etica e responsabilità verso i cittadini».
La replica di Cirielli sposta il confronto sul terreno del garantismo, principio cardine della sua campagna elettorale, e accusa Fico di incoerenza politica.

Cirielli: “Fico predica etica ma pratica poltronismo”
Nella parte più politica del suo intervento, Cirielli rilancia l’attacco diretto al suo avversario, accusandolo di doppi standard:
«È il candidato del sedicente campo progressista ad aver cambiato idea su tutto: dal limite dei due mandati, alla valutazione sul Pd. Predica etica e giustizialismo ma pratica poltronismo con tutti, candidando nelle sue liste indagati e persone che negli anni scorsi definiva colluse con ambienti di un certo tipo».
Una stoccata che mira a mettere in discussione la credibilità del “campo largo” e la tenuta morale della coalizione di centrosinistra.
“Testa alta e schiena dritta”: la linea del candidato del centrodestra
Con toni netti e rivendicando il proprio passato militare, il viceministro ha concluso:
«Noi andiamo avanti per la nostra strada, con la testa alta e la schiena dritta, senza scendere a compromessi con nessuno».
Una frase che richiama volutamente lo slogan “A testa alta”, già utilizzato da De Luca per la sua lista civica, e che Cirielli ribalta in chiave simbolica, presentandosi come il candidato della trasparenza e del rigore morale.

Il valore politico dello scontro
Lo scontro Fico–Cirielli segna il passaggio dalla fase programmatica della campagna a quella più identitaria.
La legalità diventa ora una battaglia di narrazione: per il centrosinistra un tema di credibilità istituzionale; per il centrodestra, la rivendicazione di una tradizione di garantismo e disciplina.
Le due visioni si contrappongono in modo netto:
- Fico insiste sul principio dell’etica pubblica come fondamento della fiducia;
- Cirielli ribadisce la centralità dello Stato di diritto e della presunzione d’innocenza.
Analisi: il fronte della legalità come cartina di tornasole elettorale
In Campania, dove le inchieste su corruzione e camorra hanno storicamente condizionato la vita pubblica, il tema della legalità è sempre un termometro elettorale.
Cirielli, ex ufficiale dei Carabinieri, punta a trasformare il proprio profilo istituzionale in un elemento di autorevolezza.
Dall’altra parte, Fico cerca di rappresentare la discontinuità morale rispetto al sistema di potere deluchiano e alle sue estensioni amministrative.
La dialettica tra “garantismo” e “etica politica” promette di essere uno dei nodi centrali del confronto nelle ultime settimane di campagna.
«Non prendiamo lezioni di legalità da nessuno», ha detto Cirielli.
Un messaggio diretto, costruito per consolidare la fiducia dell’elettorato moderato e istituzionale, mentre le liste del centrodestra prendono forma e la distanza nei sondaggi con il centrosinistra si riduce.
Sul terreno della legalità, si gioca ora una partita di credibilità che va oltre il voto del 23 e 24 novembre, e che potrebbe incidere profondamente sul futuro politico della Campania.


