Genitori e bambini salvati dal cardiochirurgo napoletano si uniscono per difendere il loro medico
Ieri 15 marzo, davanti all’ospedale Monaldi di Napoli, un centinaio di genitori con i loro bambini, alcuni dei quali sono stati salvati grazie al lavoro del cardiochirurgo Guido Oppido, hanno espresso solidarietà al medico coinvolto nella vicenda del piccolo Domenico Caliendo. Inoltre, con striscioni e immagini dei piccoli pazienti, i partecipanti al sit-in hanno lanciato un messaggio di speranza. Hanno chiesto che la verità venga ricercata senza pregiudizi e senza attaccare il primario che ha ridato luce a tante vite.
La comunità dei genitori si unisce
Mentre il caso del piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito, continuava a suscitare polemiche, ieri davanti al Monaldi si è raccolta una folla di genitori. La loro presenza non è stata solo un atto di sostegno a Guido Oppido. È stata anche un grido di speranza per tutti i bambini che, grazie al lavoro del cardiochirurgo, oggi sono vivi.
Tra loro c’era Cinzia, madre di una bambina di 11 anni che ha subito numerosi interventi tra cuore e cervello. La sua testimonianza è emblematica di quanto sia cruciale il lavoro del professor Oppido: “Mia figlia ha subito 14 operazioni, e tutte sono state possibili grazie al coraggio e alla competenza del professor Oppido. Quando lui ha preso in mano il caso nel 2015, nessuno ci dava speranze. Poi l’abbiamo seguito a Napoli e, nel 2018, ha impiantato un pacemaker che ha cambiato la vita di mia figlia”.
Cinzia e altri genitori hanno voluto portare alla luce un punto spesso dimenticato: la guerra mediatica che sta travolgendo Oppido rischia di distogliere l’attenzione dal bisogno urgente di continuare a curare altri bambini in difficoltà. “Chi ha intrapreso questa battaglia mediatica, dimentica che ci sono altri bambini che hanno bisogno di essere curati. Non possiamo perdere di vista l’importanza di continuare a salvare vite“, ha dichiarato una madre, con un messaggio di speranza ma anche di allarme.
Il messaggio dei genitori: ‘Oppido non si tocca’
Di fronte all’ospedale, sotto le foto di bambini operati e salvati, uno striscione recitava “Oppido non si tocca”. Il messaggio era chiaro: un medico che ha restituito vita e speranza a tante famiglie non può essere travolto dalle polemiche. Ma la solidarietà per Oppido non è stata condivisa da tutti.
L’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, ha definito il sit-in “una pagliacciata” che stride con il dolore della madre di Domenico, Patrizia. “Lei è addolorata e non ha la forza di intervenire su questa cosa. Vedere delle mamme manifestare per un medico indagato, quando nessuna di loro ha mai manifestato per il dolore di Domenico, è doloroso”, ha dichiarato Petruzzi. Il legale sottolinea inoltre che, seppur riconoscendo la professionalità di Oppido come cardiochirurgo, “un ottimo cardiochirurgo non significa essere un buon trapiantologo”. “Questa pagliacciata stride con la compostezza di Patrizia e di questa difesa, che non solo non ha mai avuto una parola fuori posto per la sanità tutta, ma neanche mai si è sognata di manifestare fuori a un ospedale pubblico“, ha detto.

Un caso che divide, ma che non deve distrarre dalla ricerca della verità
Mentre il dibattito su Guido Oppido e sul trapianto di cuore fallito continuava a suscitare polemiche, restava centrale la questione della verità. La vicenda di Domenico Caliendo non doveva trasformarsi in una lotta tra fazioni. Doveva invece diventare l’occasione per chiarire quanto accaduto e per garantire che ogni errore venisse corretto. Allo stesso tempo, non si poteva dimenticare il valore del lavoro dei medici come Oppido. Infatti, essi con dedizione e competenza salvano ogni giorno delle vite.
“Anche noi chiediamo verità per Domenico – ha dichiarato Cinzia, madre di una dei tanti bambini salvati – ma chiediamo anche che venga messa fine a questa gogna mediatica. La giustizia deve fare il suo corso, ma nelle sedi appropriate, non davanti ai riflettori”.


