L’avvocato della famiglia del piccolo Domenico Caliendo contesta la strategia dei legali dei cardiochirurghi indagati e rilancia le accuse sul presunto falso nelle cartelle cliniche dopo il trapianto di cuore del 23 dicembre
L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre, continua a segnare un acceso confronto tra accusa e difese. Al centro del dibattito ci sono le contestazioni mosse dall’avvocato della famiglia e le strategie difensive dei sanitari coinvolti. Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori passaggi procedurali, tra cui il rinnovo degli interrogatori.
Il caso del piccolo Domenico e l’indagine della Procura di Napoli
Il caso riguarda il decesso di un bambino avvenuto dopo un trapianto cardiaco eseguito all’ospedale Monaldi. Secondo quanto ricostruito nell’ambito dell’indagine della Procura di Napoli, il piccolo Domenico Caliendo è morto il 21 febbraio dopo un intervento chirurgico avvenuto il 23 dicembre, in cui il cuore trapiantato sarebbe arrivato da Bolzano in condizioni critiche. Sette sono gli indagati per omicidio colposo in concorso. Tra questi figurano due cardiochirurghi, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, che devono rispondere anche di presunte irregolarità nella gestione della documentazione clinica. Per entrambi, la Procura ha avanzato una richiesta di misura interdittiva, ovvero la sospensione temporanea dall’esercizio della professione medica. Gli sviluppi investigativi hanno incluso anche attività dei carabinieri del Nas, con acquisizioni documentali e l’ascolto di diversi testimoni, tra cui la direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino. Il quadro accusatorio si sta quindi articolando su più livelli, sia clinici sia documentali.
Le contestazioni sulle cartelle cliniche e le accuse di falso
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la ricostruzione degli orari e delle fasi del trapianto. Secondo gli atti, la cartella clinica e la documentazione anestesiologica riporterebbero tempistiche precise dell’intervento, oggetto però di contestazione da parte delle difese. I legali dei medici indagati hanno infatti sollevato dubbi sulla ricostruzione accusatoria, sostenendo la necessità di una diversa valutazione degli atti clinici. In particolare, si discute anche della relazione redatta da uno dei chirurghi coinvolti pochi giorni dopo l’intervento.
Proprio questo documento è al centro delle contestazioni dell’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, che ritiene che alcune ricostruzioni difensive puntino a escludere elementi ritenuti rilevanti dall’inchiesta. Secondo quanto riportato, la relazione del 30 dicembre e il diario clinico sarebbero considerati elementi centrali dell’impianto accusatorio. Il procedimento vede inoltre i due cardiochirurghi difendersi non solo dall’accusa di omicidio colposo, ma anche da quella di falso, legata a presunte modifiche o incongruenze nella documentazione sanitaria.

I documenti
Una parte della documentazione clinica relativa al caso del piccolo Domenico Caliendo non risulterebbe presente né nel fascicolo del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli né in quello della Procura. A sollevare la questione è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, secondo cui mancherebbero agli atti le ultime cinque relazioni dell’Heart Team, il gruppo multidisciplinare incaricato di valutare la “trapiantabilità” del bambino e le possibili alternative terapeutiche nelle fasi successive al ricovero in terapia intensiva al Monaldi.
I documenti indicati sarebbero datati 6, 11, 13, 16 e 18 febbraio, quando il piccolo si trovava già in condizioni critiche e collegato al sistema di assistenza extracorporea Ecmo. Secondo quanto riferito dal legale, tali relazioni avrebbero espresso valutazioni negative sulle condizioni cliniche del minore e sarebbero state acquisite nel corso delle verifiche peritali in corso presso il policlinico di Bari. La documentazione, tuttavia, non risulterebbe trasmessa integralmente all’autorità giudiziaria, circostanza che ha portato la difesa della famiglia a depositare gli atti ritenuti mancanti direttamente in Procura a Napoli.
Nel quadro dell’integrazione di denuncia presentata al sostituto procuratore, Petruzzi sollecita accertamenti sulla mancata disponibilità degli atti, ritenuta potenzialmente rilevante anche sotto il profilo penale. Nel documento si ipotizzano profili che vanno dalla possibile omissione nella trasmissione di atti utili alle indagini fino all’eventuale occultamento di documentazione sanitaria, con richiami a diverse fattispecie di reato che la Procura è chiamata a valutare nell’ambito dell’inchiesta in corso.
Le dichiarazioni dell’avvocato Petruzzi e le prossime tappe processuali
A intervenire pubblicamente è stato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, che ha criticato l’impostazione difensiva dei legali dei medici. «Le difese dei cardiochirurghi Guido Oppido e Emma Bergonzoni stanno cercando di far escludere dal fascicolo la relazione resa da Oppido il 30 dicembre scorso», ha dichiarato, definendo tale documento centrale nell’inchiesta. Petruzzi ha inoltre sostenuto che la strategia difensiva mirerebbe a mettere in discussione la documentazione sanitaria senza però ricorrere a specifici strumenti giuridici come la querela di falso. «Le difese dei due cardiochirurghi vorrebbero uno scudo penale che non esiste», ha affermato il legale. In un ulteriore passaggio, l’avvocato ha rilanciato il tono dello scontro giudiziario: «È finito il tempo delle bugie e inizia quello della verità», ha detto, riferendosi alle fasi in corso dell’incidente probatorio.
Sul piano procedurale, i due medici sono attesi nuovamente davanti al giudice per le indagini preliminari di Napoli nelle prossime settimane, nell’ambito degli interrogatori e degli accertamenti ancora in corso. L’inchiesta prosegue quindi con ulteriori approfondimenti tecnici e testimonianze, mentre resta aperto il confronto tra accusa e difese sulla ricostruzione degli eventi avvenuti in sala operatoria.
Una parte della documentazione clinica relativa al caso del piccolo Domenico Caliendo non risulterebbe presente né nel fascicolo del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli né in quello della Procura. A sollevare la questione è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, secondo cui mancherebbero agli atti le ultime cinque relazioni dell’Heart Team, il gruppo multidisciplinare incaricato di valutare la “trapiantabilità” del bambino e le possibili alternative terapeutiche nelle fasi successive al ricovero in terapia intensiva al Monaldi.


