Respinta la richiesta della difesa di riqualificare il reato in omicidio colposo: resta l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale
L’omicidio di Fabio Ascione, il 20enne ucciso nella notte del 7 aprile a Ponticelli, resta al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per Francesco Pio Autiero, accusato di aver esploso il colpo di pistola che ha raggiunto la vittima al torace. Il giovane era ritenuto estraneo allo scontro tra gruppi avvenuto poco prima tra ragazzi del quartiere e giovani provenienti da Volla.
La decisione del Tribunale del Riesame
L’udienza si è svolta il 29 aprile e si è conclusa con la conferma della misura cautelare in carcere per Autiero. I giudici hanno respinto la richiesta avanzata dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Sara Piccini e Leopoldo Perone. Inoltre, la difesa puntava alla riqualificazione dell’accusa da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. Secondo quanto riporta Fanpage, il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre il 23enne maneggiava l’arma nel contesto concitato successivo allo scontro a fuoco tra gruppi rivali. Una ricostruzione che non ha convinto il Tribunale. Anzi, il Tribunale ha ritenuto sussistenti gli elementi indiziari alla base della contestazione più grave.
La ricostruzione della notte della sparatoria
Fabio Ascione, residente a Ponticelli, quella sera aveva terminato il turno di lavoro in un bingo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si era fermato in un bar prima di raggiungere l’area del cosiddetto “Parco di Topolino”. Qui si sarebbe imbattuto in un gruppo di giovani. In quel contesto, poco prima si era verificato uno scontro a fuoco tra due gruppi di ragazzi, uno del quartiere e uno proveniente da Volla. Ascione, secondo gli atti dell’inchiesta, non avrebbe avuto alcun ruolo nella dinamica dello scontro. Inoltre, non avrebbe avuto alcun collegamento con ambienti della criminalità organizzata. La situazione sarebbe poi degenerata nel caos successivo agli spari. Durante il caos, il giovane sarebbe stato raggiunto dal proiettile che ne ha causato la morte.
La perizia balistica e la posizione della Procura
Un elemento centrale dell’indagine è rappresentato dalla perizia tecnica depositata dalla Polizia Scientifica dei carabinieri. Secondo quanto riporta sempre Fanpage, il colpo che ha ucciso Fabio Ascione sarebbe stato esploso da una distanza estremamente ravvicinata, non superiore ai 50 centimetri. Inoltre, non sarebbe riconducibile a un rimbalzo o a un frammento di proiettile. Per gli inquirenti, coordinati dal pm Sergio Raimondi, questo elemento rafforza l’ipotesi accusatoria di omicidio volontario con dolo eventuale. In sostanza, secondo la ricostruzione dell’accusa, Autiero, mentre brandiva l’arma e la faceva ruotare sopra la testa in un gesto descritto come plateale, avrebbe accettato il rischio concreto di colpire e uccidere qualcuno tra i presenti. Una dinamica che, pur non configurando secondo la difesa un’intenzione diretta di uccidere, viene letta dalla Procura come una condotta incompatibile con la semplice colpa.

Le indagini e la posizione degli indagati
L’inchiesta non riguarda soltanto Francesco Pio Autiero. In relazione ai fatti della notte del 7 aprile risulta coinvolto anche un 17enne, già raggiunto da una misura cautelare in carcere. Il 17enne è accusato di aver avuto un ruolo nella gestione della fuga dopo la sparatoria. In particolare, avrebbe guidato uno scooter. La vicenda ha avuto un forte impatto sul quartiere di Ponticelli, anche per la decisione iniziale della Questura di Napoli di vietare i funerali pubblici di Fabio Ascione. Questa misura è stata successivamente revocata.
Le indagini proseguono per chiarire in maniera definitiva la sequenza degli eventi e le responsabilità individuali. Si tratta di una vicenda che ha riportato l’attenzione sulla violenza armata tra gruppi giovanili nell’area orientale di Napoli.


