Un’azione di vendetta per un litigio in carcere, arrestati due uomini legati alla camorra
Un agguato in pieno giorno, un bacio a tradimento e poi violenza brutale: è la scena che ha preceduto il tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo, nipote del boss della camorra di Napoli, e avvenuto lo scorso 17 aprile nel rione Marianella. L’attacco, brutale e premeditato, è stato ricostruito grazie alle indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Vomero, che il 28 aprile hanno dato esecuzione a un fermo di indiziato di delitto nei confronti di due uomini accusati di tentato omicidio e porto illegale di arma da fuoco, aggravato dal metodo mafioso.
Secondo quanto riporta Il Corriere della sera, gli arrestati sono Emmanuel Di Marzo, 19 anni, e Luigi Russo, 39 anni, già noti alle forze dell’ordine. Un terzo presunto complice è attualmente ricercato. La vittima, Vincenzo Lo Russo, figlio di Domenico Lo Russo, soprannominato “Mimì ‘o pazz”, e nipote dei capi storici del clan, non era però affiliato direttamente alla cosca, ma il suo coinvolgimento nella dinamica criminale del clan sembra essere stato un fattore scatenante dell’agguato.
Il tentato omicidio: un agguato in pieno giorno
Nel giorno dell’agguato, Vincenzo Lo Russo stava passeggiando nel rione Marianella quando i suoi aggressori lo hanno avvicinato. Uno di loro lo ha salutato con un bacio, un gesto che si è rivelato un inganno. Subito dopo, Lo Russo è stato brutalmente aggredito: colpi alla testa con il calcio della pistola, un casco usato come arma, schiaffi, calci e infine spari. Nonostante la violenza, la vittima è sopravvissuta, ma ha subito gravi ferite. L’intervento dei carabinieri ha portato all’arresto di Di Marzo e Russo, grazie anche a intercettazioni telefoniche e all’analisi delle telecamere di sorveglianza. Le indagini proseguono per rintracciare il terzo complice.
Il movente: un litigio in carcere
Le indagini hanno svelato che l’agguato era stato pianificato come atto di vendetta per un litigio avvenuto in carcere. Lo Russo, infatti, aveva avuto un conflitto con alcuni detenuti, che sarebbero poi diventati i suoi aguzzini. La camorra, per ripicca, avrebbe così deciso di colpirlo in maniera brutale, approfittando della sua vulnerabilità nel quartiere “Siberia”, una zona calda del capoluogo partenopeo. Un ulteriore dettaglio che ha suscitato preoccupazione è l’uso del metodo mafioso da parte degli aggressori. La violenza non è stata solo fisica ma anche simbolica, un messaggio chiaro per gli altri membri della camorra e per chiunque osi sfidare la “legge” del clan Lo Russo-Capitoni.

Le indagini e l’arresto dei responsabili
Le forze dell’ordine, attraverso una serie di intercettazioni telefoniche e l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza, sono riuscite a risalire all’identità degli aggressori. L’analisi dei video ha permesso agli investigatori di ricostruire in modo preciso l’agguato, dando così il via all’arresto dei due uomini, accusati di tentato omicidio e di aver agito con l’aggravante del metodo mafioso. Il terzo uomo coinvolto nel piano di vendetta è al momento irreperibile e le forze dell’ordine sono impegnate nelle ricerche. Le indagini, tuttavia, proseguono senza sosta, con la DDA di Napoli che sta cercando di fare luce su tutte le dinamiche legate all’agguato e alle possibili connessioni con altri episodi di violenza legati alla camorra.


