Bruno Petrone
Bruno Petrone
📍 Napoli

30 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Calciatore accoltellato a Chiaia, spedizione punitiva contro Bruno Petrone: la Procura contesta la premeditazione

Calciatore accoltellato a Chiaia durante una spedizione punitiva: Bruno Petrone ferito gravemente, indagati quattro minorenni

Non una rissa, ma una spedizione punitiva pianificata. È questo il quadro che emerge dalle indagini sull’aggressione subita da Bruno Petrone, 18enne promessa del calcio, accoltellato nei vicoli della movida di Chiaia. La Procura contesta la premeditazione e parla di un’azione violenta organizzata, portata a termine da un gruppo di minorenni.

L’agguato tra i baretti e le immagini delle telecamere

L’aggressione risale alla notte del 27 dicembre, intorno all’una, in via Bisignano, nel cuore della movida. Le immagini di cinque diversi sistemi di videosorveglianza, acquisite dagli inquirenti, mostrano Bruno Petrone tentare la fuga dopo aver compreso che non si trattava di una discussione, ma di un attacco mirato.

Secondo la ricostruzione dei Carabinieri della Compagnia Napoli Centro, due scooter con a bordo il gruppo avrebbero raggiunto il ragazzo, dando il via all’agguato.

La dinamica della spedizione punitiva

A guidare l’azione sarebbe stato un 15enne del quartiere San Carlo all’Arena, armato di coltello e di una chiave inglese. Mentre lui colpiva, due complici di 16 e 17 anni avrebbero immobilizzato Bruno Petrone, bloccandogli le braccia per impedirgli ogni difesa.

L’aggressione è stata definita dagli inquirenti un vero e proprio “massacro di botte”, culminato con due coltellate all’addome e al torace. Un quarto giovane avrebbe invece aggredito un amico della vittima, intervenuto per tentare di salvarlo.

Bruno Petrone accoltellato
Bruno Petrone

Il movente e il “giallo” della telefonata tra i genitori

Il movente sarebbe da ricondurre a uno “sguardo di troppo” avvenuto circa una settimana prima, un episodio che nel codice violento della strada sarebbe stato ritenuto un affronto da punire. Bruno Petrone e il principale aggressore non si conoscevano direttamente, ma un legame indiretto esisteva: il fratello maggiore del 15enne aveva giocato nella stessa squadra di calcio del giovane calciatore.

Agli atti dell’inchiesta compare un elemento particolarmente delicato: i padri dei due ragazzi si sarebbero sentiti telefonicamente nei giorni precedenti l’aggressione per tentare una mediazione e scongiurare conseguenze peggiori. Un tentativo di pacificazione fallito, secondo la Procura, che non avrebbe fermato la volontà di vendetta dei minorenni.

Il ricovero e la visita del Prefetto

Bruno Petrone è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico all’Ospedale San Paolo, dove ha perso la milza a causa delle ferite riportate. Nella giornata di ieri ha ricevuto la visita del prefetto Michele di Bari, che ha incontrato i genitori del giovane, Cristian e Dorotea, esprimendo la ferma condanna delle istituzioni per un’azione definita “violenta e deprecabile”.

Le indagini e l’udienza di convalida

I quattro minorenni coinvolti si sono costituiti nel pomeriggio di sabato, assistiti dai rispettivi legali. Il 15enne avrebbe ammesso le proprie responsabilità, dichiarandosi dispiaciuto, ma gli inquirenti sospettano un coordinamento tra i ragazzi per fornire versioni difensive concordate.

Questa mattina è prevista l’udienza di convalida presso il centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Le accuse sono pesantissime: tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi futili, oltre al porto abusivo d’arma per il principale indagato.

Mentre la giustizia fa il suo corso, Napoli resta con il fiato sospeso per le condizioni di Bruno Petrone, simbolo di una violenza che ha colpito un giovane atleta non su un campo di gioco, ma tra i sampietrini della movida cittadina. Un episodio che riapre il dibattito sulla violenza giovanile e sulla deriva di una parte della notte napoletana.

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