Presidio sindacale presso la Prefettura di Avellino. Foto da Avellino Today
Presidio sindacale presso la Prefettura di Avellino. Foto da Avellino Today
📍 Avellino

13 Marzo 2026

Chiara Imbimbo

Avellino, presidio in Prefettura da parte degli ex lavoratori ArcelorMittal di Luogosano: richiesto l’intervento della Regione

La questione dell’insediamento delle Fonderie Pisano presso il sito ex ArcelorMittal di Luogosano, in provincia di Avellino, rappresenta oggi uno dei nodi industriali e ambientali più complessi dell’Irpinia. Richiesto un tavolo urgente.

A distanza di quasi un anno dalla chiusura degli stabilimenti ArcelorMittal di Luogosano il futuro dei dipendenti appare ancora incerto. Ieri nuovo presidio presso la Prefettura di Avellino da parte delle sigle sindacali FimFiomUilm e Uglm per chiedere l’intervento diretto della Regione affinché sblocchi questa situazione di stallo.

Chiesto l’intervento tempestivo della Regione

Le sigle sindacali, riunitesi per sollecitare un intervento tempestivo, hanno formalizzato la richiesta attraverso la consegna di un documento ufficiale indirizzato alle istituzioni locali e, in particolare, alla Regione Campania.

L’obiettivo principale delle organizzazioni sindacali è superare l’attuale fase di stallo che paralizza le attività produttive. Durante l’incontro, i segretari generali hanno espresso con chiarezza le proprie priorità, ponendo l’accento sulla necessità di una soluzione definitiva per il futuro dei lavoratori.

Il segretario generale di FIOM-CGIL Avellino, Giuseppe Morsa, ha ribadito la posizione dei lavoratori, sottolineando come l’interesse primario non risieda nella scelta di una singola soluzione tecnica, quanto piuttosto nella tutela dell’occupazione stabile. I sindacati chiedono con fermezza il mantenimento degli attuali livelli salariali e la continuità lavorativa, aspetti che erano stati precedentemente condivisi con i vertici delle Fonderie Pisano.

Morsa, poi, lancia un appello diretto a Fico: “Deve fornirci risposte direttamente. Si assuma la responsabilità di convocare Pisano, le parti sociali, i sindaci, e di ricostruire un tavolo per individuare una soluzione. Non siamo vincolati a questa o quella proposta: chiediamo che ci sia la possibilità di rientrare al lavoro, con occupazione stabile e mantenimento degli attuali livelli salariali“.

La reindustrializzazione da parte di Fonderie Pisano e la sentenza CEDU

Lo storico gruppo salernitano Fonderie Pisano, a novembre 2025, ha rilevato l’ex sito ArcelorMittal di Luogosano per rilanciare la sua produzione. Con un accordo sindacale, inoltre, si era riusciti a salvaguardare anche le sorti dei lavoratori dell’azienda uscente. Ma la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha cambiato le carte in tavola. La Corte ha condannato lo Stato italiano per non aver adeguatamente protetto gli abitanti della Valle dell’Irno dalle emissioni nocive prodotte dalla sede storica delle Fonderie Pisano.

Questa decisione giurisprudenziale ha offerto una base solida ai cittadini di Luogosano, supportati anche dal Sindaco Carmine Ferrante, che, mediante un’apposita petizione, si erano già mossi per dire “No alla fonderia”, trasformando quella che era percepita come una preoccupazione locale in una questione di rispetto dei diritti umani fondamentali.

Mobilitazione per il no alla Fonderia a Luogosano. Foto Ansa.
Mobilitazione per il no alla Fonderia a Luogosano. Foto Ansa.

Scenario cristallizzato

A marzo 2026, lo scenario appare cristallizzato in uno stallo che riflette il profondo conflitto tra la necessità di preservare i livelli occupazionali e l’esigenza, non negoziabile, di tutela della salute pubblica e dell’ecosistema locale. La popolazione, supportata da diverse realtà associative, ha espresso un timore radicato: che il trasferimento delle fonderie possa replicare, nel cuore agricolo dell’Irpinia, le medesime criticità ambientali riscontrate per anni nella Valle dell’Irno. Nonostante l’azienda abbia tentato di rassicurare l’opinione pubblica puntando sulla transizione verso tecnologie “green”, come l’adozione di forni elettrici e l’installazione di impianti fotovoltaici per ridurre l’impatto energetico, la sfiducia resta prevalente.

La ricerca di una nuova sede: proposta l’alta Irpinia

Il dibattito si è concentrato anche sull’individuazione di una nuova area destinata ad accogliere le Fonderie Pisano. I rappresentanti di FIM-CISL Irpinia-Sannio e UGL Metalmeccanici hanno evidenziato la necessità di selezionare un sito strategico che possa favorire gli investimenti e, al contempo, salvaguardare il territorio.

In particolare, il segretario di FIM-CISL Irpinia-Sannio, Luigi Galano, ha proposto di valutare aree situate nell’Alta Irpinia. Tale opzione permetterebbe di coniugare lo sviluppo industriale con la protezione delle attività agricole locali, evitando sovrapposizioni dannose. Sulla stessa linea, Ettore Iacovacci, segretario di UGL Metalmeccanici, ha confermato la disponibilità del sindacato a valutare lo spostamento delle fonderie in zone distanti dai centri agricoli, a patto che venga garantita l’efficacia del progetto industriale e la salvaguardia dei posti di lavoro.

Necessario un confronto con le istituzioni

Con questo presidio, i sindacati lanciano un appello urgente alla Regione Campania, sollecitando un’azione di mediazione più efficace. La richiesta è chiara: le parti sociali esigono che la politica assuma un ruolo attivo nella risoluzione della crisi, facilitando l’individuazione di un’area idonea che possa accogliere l’attività produttiva senza compromettere l’equilibrio del territorio irpino.

Il documento presentato rappresenta, dunque, un “dentro o fuori” definitivo per la vicenda, con la richiesta che le istituzioni accelerino i tempi per evitare ulteriori rinvii. I rappresentanti dei lavoratori continuano a monitorare la situazione, pronti a proseguire la mobilitazione finché non saranno fornite risposte concrete sulla ricollocazione del sito produttivo e sulla tenuta occupazionale dell’intero comparto metalmeccanico.

L’Irpinia, dunque, è divisa: da un lato, il bisogno impellente di lavoro per un territorio segnato dalla deindustrializzazione, dall’altro, la consapevolezza che tale occupazione non può avvenire a scapito della sostenibilità del territorio. La richiesta dei sindacati è chiara: garanzie contrattuali solide, ma inserite in un contesto che non divida la comunità e non crei nuovi rischi per la salute.

La politica è ora chiamata a una mediazione necessaria.

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