Chiara Ferragni pensionata Avellino

29 Ottobre 2025

Redazione Il Campano

Caso pandoro Ferragni, la pensionata di Avellino ottiene il risarcimento: 500 euro per “danni patrimoniali e morali”

Chiara Ferragni risarcisce la pensionata di Avellino coinvolta nel caso pandoro Pink Christmas: la 76enne aveva chiesto 500 euro per il danno economico e morale legato alla falsa beneficenza.

Ha finalmente ottenuto il risarcimento richiesto di 500 euro la signora Adriana, la pensionata campana di 76 anni che si era costituita parte civile nel processo che vede Chiara Ferragni imputata per truffa aggravata nel cosiddetto caso pandoro Pink Christmas e uova di Pasqua Dolci Preziosi.
La donna, residente ad Avellino, è stata l’unica consumatrice a presentare una richiesta formale di risarcimento per i danni economici e morali subiti.

La trattativa extragiudiziale con i legali di Ferragni

Secondo quanto trapelato, il risarcimento sarebbe stato raggiunto tramite una trattativa extragiudiziale tra gli avvocati della pensionata – Giulia Cenciarelli e Mario Di Salvia – e i difensori dell’influencer, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana.
L’accordo, avvenuto in forma riservata, si sarebbe concluso senza particolari ostacoli. I legali di Ferragni, desiderosi di chiudere rapidamente il procedimento, avrebbero accettato di riconoscere la somma simbolica richiesta, a titolo di “danni patrimoniali e non patrimoniali”.

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

“Voleva fare beneficenza”: la motivazione della pensionata

Adriana, fervente cattolica e molto attiva nella sua comunità, aveva spiegato tramite i propri avvocati che la decisione di acquistare una decina di pandori rosa Balocco era stata motivata da un intento solidaristico:

“Voleva fare beneficenza, ci teneva tanto,” avevano dichiarato i legali.
I dolci, griffati con il logo di Ferragni, erano venduti a un prezzo maggiorato di 9,37 euro, rispetto ai 3,68 euro del prodotto tradizionale. La donna aveva ritenuto che parte del ricavato sarebbe stata destinata all’Ospedale Regina Margherita di Torino, come suggeriva la comunicazione pubblicitaria.

Le accuse contro Chiara Ferragni

Secondo la Procura di Milano, la campagna del pandoro Pink Christmas avrebbe ingenerato nei consumatori un inganno collettivo. La donazione benefica al reparto pediatrico torinese, in realtà, non era legata alle vendite dei dolci.
La sola azienda Balocco aveva effettuato una donazione autonoma, mesi prima del lancio del prodotto. Ferragni avrebbe ottenuto un ritorno economico e d’immagine di oltre due milioni di euro.
La stessa accusa di truffa aggravata riguarda anche Fabio Damato, ex manager dell’influencer, e l’azienda dolciaria Cerealitalia, mentre Balocco è stata depennata dal procedimento dopo il decesso della presidente Alessandra Balocco.

Le prossime tappe del processo a Milano

La prossima udienza predibattimentale è fissata per il 4 novembre 2025 presso il Tribunale di Milano, davanti al giudice Ilio Mannucci Pacini.
In quell’occasione, la 76enne di Avellino revocherà formalmente la sua istanza di parte civile, dopo aver ottenuto il risarcimento.
Il giudice dovrà inoltre pronunciarsi sulle altre richieste di costituzione di parte civile, tra cui due associazioni di consumatori, e decidere sull’ammissione di riti alternativi.

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

Verso un possibile rito abbreviato

Secondo fonti giudiziarie, è probabile che il procedimento approdi a un rito abbreviato, come richiesto dalle difese. Le udienze sono già fissate per il 25 novembre e il 19 dicembre e sentenza attesa per gennaio 2026.
Il processo, seguito con attenzione dall’opinione pubblica e dai media, rappresenta un caso emblematico sul rapporto tra comunicazione commerciale e trasparenza nei progetti solidali.

Un caso che divide l’opinione pubblica

La vicenda del pandoro Ferragni ha generato un acceso dibattito tra chi difende l’imprenditrice digitale, sostenendo che si tratti di un errore di comunicazione, e chi invece invoca maggiore rigore etico nelle campagne pubblicitarie legate alla beneficenza.
Il gesto della pensionata di Avellino, apparentemente simbolico, ha assunto un valore morale e civile, ponendo l’accento sul diritto dei consumatori a ricevere informazioni veritiere.

Il valore simbolico del risarcimento

Sebbene l’importo di 500 euro sia modesto, il suo significato va oltre l’aspetto economico: rappresenta il riconoscimento di una responsabilità etica e comunicativa.
La signora Adriana, con la sua determinazione, è diventata il volto della voce dei cittadini comuni che chiedono trasparenza e correttezza anche ai grandi nomi del mondo digitale e imprenditoriale.

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