I quattro minorenni coinvolti nell’aggressione al calciatore hanno incontrato la vittima in tribunale: «Vorremmo ottenere il tuo perdono»
Il caso dell’aggressione a Bruno Petrone, calciatore ferito con diverse coltellate durante un raid tra i baretti di Chiaia a Napoli, arriva a una nuova fase giudiziaria. Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale per i minorenni, i ragazzi accusati del violento episodio hanno chiesto scusa alla vittima e hanno manifestato la volontà di ricevere il suo perdono. L’incontro, secondo quanto riporta Il Mattino, si è svolto alla presenza dello stesso Petrone, che ha scelto di partecipare all’udienza, un passaggio non frequente nei procedimenti che coinvolgono imputati minorenni per fatti di particolare gravità. Il giudice ha successivamente disposto il trasferimento dei giovani dal carcere alla comunità.
L’aggressione tra i baretti di Chiaia e l’accusa di tentato omicidio
L’episodio risale alla notte tra il 26 e il 27 dicembre, in via Sirignano, nel quartiere Chiaia di Napoli. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Bruno Petrone sarebbe stato aggredito da un gruppo di ragazzi con calci, pugni e coltellate. L’inchiesta ha portato all’ipotesi di un’aggressione organizzata da parte di un gruppo di minorenni. Tra le contestazioni formulate dalla Procura minorile figura anche quella di tentato omicidio. Secondo quanto emerso nel procedimento, il più giovane degli indagati, oggi quindicenne, avrebbe avuto un ruolo centrale nell’azione violenta. Durante l’udienza avrebbe rivolto parole di scuse alla vittima: «Bruno ho sbagliato, vorrei abbracciarti e ottenere il tuo perdono». Dopo di lui anche gli altri ragazzi coinvolti avrebbero espresso il proprio rammarico per quanto accaduto.

Il confronto in aula tra vittima e aggressori
La presenza di Bruno Petrone in tribunale ha rappresentato un momento significativo nel percorso giudiziario della vicenda. Il calciatore, dopo mesi dall’aggressione, ha scelto di incontrare direttamente i giovani accusati di averlo ferito. Un confronto che si è svolto all’interno dell’aula giudiziaria, lontano dai riflettori, durante il quale gli imputati hanno potuto rivolgersi direttamente alla persona che aveva subito l’aggressione.
I minorenni sono stati assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Mariangela Covelli, Ciro Arino, Domenico Pennacchio e Caterina Amodeo. La decisione del giudice per le indagini preliminari Clara Paglionico di concedere il trasferimento in comunità è arrivata nonostante il parere contrario espresso dalla Procura. Il nuovo percorso prevede un contesto educativo e di recupero, con la possibilità per i ragazzi di riprendere anche gli studi.
Bruno Petrone è tornato in campo dopo le ferite
Dopo l’aggressione subita a Napoli, Bruno Petrone ha ripreso la sua attività sportiva. Il calciatore è tornato a giocare e oggi milita in una squadra professionistica. Le ferite riportate all’addome durante l’agguato sono rimaste il segno fisico di quella notte. Nei mesi successivi, però, Petrone ha scelto di tornare sul terreno di gioco, proseguendo il proprio percorso sportivo.
La sua storia è stata seguita anche nel mondo del calcio: il ritorno in campo è stato accompagnato da momenti di forte partecipazione, dopo un episodio che aveva messo in evidenza il tema della violenza giovanile e delle aggressioni di gruppo nelle zone della movida napoletana. La vicenda giudiziaria proseguirà ora con il percorso previsto per i minorenni coinvolti. Il trasferimento in comunità apre una nuova fase, affidata a un programma educativo e di responsabilizzazione, mentre il procedimento per i fatti contestati resta in corso.

