Circumvesuviana tra corse soppresse, treni anziani e fiducia persa: il dossier trasporti diventa uno dei primi banchi di prova politici per Roberto Fico e la nuova Regione.
La Circumvesuviana resta un caso nazionale: ogni anno, puntuale, riemerge come simbolo di un trasporto pubblico locale che non riesce a garantire standard minimi di affidabilità. E mentre il nuovo presidente della Regione Campania Roberto Fico prova a mettere ordine tra priorità, giunta e macchina amministrativa, il dossier Eav-Circum torna in cima all’agenda: non solo per l’impatto quotidiano su pendolari e territori, ma perché su mobilità e servizi si misura, spesso in modo spietato, la credibilità di una stagione politica che promette discontinuità. Lo riporta Il Mattino.
Circumvesuviana e il primato che nessuno vuole
Che la Circumvesuviana sia entrata da tempo nel racconto delle “linee peggiori” non è una novità. Il punto, oggi, è che quel giudizio si è trasformato in una fotografia strutturale: criticità croniche, materiale rotabile anziano, infrastrutture e stazioni spesso in affanno, qualità percepita lontana dalle esigenze di un bacino enorme. Il Rapporto Pendolaria di Legambiente, che monitora da anni lo stato del trasporto pendolare in Italia, continua a collocare la Campania tra le regioni in ritardo sul ferro, con un parco treni mediamente vecchio e livelli di investimento considerati insufficienti.
Non è solo un tema tecnico. Quando un servizio diventa inaffidabile, l’effetto reale è sociale: studenti, lavoratori, turisti, persone che rinunciano o si spostano su auto e gomma, con ricadute su traffico, sicurezza e qualità dell’aria. Ed è qui che la “maglia nera” diventa anche un problema politico: perché la Circum non è una linea qualunque, ma un’infrastruttura quotidiana di massa.

Circumvesuviana e i numeri che pesano sulla fiducia
Sul tavolo restano due dati che spiegano più di molte polemiche. Da un lato l’erosione della fiducia: la platea dei viaggiatori che non si riconosce più nel servizio. Dall’altro l’età del materiale rotabile: un sistema che fatica a reggere domanda e stress operativo se non viene rinnovato con continuità. Nel quadro tracciato da Pendolaria, la Campania presenta una quota rilevante di treni oltre i 15 anni e una difficoltà storica a chiudere il divario con la media nazionale.
Qui sta il nodo che spesso si sottovaluta: non basta “annunciare nuovi treni” o “nuove stazioni” se il sistema, nell’insieme, non è in grado di garantire frequenza, manutenzione, pulizia, personale e informazione al pubblico. È il classico cortocircuito tra opere e servizio: senza esercizio efficiente, l’infrastruttura non produce qualità della vita.
Circumvesuviana e la promessa di discontinuità di Fico
La discontinuità evocata in campagna elettorale da Fico si gioca proprio qui: sulla capacità di passare dalle parole a scelte misurabili. L’ANSA ha raccontato in queste ore come il presidente stia ancora riflettendo sulla composizione della giunta e sulle caselle chiave, tra pressioni interne e nodi politici aperti.
Dentro quel cantiere, però, il dossier trasporti ha un peso specifico: perché se la sanità è la delega più sensibile, la mobilità è la cartina di tornasole della quotidianità. E la Circumvesuviana è, nel bene e nel male, il simbolo più riconoscibile.

Circumvesuviana, Eav e il tema della governance nel 2026
Il tema più delicato non è soltanto “cosa fare”, ma “chi lo fa” e con quale mandato. Il presidente Eav Umberto De Gregorio, in un intervento social rilanciato online, ha contestato la lettura di alcuni titoli e ha ribadito che non c’è “attaccamento alla poltrona”, ricordando però che esiste una scadenza legata ai passaggi di bilancio e che la questione va affrontata nel rapporto fiduciario con la Regione.
Qui si incrocia una scelta politica concreta: cambiare guida e governance può essere un segnale di svolta, ma può anche diventare un’operazione cosmetica se non è accompagnata da obiettivi, tempi e responsabilità verificabili. Il rischio, per chi arriva, è promettere “il cambio” senza mettere in campo la riforma del servizio; il rischio, per chi resta, è difendere la continuità senza convincere che il sistema abbia davvero invertito rotta.
Circumvesuviana e il punto di vista “scomodo”
C’è un presupposto che spesso si dà per scontato nel dibattito pubblico: che sostituire il vertice basti a far ripartire tutto. È una semplificazione comoda, ma non sempre vera. Un osservatore scettico direbbe: la Circum è un sistema complesso, con vincoli di infrastruttura, manutenzione, contratti di servizio, risorse, personale e tempi industriali per il rinnovo del materiale rotabile. La governance conta, ma non può essere l’unica risposta.
Se Fico vuole evitare la trappola dell’annuncio, servono pochi indicatori chiari e pubblici: puntualità, soppressioni, disponibilità convogli, qualità dell’informazione ai viaggiatori, sicurezza e presidio delle stazioni, tempi di consegna dei nuovi treni, investimento annuale programmato. È su questi numeri – non sul nome del manager – che la discontinuità diventa credibile.


