La conferma dell’aggravante dopo il ricorso respinto, tre anni dopo i fatti che scossero il Vesuviano. La sparatoria a Sant’Anastasia resta uno degli episodi più discussi della zona.
La Corte di Cassazione ha confermato l’aggravante mafiosa per il raid armato avvenuto il 23 maggio 2023 a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, durante il quale una bimba di 10 anni fu ferita alla testa mentre era in piazza con la famiglia. Il ricorso presentato dall’avvocato di uno dei due ragazzi coinvolti, all’epoca maggiorenne e minorenne, è stato rigettato. L’azione, che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche, era scaturita da un litigio tra giovani del luogo. I due autori del raid, a bordo di uno scooter e armati di una mitraglietta, avevano aperto il fuoco senza distinguere tra bersagli e passanti, colpendo anche la madre e il padre della bambina.
La storia della sparatoria
La sera del 23 maggio 2023, una famiglia di Sant’Anastasia si trovava seduta ai tavolini esterni di un bar per godersi un gelato. Senza alcun preavviso, due giovani hanno iniziato a sparare in piazza, probabilmente per vendicare un presunto affronto subito da un gruppo di coetanei. Almeno dieci proiettili hanno raggiunto la famiglia: la bambina è stata colpita alla testa e ricoverata al Santobono di Napoli. Dopo l’estrazione del proiettile, è stata sottoposta a un secondo intervento chirurgico e resta in prognosi riservata, sotto stretto controllo medico. La madre, 35 anni, è stata ferita all’addome e il padre, 43 anni, al polso mentre cercava di proteggere la figlia. Entrambi sono stati ricoverati al Cardarelli di Napoli. I carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna sono intervenuti immediatamente, mentre il magistrato della Dda ha coordinato le indagini sul posto.
Il procedimento giudiziario
Dopo il raid, i due ragazzi coinvolti erano stati arrestati e condannati. L’aggravante mafiosa, ora confermata dalla Cassazione, ha influito sulla severità delle pene. La decisione della Corte rigetta il ricorso presentato dall’avvocato di uno dei due, sottolineando la gravità dell’azione e il contesto criminale in cui si inserisce. Entrambi i giovani non hanno mai consegnato le armi utilizzate durante il raid, in linea con altri episodi di cronaca violenta a Napoli, come gli omicidi di Giovanbattista Cutolo, detto Giò Giò, e di Francesco Pio Maimone, pizzaiolo ucciso a via Caracciolo.

Le conseguenze per le vittime
Le ripercussioni sulla famiglia sono state profonde. La bambina, ancora in cura, sta seguendo un percorso di riabilitazione con medici e psicologi per affrontare il trauma subito. Anche i genitori continuano a ricevere supporto psicologico, a distanza di quasi tre anni dai fatti. L’avvocato Paolo Cerruti, che segue il caso in rappresentanza della famiglia, ha sottolineato come l’intera esperienza abbia lasciato segni duraturi, soprattutto sulla piccola vittima, costretta a confrontarsi con la violenza in un contesto che avrebbe dovuto essere sicuro.
Il caso di Sant’Anastasia resta una ferita aperta per la comunità locale. Una semplice serata in piazza, un gelato con la famiglia, si era trasformata in un incubo: spari, urla e sangue che hanno segnato per sempre la vita dei protagonisti. La conferma dell’aggravante mafiosa dalla Cassazione rappresenta un passo importante verso giustizia, ma non cancella il trauma subito dalla bambina e dai genitori.


