Medici in ospedale - immagine repertorio
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23 Maggio 2026

Martina Sarracino

Allarme sanità in Campania: medici stanchi e reparti in difficoltà. “Turni pesanti e pazienti sempre più complessi”

La sanità ospedaliera in Campania è in gravi difficoltà: sistema sotto pressione e peggioramento delle condizioni lavorative

L’ultima indagine della Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi), presentata al 31.mo Congresso nazionale di Rimini, offre un quadro critico della sanità ospedaliera in Campania. I dati mostrano un sistema sotto forte pressione. La maggior parte dei professionisti segnala un peggioramento delle condizioni lavorative rispetto agli anni precedenti. Due medici su tre descrivono un contesto in deterioramento e l’84,6% evidenzia un rischio clinico elevato legato alla carenza di personale e all’aumento delle esternalizzazioni. La fotografia che emerge è quella di reparti sempre più complessi, dove la gestione dei pazienti richiede competenze elevate ma risorse spesso insufficienti.

Turni pesanti e rischio clinico in crescita

Uno degli elementi più preoccupanti riguarda la percezione del rischio nella pratica quotidiana. La pressione sugli ospedali non si traduce solo in carichi di lavoro più intensi, ma anche in possibili ricadute sulla sicurezza dei pazienti. Come riportato dai medici intervistati, la situazione può generare conseguenze a catena sui reparti già in difficoltà: “Il rischio è che la pressione si scarichi a cascata sui reparti, già alle prese con un peggioramento diffuso delle condizioni di lavoro”. A questo si aggiunge una percezione diffusa di peggioramento delle condizioni professionali. Questa, purtroppo, incide direttamente sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta del sistema sanitario regionale.

medici ospedale

Carenza di personale e organizzazione sotto stress

Il problema della carenza di organico si intreccia con la presenza crescente di medici a gettone nei Pronto soccorso, segnalata nel 46,2% degli ospedali. Una situazione estremamente difficile che contribuisce a creare un clima di instabilità che, a sua volta, incide negativamente anche sulla continuità assistenziale. I medici intervistati sottolineano come la pressione quotidiana sia sempre più difficile da gestire. Inoltre, il rischio di errore aumenta in un contesto così fragile: “Dietro questi numeri ci sono turni più pesanti, pazienti sempre più complessi e difficoltà crescenti nel garantire continuità assistenziale”. Le principali richieste riguardano l’assunzione di nuovo personale, la riorganizzazione delle Medicine interne e un maggiore collegamento tra ospedale e territorio.

La posizione della Fadoi e la complessità dei reparti

Secondo la Federazione, il nodo centrale non è solo numerico ma strutturale. La Medicina interna si trova infatti a gestire pazienti sempre più fragili e complessi, spesso con patologie multiple e bisogni assistenziali continuativi. Proprio per questi motivi, la Fadoi sottolinea la necessità di un cambiamento organizzativo profondo: “Il punto non è soltanto aumentare il numero dei professionisti, ma rendere coerente l’organizzazione dei reparti con la complessità reale dei pazienti assistiti. La Medicina interna oggi prende in carico persone spesso anziane, fragili, con più patologie contemporaneamente e con bisogni che non si esauriscono nel singolo episodio acuto. Servono quindi organici adeguati, percorsi più integrati con il territorio e un riconoscimento della medio-alta intensità di cura ormai presente nella pratica quotidiana”. A questo si aggiunge anche la necessità di rafforzare stabilità e sicurezza nei reparti ospedalieri.

La crisi descritta dalla nota Fadoi non riguarda solo l’organizzazione sanitaria, ma anche il rapporto tra sistema e persone. Quando cresce la pressione lavorativa e al contempo diminuiscono le risorse, il rischio è veramente elevato. Non solo c’è la possibilità di un peggioramento delle condizioni dei medici, ma anche una riduzione della qualità delle cure per i pazienti. È fondamentale, quindi, aumentare la sostenibilità del sistema ospedaliero. Senza un intervento strutturale su organici, organizzazione e integrazione territoriale, il rischio è quello di trasformare una difficoltà in una vera e propria emergenza permanente.

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