Domenico Caliendo e Guido Oppido
Domenico Caliendo e Guido Oppido

22 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Caso Domenico Caliendo, versioni contrastanti dei cardiochirurghi davanti al gip

Davanti al Gip del Tribunale di Napoli emergono ricostruzioni divergenti tra i due cardiochirurghi indagati per la morte del bambino avvenuta il 23 dicembre 2025 durante un trapianto di cuore

L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto dopo un trapianto di cuore fallito eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli, registra un nuovo passaggio giudiziario significativo. Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip del Tribunale di Napoli, i due cardiochirurghi indagati avrebbero fornito versioni non perfettamente coincidenti sulle fasi dell’intervento chirurgico. Le indagini della Procura e dei carabinieri del NAS di Napoli proseguono per ricostruire la sequenza dei fatti avvenuti in sala operatoria.

Le versioni divergenti dei chirurghi davanti al Gip

Secondo quanto emerso dagli atti, la posizione dei due medici, la dottoressa Emma Bergonzoni e il dottor Guido Oppido, si sarebbe in parte differenziata nella ricostruzione dei minuti precedenti e successivi all’avvio dell’intervento. Gli inquirenti stanno valutando le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio, nel quale emergerebbero elementi non del tutto sovrapponibili sulle procedure adottate prima dell’espianto del cuore del piccolo paziente. Le differenze riguarderebbero in particolare la sequenza operativa e le verifiche effettuate sull’organo destinato al trapianto. Nel fascicolo risultano anche comunicazioni interne e documenti acquisiti dagli investigatori, che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti.

Le ipotesi di accusa e i video acquisiti dagli inquirenti

L’indagine ipotizza i reati di omicidio colposo in concorso e falso in atto pubblico. L’attenzione degli inquirenti si concentra anche su una possibile alterazione della documentazione clinica relativa all’intervento. Un elemento considerato rilevante dagli investigatori riguarda alcuni video registrati in sala operatoria da un operatore socio-sanitario. Le immagini, acquisite dalla Procura, mostrerebbero la fase in cui il cuore del piccolo paziente era già stato espiantato, mentre il contenitore con l’organo destinato al trapianto risultava ancora chiuso. Secondo la ricostruzione investigativa, tale elemento rafforzerebbe la necessità di chiarire la tempistica delle operazioni e le verifiche preliminari sul cuore proveniente da Bolzano.

Domenico Caliendo
Domenico Caliendo

Il nodo del cuore da Bolzano e le verifiche sul trasporto

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda il trasporto dell’organo destinato al trapianto. Secondo gli accertamenti, il cuore proveniente da Bolzano sarebbe stato conservato in condizioni termiche non adeguate, con la possibile compromissione del tessuto cardiaco. Gli inquirenti stanno verificando se l’équipe chirurgica abbia effettuato i controlli necessari prima di procedere alla cardiectomia del piccolo paziente. L’ipotesi investigativa è che l’intervento sia stato avviato prima dell’effettiva verifica dello stato dell’organo sostitutivo. Il tema della conservazione degli organi nei trapianti è oggetto di attenzione anche in altre inchieste e linee guida nazionali, come riportato nei documenti relativi alla rete trapiantologica italiana.

Le difese, le chat e il rischio di accordi tra indagati

Nel corso dell’interrogatorio, il dottor Guido Oppido avrebbe ribadito di aver agito dopo un presunto via libera telefonico ricevuto dalla collega che aveva gestito il prelievo dell’organo a Bolzano. Tale circostanza, tuttavia, non avrebbe trovato riscontri nelle testimonianze raccolte dal personale presente in sala operatoria. La dottoressa Bergonzoni, assistita dal suo legale, avrebbe espresso preoccupazione per le possibili conseguenze dell’inchiesta anche attraverso alcune comunicazioni via chat già acquisite agli atti. Gli inquirenti stanno valutando il contenuto di questi messaggi per verificare l’eventuale ipotesi di un coordinamento nella ricostruzione dei fatti.

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