Audizione Arpac su gestione ambientale delle acque contaminate in Campania: interviene il presidente della commissione Salvatore Flocco che blocca gli allarmismi
L’audizione dell’Arpac in Consiglio regionale della Campania è stato un momento di confronto tecnico e politico sul tema dei contaminanti nelle acque e sul monitoraggio ambientale del territorio. L’incontro ha permesso di fare il punto su diverse criticità, dalle falde idriche ai siti sensibili come Bagnoli. Si è messo al centro la necessità di un approccio basato su dati verificabili e su una comunicazione istituzionale equilibrata. Inoltre, il presidente della commissione Ambiente Salvatore Flocco ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità del linguaggio pubblico quando si affrontano temi ambientali delicati.
Le parole di Flocco su contaminazione e comunicazione
Flocco ha espresso il suo parere in merito alle acque contaminate in Campania e ai controlli necessari: “Sul tema delle acque contaminate in Campania serve una comunicazione corretta, rigorosa e responsabile. Le criticità ambientali esistono, ma non possono essere trasformate in allarmi generalizzati che rischiano di generare paura e disinformazione”. Il presidente della commissione Ambientale del Consiglio regionale della Campania ha voluto anche chiarire: “Questo non significa minimizzare. Esistono situazioni localizzate, conosciute e monitorate, in territori come Montoro, Acerra e Villa Literno, in particolare per la presenza storica di tetracloroetilene e altre sostanze nelle acque profonde di falda. Sono criticità che richiedono interventi progressivi di bonifica, ma che vanno lette correttamente”.
No agli allarmismi
Poi, ancora, Flocco ha voluto mettere un punto dicendo ‘no’ agli allarmismi: “L’acqua potabile è sottoposta a diversi livelli di controllo: quelli del gestore della rete acquedottistica, quelli delle Asl e quelli che Arpac svolge indirettamente attraverso il monitoraggio dei pozzi. Per il tetracloroetilene, la normativa prevede un limite di 10 microgrammi per litro nell’acqua potabile, mentre Arpac attiva soglie di attenzione ambientale già a valori molto più bassi, intorno a 1,1 microgrammi per litro”.
Ha poi concluso ribadendo: “Confondere questi due piani significa trasformare un problema ambientale serio, da affrontare con strumenti tecnici e amministrativi, in un allarme sanitario generalizzato che non corrisponde ai dati emersi. Arpac dispone di una rete ampia di monitoraggio, con circa 200 pozzi controllati per questi parametri, cui si aggiungono quelli relativi alla Terra dei Fuochi. Parliamo di un patrimonio di dati costruito in oltre vent’anni, aggiornato e consultabile”.

Bagnoli e il monitoraggio delle aree complesse
Un ulteriore punto centrale dell’audizione ha riguardato l’area di Bagnoli, dove il tema del monitoraggio ambientale si intreccia con quello delle opere di riqualificazione urbana. Le attività di controllo, secondo quanto emerso, risultano particolarmente intensive e strutturate, con presidi tecnici costanti e sistemi di rilevamento dedicati alla qualità dell’aria e alla gestione delle polveri. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire trasparenza e continuità nei controlli, soprattutto in un contesto caratterizzato da interventi infrastrutturali complessi e prolungati nel tempo.
La gestione dei dati ambientali
Il presidente della commissione Ambiente, poi ribadisce: “Su Bagnoli Arpac ha confermato un impegno massiccio con un presidio quasi permanente composto da 10-15 operatori impegnati sia sul cantiere delle opere a terra sia su quello delle opere a mare. È stato riferito che, dopo alcuni sforamenti registrati nella prima fase, l’andamento delle polveri è rientrato nella norma, con un sistema di monitoraggio attivo attraverso due centraline. Anche su Bagnoli la parola d’ordine è trasparenza”.
Infine, conclude: “Ringrazio i rappresentanti di Arpac per il contributo offerto e i commissari per gli interventi puntuali e qualificati, che rendono il lavoro della Commissione significativo. Continueremo a svolgere il nostro ruolo di ascolto, controllo e indirizzo. La tutela ambientale si costruisce con dati verificabili, responsabilità pubblica e interventi concreti”


