Martelletto su un tavolo in un'aula di tribunale - Immagine di repertorio
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13 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Casalesi, la Corte d’Appello condanna Iovine e Bidognetti a 5 anni e mezzo per le minacce ai magistrati Cantone e De Raho

La Corte d’Appello di Roma ribalta in parte la sentenza di primo grado sulle intimidazioni legate al processo Spartacus

La Corte d’Appello di Roma ha condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione Antonio Iovine e Francesco Bidognetti, ritenuti ai vertici del clan dei Casalesi, per le accuse di minacce aggravate dal metodo mafioso e calunnia ai danni dei magistrati Raffaele Cantone e Federico Cafiero De Raho. La decisione modifica parzialmente la sentenza di primo grado. Infatti, il primo grado aveva assolto i due imputati. Confermata invece la condanna a cinque anni e sei mesi per l’avvocato Michele Santonastaso. La vicenda giudiziaria riguarda le intimidazioni avvenute nel 2008 durante il processo Spartacus. Questo procedimento aveva ricostruito la struttura e le attività del clan camorristico operante nel Casertano.

La decisione della Corte d’Appello di Roma

I giudici della Corte d’Appello di Roma hanno riformato in parte la precedente decisione, riconoscendo la responsabilità di Antonio Iovine e Francesco Bidognetti per i fatti contestati dalla Procura. In primo grado, infatti, i due esponenti del clan dei Casalesi erano stati assolti dalle accuse relative alle minacce rivolte ai magistrati Raffaele Cantone, all’epoca impegnato nelle indagini e nel contrasto alla criminalità organizzata. Anche Federico Cafiero De Raho era stato minacciato e successivamente è diventato procuratore nazionale antimafia e oggi parlamentare.

La nuova sentenza ha stabilito invece una condanna a cinque anni e sei mesi per entrambi. Inoltre, la Corte ha confermato anche la pena già inflitta all’avvocato Michele Santonastaso, accusato di aver avuto un ruolo nella vicenda. Il procedimento riguarda episodi maturati all’interno del contesto processuale del processo Spartacus. Questo è uno dei più importanti procedimenti giudiziari contro il clan dei Casalesi. Esso è nato dalle indagini sulle attività criminali del gruppo mafioso radicato nel territorio della provincia di Caserta.

Agente DDA
Agente della direzione distrettuale antimafia

Le minacce durante il processo Spartacus del 2008

I fatti contestati risalgono al 2008 e si verificarono durante una fase del processo Spartacus, celebrato davanti alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere. Nel corso del procedimento furono rivolte minacce che coinvolsero anche lo scrittore Roberto Saviano e la giornalista Rosaria Capacchione. Entrambi erano impegnati nel racconto delle attività del clan dei Casalesi e delle dinamiche della criminalità organizzata campana.

Secondo l’accusa, le intimidazioni erano finalizzate a condizionare il regolare svolgimento del processo e a esercitare pressione nei confronti di magistrati e testimoni. Le contestazioni hanno riguardato in particolare l’aggravante del metodo mafioso, legata alla capacità intimidatoria attribuita all’organizzazione criminale. Per le minacce rivolte ai due cronisti, un altro filone giudiziario si è concluso nei mesi scorsi con una decisione definitiva della Corte di Cassazione. Nel marzo precedente, infatti, sono diventate definitive le condanne a un anno e mezzo per Francesco Bidognetti. Inoltre, a un anno e due mesi per Michele Santonastaso.

Il ruolo dei Casalesi nei procedimenti giudiziari

Il processo Spartacus ha rappresentato uno dei principali procedimenti giudiziari contro il clan dei Casalesi, organizzazione criminale storicamente attiva nell’area compresa tra Caserta e l’Agro aversano. Le indagini e il successivo processo hanno ricostruito negli anni la struttura del clan, i suoi interessi economici e il sistema di controllo esercitato sul territorio. Antonio Iovine e Francesco Bidognetti sono stati indicati dagli inquirenti come figure di vertice dell’organizzazione.

La sentenza della Corte d’Appello di Roma si inserisce dunque nel più ampio quadro delle vicende giudiziarie che hanno riguardato il gruppo criminale e i suoi esponenti di maggiore rilievo. Tuttavia, la decisione non chiude definitivamente il percorso processuale. Le parti potranno valutare un eventuale ricorso alla Corte di Cassazione secondo i termini previsti dalla legge.

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