bradisismo Campi Flegrei
bradisismo Campi Flegrei
📍 Pozzuoli

9 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Campi Flegrei, vent’anni di bradisismo: la caldera si è sollevata di 157,5 centimetri

Bradisismo Campi Flegrei, la caldera si è sollevata di 157,5 centimetri in 20 anni: a novembre 876 terremoti, sollevamento a 25 millimetri al mese e fumarole sempre più calde alla Solfatara.

Ai Campi Flegrei la terra continua a muoversi. L’ultimo bollettino dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv conferma che, dal novembre 2005 a oggi, la caldera si è sollevata di 157,5 centimetri nella zona del Rione Terra, a Pozzuoli, il punto di massima deformazione dell’area. Solo da gennaio 2024 l’incremento è stato di circa 20 centimetri. Nello stesso tempo, il bradisismo continua a spingere verso l’alto: dalla metà di ottobre la velocità media di sollevamento è tornata a 25 millimetri al mese, mentre nel solo mese di novembre sono stati registrati 876 terremoti, in gran parte di bassa magnitudo

Un quadro che conferma lo stato di “unrest”, la fase di agitazione del sistema vulcanico che da vent’anni caratterizza la caldera flegrea, e che impone un monitoraggio costante su sismicità, deformazioni del suolo e segnali geochimici. Proprio i dati sulle fumarole e sui flussi di gas indicano un sistema idrotermale via via più caldo e pressurizzato, con la temperatura della Bocca Grande alla Solfatara che, nel periodo di riferimento, ha fatto registrare un valore medio attorno ai 173 gradi. 

Il bollettino Ingv: 48 scosse in una settimana, 876 a novembre

Nel bollettino settimanale relativo al periodo 1–7 dicembre, l’Osservatorio Vesuviano segnala 48 terremoti localizzati nell’area dei Campi Flegrei, quasi tutti di bassa magnitudo e in gran parte non avvertiti dalla popolazione. Si tratta per lo più di eventi superficiali, concentrati tra i 2 e i 3 chilometri di profondità, distribuiti tra il golfo di Pozzuoli, la zona della Solfatara e l’area di Agnano. 

Se si guarda al quadro mensile, i numeri aumentano sensibilmente. Nel mese di novembre l’Ingv ha registrato 876 terremoti nell’area flegrea, con una magnitudo massima di 3,3. Sono dati che si inseriscono in una tendenza ormai consolidata: la sismicità resta intensa ma caratterizzata da eventi di bassa energia, spesso organizzati in sciami, tipici delle crisi bradisismiche e della dinamica dei fluidi nel sottosuolo piuttosto che di una preparazione eruttiva imminente, come ribadito più volte dagli esperti. 

Vent’anni di sollevamento: +157,5 centimetri al Rione Terra

Il dato che colpisce di più nel nuovo bollettino è il sollevamento complessivo del suolo. Alla stazione del Rione Terra, la più rappresentativa per misurare la deformazione della caldera, il livello del terreno è oggi più alto di 157,5 centimetri rispetto al novembre 2005, quando è iniziata l’attuale crisi bradisismica. Di questi, circa 20 centimetri si sono accumulati solo da gennaio 2024, a testimonianza di una fase che, pur con oscillazioni nel tempo, resta in accelerazione rispetto agli anni precedenti. 

Il Dipartimento della Protezione Civile, nei propri aggiornamenti, aveva indicato alla fine di luglio 2025 un sollevamento di circa 149,5 centimetri al Rione Terra; i dati aggiornati dell’Osservatorio Vesuviano fotografano quindi un’ulteriore crescita nei mesi successivi, in linea con la velocità media mensile di 25 millimetri registrata dall’autunno. Questo tipo di movimento lento, alternanza di fasi di sollevamento e subsidenza, è il tratto tipico del bradisismo che da secoli interessa la caldera flegrea. 

bradisismo Campi Flegrei
bradisismo Campi Flegrei

Bradisismo a 25 millimetri al mese: cosa significa per i Campi Flegrei

A partire dal 10 ottobre 2025, i dati dell’Ingv indicano un aumento della velocità di sollevamento del suolo, passata dai circa 15 millimetri al mese registrati tra aprile e inizio ottobre a 25 millimetri al mese nella zona di massima deformazione. Una variazione che, nel linguaggio degli addetti ai lavori, viene interpretata come un segnale di maggiore pressione all’interno del sistema idrotermale, alimentato da fluidi caldi e gas che risalgono dalle parti profonde della caldera verso i livelli più superficiali. 

Per la popolazione questo si traduce in tre effetti percepibili: un maggior numero di scosse avvertite, soprattutto nei periodi di sciame; la sensazione di un territorio “in movimento”, che vede il livello del suolo modificarsi in centimetri nel giro di pochi mesi; una crescente attenzione alle comunicazioni ufficiali di Ingv e Protezione Civile, che restano il riferimento per valutare il reale livello di rischio. Va ricordato che l’area dei Campi Flegrei si trova da tempo in uno stato di allerta elevata per il bradisismo, ma non in allerta eruttiva: i segnali monitorati descrivono un sistema in agitazione, non un’eruzione imminente. 

