Il leader di Azione contro il centrosinistra campano: «È un’alleanza tenuta insieme solo dalle clientele. Le Regioni sono il disastro dell’Italia».
Alla vigilia delle elezioni regionali in Campania, il leader di Azione, Carlo Calenda, interviene con parole dure contro il sistema delle Regioni e contro la coalizione che sostiene Roberto Fico, candidato del centrosinistra.
Durante un incontro sull’industria automotive a Pomigliano d’Arco (Napoli), Calenda ha definito le Regioni “il disastro dell’Italia”, accusandole di “duplicare le burocrazie” e “sprecare risorse”.
Sul voto campano, la previsione è netta:
«L’esito è scontato: vincerà Fico con una coalizione al cui interno si odiano e non so come fanno a stare insieme».
Un attacco frontale che rilancia la polemica tra Azione e l’asse progressista formato da Pd, M5S, Psi, Verdi e +Europa, in corsa per la guida della Campania alle elezioni del 23 e 24 novembre.
Le parole di Calenda: “Le Regioni sono il disastro dell’Italia”
Il leader di Azione ha approfittato dell’incontro pubblico a Pomigliano per lanciare un j’accuse contro l’assetto istituzionale del Paese e contro le amministrazioni regionali.
«Le Regioni – ha detto Calenda – sono il disastro dell’Italia: duplicano le burocrazie, mangiano un sacco di soldi e non fanno funzionare la sanità».
Una critica che il fondatore di Azione porta avanti da tempo, denunciando l’inefficienza della sanità regionale e l’eccessiva frammentazione amministrativa.
Calenda sostiene che la riforma del Titolo V abbia prodotto “un sistema paralizzato”, dove “nessuno si assume la responsabilità delle decisioni”.

La previsione: “Vincerà Fico, ma sarà un non governo”
Pur non presentando liste in Campania, Calenda non ha esitato a esprimere la sua opinione sul voto del 23 e 24 novembre.
Secondo il leader di Azione, il risultato è già scritto:
«L’esito delle regionali in Campania è scontato: vincerà Fico con una coalizione al cui interno si odiano e non so come fanno a stare insieme. Il risultato di tutto questo sarà il non governo, in una regione che ha un milione di problemi».
Le parole di Calenda fanno riferimento alle tensioni interne al campo largo di centrosinistra, dove le relazioni tra Pd, M5S e Psi sono apparse spesso tese.
La frecciata è rivolta anche al clima di conflitto tra il governatore uscente Vincenzo De Luca e lo stesso Roberto Fico, più volte al centro di polemiche reciproche.

“Azione non si piega a un sistema di clientele”
Calenda ha poi ribadito la scelta del suo partito di non partecipare alle elezioni regionali campane, spiegandone le ragioni politiche e morali:
«Azione non si piega a questa cosa, non ci pieghiamo all’idea che per forza bisogna far parte di un sistema che oggi si regge solo sulle clientele».
Secondo il leader di Azione, la Campania è “l’esempio più lampante di un sistema politico chiuso e autoreferenziale”, dove le alleanze si costruiscono “non sui programmi, ma sui rapporti di potere”.
Il riferimento alle Marche e al calo dell’affluenza
Durante l’intervento, Calenda ha anche fatto riferimento all’astensionismo crescente che caratterizza le elezioni regionali, citando come esempio la bassa affluenza registrata nelle Marche:
«Oggi i cittadini liberi non vanno più a votare alle regionali, abbiamo visto il collasso delle Marche».
Una riflessione che rientra nella visione politica del leader di Azione, secondo cui la frammentazione territoriale e il moltiplicarsi delle competenze locali hanno generato disillusione nei cittadini e allontanato l’elettorato dai partiti.
Un attacco a Fico e al campo largo
Le dichiarazioni di Calenda arrivano in un momento di forte tensione nel centrosinistra campano, alle prese con le ultime settimane di definizione delle liste e delle candidature.
Il riferimento alla “coalizione che si odia” è una chiara stoccata alla convivenza forzata tra forze politiche molto diverse: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Psi e Verdi, unite solo dalla necessità di contrastare il centrodestra.
