Il cardiochirurgo Oppido si difende: «La sequenza degli eventi è corretta, la cartella è stata modificata solo dopo l’indagine»
L’indagine sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, morto due mesi dopo un trapianto di cuore, si arricchisce di nuovi sviluppi. Guido Oppido, il cardiochirurgo coinvolto nell’operazione, è stato ascoltato per oltre tre ore dal giudice delle indagini preliminari di Napoli. La sua difesa, supportata da consulenze scientifiche, ha contestato le accuse di omicidio colposo e falso. Secondo gli avvocati, i dati riportati nella cartella clinica sono errati. L’espianto del cuore del bambino è stato avviato solo dopo l’arrivo dell’organo, come documentato da foto e video acquisiti dalla procura.
La difesa di Guido Oppido: un espianto avvenuto dopo l’arrivo del cuore
Al centro dell’inchiesta, un punto cruciale: l’orario dell’espianto del cuore del piccolo Domenico, un momento chiave in quanto la sua morte è stata ricondotta a un trapianto problematico. Secondo la ricostruzione degli avvocati di Oppido, l’espianto non sarebbe iniziato prima che l’organo fosse in sala operatoria. Tuttavia, alcuni testimoni avevano parlato di un espianto avviato mentre il cuore non era ancora arrivato. La difesa afferma che l’equipe medica ha atteso che il cuore fosse fisicamente presente nel Monaldi prima di iniziare l’intervento. Inoltre, gli avvocati hanno sottolineato che la cartella clinica del bambino, secondo la quale il clampaggio dell’aorta sarebbe avvenuto alle 14:18, contiene dati che non sono scientificamente coerenti. Difatti, i video e le fotografie mostrano l’organo ancora pulsante alle 14:34. Oppido ha dichiarato che, a fronte delle evidenze documentali e scientifiche, l’accusa non è supportata da certezza.
Le prove a sostegno della difesa: fotografie e video
Durante l’interrogatorio, la difesa ha presentato prove video e fotografiche che, a loro avviso, confutano le accuse. Una fotografia, scattata alle 14:26, mostra il box frigorifero con il cuore del donatore già presente in sala operatoria. Il video e le incongruenze nei dati della cartella CEC
«Sul piano documentale, nella cartella CEC, quando hanno inizio la circolazione extracorporea e il clampaggio dell’aorta, non può esistere una pressione sistolica e diastolica come invece appare successivamente» spiegano i legali di Guido Oppido. In altre parole, se l’aorta viene chiusa per avviare l’espianto del cuore malato, il battito e la pressione non dovrebbero più essere misurabili, poiché il flusso sanguigno viene interrotto. Tuttavia, nella cartella CEC del bambino, i dati relativi alla pressione sistolica e diastolica appaiono anche dopo il clampaggio, creando una contraddizione con quanto prescritto dalla fisiologia.
A rafforzare la tesi difensiva, secondo gli avvocati Manes e Sorge, ci sono elementi tangibili come foto e video che confermano la corretta sequenza degli eventi. «Nel video, ripreso alle 14:34, si vede chiaramente che il cuore del bambino è ancora pulsante, un’attività molto significativa che, dal punto di vista scientifico, dimostra che il clampaggio dell’aorta è avvenuto 8 minuti dopo l’arrivo dell’organo del donatore» aggiungono i legali. Questa evidenza, quindi, contesterebbe l’orario indicato nella cartella clinica, mettendo in discussione le ricostruzioni che suggeriscono un espianto avvenuto troppo presto rispetto all’effettivo arrivo dell’organo.
Le reazioni degli avvocati della famiglia Caliendo: “La cartella clinica è stata falsificata”
La difesa di Guido Oppido si è scontrata con la posizione dell’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi. L’avvocato della famiglia ha contestato la ricostruzione della difesa, sostenendo che la cartella clinica è stata modificata solo dopo l’avvio dell’indagine penale. In particolare, Petruzzi ha messo in dubbio la veridicità dei nuovi documenti. L’avvocato ha indicato che la cartella originale indicava l’orario delle 14:18 per il clampaggio, un dato che sarebbe stato corretto solo successivamente.
Secondo Petruzzi, la scienza conferma che un cuore espiantato può continuare a battere per 3-5 minuti. Di fronte a questo, le contrazioni visibili nel video alle 14:34 sarebbero del tutto compatibili con la fisiologia. La battaglia legale si gioca quindi su una differenza cruciale: l’orario dell’espianto e le implicazioni di questa discrepanza. Questi elementi potrebbero rivelarsi determinanti per stabilire la responsabilità nell’accaduto.

Il ruolo degli altri indagati e la posizione della Procura
Oltre a Guido Oppido, sono coinvolti altri sei medici, tra cui la perfusionista Emma Bergonzoni, accusata insieme al cardiochirurgo di aver falsificato la cartella clinica. L’interrogatorio della Bergonzoni, avvenuto lo stesso giorno, ha visto la dottoressa rispondere alle domande del giudice con grande sofferenza emotiva, ma anche con lucidità. La dottoressa ha ricostruito i dettagli dell’intervento. Secondo la sua difesa, la sequenza dei fatti è stata corretta e la cartella clinica non è stata modificata per coprire irregolarità, ma solo per correggere degli errori a seguito delle indagini.
Il caso, che ha sconvolto l’opinione pubblica, resta delicato e complesso. La Procura sta cercando di stabilire con certezza la causa del decesso del piccolo Domenico. Nel frattempo, la difesa dei medici coinvolti cerca di dimostrare che il loro operato è stato conforme alle migliori pratiche scientifiche. Il gip, dopo aver ascoltato le difese, dovrà decidere se procedere con ulteriori misure cautelari.