Fumarole più calde e flussi di gas in aumento alla Solfatara

Accanto alla sismicità e alle deformazioni del suolo, il bollettino settimanale dell’Osservatorio Vesuviano mette in evidenza i parametri geochimici. Nel periodo 1–7 dicembre, gli indicatori monitorati confermano il trend di lungo termine: aumento dei flussi di gas e riscaldamento del sistema idrotermale.

La temperatura della fumarola della Bocca Grande, nel cratere della Solfatara, continua a mostrare un incremento nel corso degli ultimi anni, con un valore medio, nel periodo di riferimento, di circa 173 gradi centigradi. Si tratta di una temperatura significativamente più alta rispetto a quella misurata nella fase precedente alla crisi iniziata nel 2005 e riflette l’apporto continuo di fluidi caldi in risalita.

L’aumento delle temperature fumaroliche, da solo, non è un indicatore sufficiente a parlare di rischio eruttivo imminente, ma – letto insieme alla sismicità e alla deformazione – contribuisce a definire il quadro di un sistema vulcanico che resta in una condizione delicata, in cui le pressioni interne continuano a crescere.

Il monitoraggio a mare: il ruolo dell’infrastruttura Medusa

Un altro tassello fondamentale del bollettino riguarda le deformazioni verticali del fondale marino. L’infrastruttura Medusa, la rete di boe geodetiche installata nel golfo di Pozzuoli, permette di misurare in continuo gli spostamenti del fondo del mare nella parte sommersa della caldera. Secondo i dati più recenti, dalla stazione A, attiva nel golfo, si registra da gennaio 2024 un sollevamento di circa 29 centimetri. 

Questi valori sono coerenti con quanto osservato a terra e confermano che il sollevamento riguarda l’intero sistema calderico, non solo la porzione emersa. Proprio l’integrazione tra reti di monitoraggio terrestri, boe marine, GPS, stazioni termometriche e reti geochimiche consente oggi agli esperti di avere una fotografia molto più dettagliata, in tempo reale, rispetto alle crisi bradisismiche del passato, come quella degli anni Ottanta, quando gran parte delle valutazioni si basava su misure più diradate e su osservazioni visive. 

Rischio vulcanico, piani di emergenza e vita quotidiana nell’area flegrea

I numeri del bollettino si innestano su un territorio che da anni vive in equilibrio tra paura, abitudine e resilienza. La pianificazione nazionale di emergenza per i Campi Flegrei definisce scenari di rischio, zone di attesa e aree di allontanamento in caso di aggravamento della crisi, mentre i comuni dell’area flegrea sono chiamati ad aggiornare periodicamente i propri piani comunali e a informare i cittadini su procedure e vie di fuga.

Nelle ultime stagioni, la combinazione tra sciami sismici ravvicinati e continue notizie su sollevamento e bradisismo ha alimentato timori, discussioni e, in alcuni casi, scelte di allontanamento volontario da parte di famiglie e imprese. Allo stesso tempo, però, la vita quotidiana nei quartieri di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e nell’area occidentale di Napoli continua, tra attività commerciali, turismo, cantieri e nuove iniziative economiche che cercano di convivere con un rischio percepito come “cronico” più che come emergenza improvvisa. 

In questo contesto, la trasparenza dei dati e la chiarezza della comunicazione istituzionale restano decisive: distinguere tra ciò che è monitorato, ciò che è previsto dagli scenari di protezione civile e ciò che rientra in speculazioni allarmistiche è uno degli snodi centrali per la tenuta sociale di un’area abitata da oltre mezzo milione di persone.

Tra scienza e percezione: perché i dati contano

Il bollettino che parla di 157,5 centimetri di sollevamento in vent’anni, 876 terremoti in un mese e 25 millimetri di bradisismo al mese non è solo una sequenza di numeri. È la traduzione scientifica di un territorio che cambia, lentamente ma in modo continuo, e di una comunità che deve imparare a leggere quei dati come parte della propria geografia quotidiana.

La sfida nei prossimi mesi sarà duplice. Da un lato, gli scienziati dovranno continuare a raffinare gli strumenti di monitoraggio e interpretazione, integrando dati sismici, geodetici e geochimici. Dall’altro, le istituzioni dovranno trasformare questi numeri in scelte concrete: aggiornamento dei piani di emergenza, formazione dei cittadini, verifiche sulle infrastrutture strategiche, simulazioni di evacuazione realistiche.

I Campi Flegrei restano una delle aree vulcaniche più studiate al mondo, ma anche uno dei luoghi in cui la distanza tra conoscenza scientifica e percezione del rischio è più evidente. Ridurre quella distanza, senza minimizzare né alimentare allarmismi infondati, è oggi uno degli obiettivi impliciti che si leggono, tra le righe, in ogni nuovo bollettino dell’Osservatorio Vesuviano.

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