Dall’opposizione all’ “America’s Cup” alla mercificazione dei corpi: i collettivi scendono in piazza contro un modello di sviluppo definito predatorio che ignora i bisogni del quartiere.
Continuano le manifestazioni di protesta nel quartiere di Bagnoli. In occasione della giornata dell’8 marzo, i collettivi, e parte della cittadinanza, sono scesi in piazza, tracciando un filo diretto tra la condizione di Bagnoli e la sua bonifica, a una più ampia riflessione sulla violenza sistemica che colpisce le periferie e i corpi delle donne. La mobilitazione ha denunciato come la gestione del territorio influisca direttamente sulla vita quotidiana e sull’autodeterminazione delle persone.
La lotta per i corpi e il territorio
In concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna, i movimenti hanno spostato l’attenzione su un concetto cardine: la mercificazione di corpi e i territori. La protesta ha intrecciato la difesa dell’ambiente con quella dei diritti sociali, contro un modello di sviluppo che, a detta dei manifestanti, mercifica ogni spazio vitale.
La richiesta degli abitanti del quartiere, in occasione dell’America’s Cup, resta la stessa: una bonifica reale, il ripristino della spiaggia pubblica e la creazione di un bosco urbano, rigettando con forza l’idea di un progresso calato dall’alto che non garantisce né salute né occupazione sicura.
Bagnoli, un intricato mosaico: “La spiaggia sì, la Coppa no”
La storia del quartiere di Bagnoli rappresenta un intricato mosaico dove si sovrappongono le memorie del passato industriale e le incertezze di un futuro post-industriale ancora tutto da scrivere. In questo lembo di Napoli, il passaggio dalla centralità della fabbrica alla dismissione non è stato un processo indolore, ma un percorso segnato da tensioni che intrecciano lavoro, salute pubblica, ambiente e welfare sociale. Oggi la necessità di valorizzare l’area ex Italsider, in vista anche della competizione velica internazionale del 2027, si scontra con le istanze di chi abita il territorio e rivendica una bonifica reale e partecipata che tenga conto delle reali necessità dei suoi abitanti.

Il progetto “America’s Pacco” e la critica al modello predatorio
Al centro della contesa attuale si pone il progetto ribattezzato dai movimenti e collettivi locali come “America’s Pacco”. L’America’s Cup, infatti, viene percepita da una parte della cittadinanza non come un acceleratore della rigenerazione, ma come un modello di grande opera predatoria. La critica principale risiede nella modifica del Praru e dell’intesa interistituzionale: il piano propone di “tombare” la Colmata senza procedere alla sua rimozione definitiva. Per i collettivi e le associazioni di base, questa strategia ignora i bisogni della popolazione locale, non prevedendo miglioramenti sostanziali della vita quotidiana né accessi sociali garantiti agli spazi riqualificati. Si denuncia, dunque, un’operazione di attrazione di investimenti che rischia di trasformare Bagnoli in una vetrina per capitali esterni, sottraendo valore al territorio anziché restituirlo ai suoi abitanti.
L’8 marzo e l’autodifesa transfemminista
In questo clima la data dell’8 marzo assume una valenza simbolica che va oltre la celebrazione tradizionale. I collettivi hanno scelto questa giornata per costruire una denuncia corale contro la violenza sistemica in ogni sua espressione. Bagnoli assurge a simbolo di tutte quelle periferie depredate dove la mancanza di servizi e la pressione economica si traducono in violenza diretta sui corpi, in particolare su quelli delle donne. La perdita del diritto all’abitare, la chiusura di consultori e ambulatori e l’assenza di welfare per l’infanzia sono interpretate come manifestazioni di un sistema che relega la donna a un ruolo di riproduzione familiare forzata, privandola di opportunità lavorative paritarie. Contro questo scenario, la mobilitazione ha promosso pratiche di autodifesa transfemminista, sostenendo che la lotta contro le grandi opere e l’avvelenamento ambientale sia intrinsecamente legata alla difesa dell’integrità fisica e sociale dei singoli.
La frattura tra istituzioni e territorio
Il distacco tra le istituzioni e la cittadinanza è apparso evidente durante gli eventi recenti, culminati in quello che molti definiscono il “paradosso democratico” del 3 marzo 2026. Mentre le autorità si riunivano all’interno del municipio per una seduta sulla bonifica, il Sindaco e Commissario straordinario Gaetano Manfredi è apparso ai cittadini solo attraverso un maxi-schermo installato lungo la pedonale di Campi Flegrei. Questa “apparizione spettrale”, così come è stata definita, ha alimentato l’accusa di una “democrazia in differita”, dove il coinvolgimento popolare sarebbe solo una facciata per coprire decisioni già assunte altrove.
La richiesta degli abitanti resta però ferma e chiara: una bonifica trasparente, il ripristino della spiaggia pubblica e la creazione di un bosco urbano. L’obiettivo è trasformare Bagnoli da territorio di confine e di scarto in un laboratorio di giustizia ambientale, dove la cura dei luoghi e delle persone diventi la priorità assoluta rispetto alle logiche del profitto infrastrutturale.
Oggi, la comunità ha cercato di trasformare ancora una volta la disillusione in proposta politica, convinta che la vera vittoria non si misuri nei verbali dei consigli comunali, ma nella capacità di difendere l’identità e la dignità di un intero territorio che aspetta da anni di poter tornare a respirare aria pulita e di godere del proprio mare.