«Non so come fanno a stare insieme – ha detto Calenda – perché quando non c’è una visione comune, ma solo un’alleanza di convenienza, il risultato è sempre lo stesso: l’ingovernabilità».
L’accusa di “non governo” richiama uno dei leitmotiv della retorica calendesca: la necessità di una politica pragmatica e riformista, alternativa sia al populismo che al clientelismo locale.
Le reazioni politiche: Pd e M5S minimizzano
Le parole di Calenda hanno subito generato reazioni nel campo del centrosinistra campano.
Fonti del Partito Democratico regionale hanno liquidato le dichiarazioni come “l’ennesimo tentativo di visibilità da parte di chi ha scelto di non partecipare alla competizione”.
Dal Movimento 5 Stelle, invece, si sottolinea come “la vera sfida sia quella di costruire un governo stabile e trasparente, lontano dalle logiche del passato”.
Il portavoce di Fico, interpellato dai cronisti, ha preferito non commentare direttamente, limitandosi a dire che “i cittadini valuteranno i fatti, non gli slogan”.
Il contesto: una Campania politicamente incandescente
La polemica di Calenda si inserisce in una campagna elettorale tra le più accese degli ultimi anni.
Il centrosinistra, guidato da Fico, si prepara a fronteggiare un centrodestra compatto, che ha scelto Edmondo Cirielli come candidato unitario.
Nel frattempo, nuove forze si affacciano sulla scena, come la lista Campania Popolare di Giuliano Granato e il progetto Avanti Campania di area socialista.
In questo scenario frammentato, il dibattito politico ruota intorno ai temi della sanità, dell’ambiente e del lavoro, ma anche alla credibilità delle classi dirigenti regionali.
Azione e il nodo del radicamento territoriale
L’assenza di Azione dalla competizione campana rappresenta una scelta strategica ma anche un limite.
Il partito centrista, reduce da risultati altalenanti alle europee, non è riuscito a costruire un radicamento locale solido in Campania, dove molti ex referenti hanno aderito ad altre formazioni o sono rimasti indipendenti.
Nonostante ciò, Calenda ha ribadito la volontà di “restare coerente con un percorso politico che rifiuta i compromessi” e ha assicurato che Azione tornerà a lavorare sui territori, puntando su amministratori locali e associazioni civiche.
La visione di Calenda: abolire le Regioni e riformare lo Stato
Le dichiarazioni di Pomigliano rientrano in una linea più ampia: quella della critica strutturale alle Regioni come livello istituzionale.
Calenda sostiene da tempo l’idea di una riforma costituzionale che riduca le competenze regionali e riporti allo Stato centrale il controllo della sanità e dell’istruzione.
«Il nostro Paese non ha bisogno di venti sistemi sanitari diversi – ha detto in più occasioni – ma di una sanità nazionale efficiente, uguale per tutti».
Un progetto ambizioso, che però incontra resistenze trasversali e richiederebbe una revisione complessa del Titolo V della Costituzione.
La sfida di novembre: tra astensionismo e sfiducia
A meno di due mesi dal voto, i sondaggi indicano una bassa partecipazione prevista anche in Campania, dove l’astensionismo potrebbe superare il 50%.
Il tema sollevato da Calenda – la disaffezione verso le istituzioni regionali – trova riscontro nei dati dell’ultimo quinquennio: nel 2020 votò appena il 54% degli aventi diritto, e la tendenza è in calo.
Il rischio, sottoline ano gli analisti, è che la frammentazione politica e le accuse incrociate tra candidati finiscano per allontanare ulteriormente gli elettori.
Con il suo intervento a Pomigliano d’Arco, Carlo Calenda riaccende il dibattito politico sulla credibilità delle Regioni e sulla tenuta del centrosinistra in Campania.
Pur non partecipando alla competizione, il leader di Azione ha colpito nel segno, denunciando il rischio di un “non governo” e di una coalizione “che si odia al suo interno”.
Le sue parole hanno suscitato reazioni contrastanti, ma confermano un dato di fondo: la politica campana resta un terreno complesso e polarizzato, dove la sfida per la leadership del centrosinistra e il confronto con il centrodestra di Edmondo Cirielli renderanno le elezioni di novembre un passaggio cruciale per l’intero Paese.


