Nel saluto a Papa Leone XIV, il sindaco Tito d’Errico ha rivendicato la dignità di una comunità ferita dall’inquinamento ma non rassegnata: “Non è una terra di sola sofferenza, ma di resistenza civile e riscatto morale”
Acerra ha accolto Papa Leone XIV con il peso della propria storia recente e con la volontà di non restare prigioniera di un marchio doloroso. Nel giorno della visita pastorale del Pontefice nella Terra dei Fuochi, il sindaco Tito d’Errico ha consegnato al Santo Padre un saluto istituzionale che è stato anche una dichiarazione d’identità: Acerra è una terra ferita, ma non rassegnata; una comunità che chiede giustizia, verità e cura, ma che rivendica anche il diritto di essere riconosciuta per la sua resistenza civile, il lavoro onesto e la capacità di riscatto.
Il primo cittadino di Acerra, eletto nel 2022 e in carica dal 28 giugno dello stesso anno, è dirigente medico dell’Asl Napoli 1 Centro ed è alla guida dell’amministrazione comunale nel momento in cui la città diventa il centro simbolico di una giornata destinata a segnare il rapporto tra Chiesa, istituzioni e popolazioni della Terra dei Fuochi.

Una terra ferita da chi ha servito il profitto
Nel suo intervento, d’Errico ha scelto di partire dalla definizione più antica e più nobile del territorio: la Campania Felix. Una terra “fertile e generosa per vocazione millenaria”, ma segnata negli ultimi decenni da ferite profonde.
“Oggi per presentarle un territorio complesso, questa terra fertile e generosa per vocazione millenaria, nota come Campania Felix, ha conosciuto per diversi anni le ferite profonde prodotte da malfattori che hanno servito mammona e il profitto”, ha detto il sindaco rivolgendosi al Papa.
Il richiamo è diretto alla devastazione ambientale che ha segnato Acerra e molti Comuni dell’area tra Napoli e Caserta: inquinamento, roghi, sversamenti illeciti, paura, malattie, famiglie colpite. Non un racconto astratto, ma una ferita ancora viva.
“Abbiamo vissuto e ancora subiamo le sofferenze dell’inquinamento, il dramma dei roghi e il dolore delle nostre famiglie dai quali non ci siamo ancora del tutto liberati”, ha aggiunto d’Errico.
“Lei ha toccato la carne viva di questa sofferenza”
Uno dei passaggi più intensi del saluto istituzionale è stato quello dedicato agli ammalati e alle famiglie che hanno perso i propri cari a causa delle malattie legate al degrado ambientale. Il sindaco ha riconosciuto nel gesto del Papa un momento di vicinanza concreta, non solo simbolica.
“Incontrando questa mattina gli ammalati e le madri, i padri che hanno perso i propri figli a causa delle malattie legate al degrado ambientale, lei ha toccato la carne viva di questa sofferenza”, ha affermato.
Per d’Errico, quella sofferenza “richiede giustizia, verità e cura”. Tre parole che definiscono il perimetro politico e morale del discorso: giustizia per chi ha pagato il prezzo dell’inquinamento, verità sulle responsabilità e cura per i territori e per le persone.

Acerra non è una terra di rassegnazione
Il punto centrale dell’intervento, però, è arrivato subito dopo. Il sindaco ha voluto evitare che Acerra fosse raccontata solo attraverso il dolore. La Terra dei Fuochi, nelle sue parole, non è soltanto un luogo di sofferenza, ma anche una comunità che resiste.
“Tuttavia, accanto al dovere della memoria e della denuncia, avvertiamo l’obbligo di testimoniare davanti a lei che questa non è una terra di rassegnazione o di sola sofferenza. È prima di tutto una terra di resistenza civile, di riscatto morale, che ha sete di un profondo cambiamento”.
È una frase chiave, da cui emerge il vero angolo del discorso: Acerra non nega le ferite, ma rifiuta di essere ridotta a esse. Il sindaco parla a nome di una comunità che chiede di essere vista nella sua complessità: non solo luogo del danno ambientale, ma territorio di famiglie, lavoratori, agricoltori, amministratori, comitati, Chiesa e cittadini che cercano una strada diversa.
Istituzioni unite oltre le appartenenze politiche
D’Errico ha poi allargato il discorso alle istituzioni presenti, sottolineando la necessità di un lavoro comune oltre le appartenenze politiche e ideologiche. Ha citato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il prefetto di Napoli Michele di Bari, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi e i sindaci presenti.
Secondo il primo cittadino, queste presenze rappresentano “il motore di questo rinnovato corso”. Un passaggio significativo, perché lega la visita del Papa non solo alla dimensione religiosa, ma anche a una richiesta precisa di continuità istituzionale.
La visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra, secondo il programma ufficiale del Vaticano, è stata organizzata proprio per incontrare le popolazioni della Terra dei Fuochi, con una serie di momenti istituzionali, ecclesiali e comunitari nel cuore della città.

Legalità, bonifiche e prevenzione: le priorità indicate dal sindaco
Nel suo intervento, il sindaco ha individuato tre direttrici principali: contrasto all’illegalità, bonifica dei territori e valorizzazione dell’economia onesta.
La prima riguarda la legalità. D’Errico ha richiamato la necessità che ciascuno, secondo il proprio ruolo nelle istituzioni e nella società, diventi “sentinella a difesa del creato e della legalità”. In questo passaggio ha ricordato anche Giovanni Falcone, nel giorno del 32esimo anniversario del suo sacrificio, come esempio di contrasto a ogni forma di illegalità.
La seconda direttrice riguarda la bonifica dei territori, il monitoraggio ambientale e la prevenzione delle malattie. Per il sindaco, questi sono passaggi indispensabili affinché i territori tornino “salubri e sicuri”.
La terza riguarda l’economia integrale: agricoltori, artigiani e imprenditori onesti che lavorano nel rispetto delle regole e della dignità del lavoro.
“Questa terra è ricca di agricoltori, di artigiani, di imprenditori onesti che operano nel pieno rispetto delle regole e della dignità del lavoro”, ha detto d’Errico. “Difendere il lavoro sano significa estirpare le radici del malaffare”.
Il patto sociale tra cittadini e istituzioni
Il sindaco ha insistito anche sulla necessità di ricostruire la fiducia tra cittadini e istituzioni. Una fiducia che, in territori segnati da anni di emergenze ambientali, paure e promesse spesso percepite come insufficienti, diventa una delle condizioni decisive per ogni processo di rinascita.
“È necessaria una rinnovata fiducia dei cittadini rilanciando il patto sociale tra popolo e istituzioni”, ha affermato.
È una frase che dà al discorso una dimensione politica più ampia: Acerra non chiede solo attenzione nel giorno della visita del Papa, ma un percorso duraturo. Bonificare, monitorare, prevenire, creare lavoro, trattenere i giovani, investire su sanità, istruzione e infrastrutture significa rendere credibile quel patto.
Ambiente, lavoro e giovani: la lezione della Laudato si’
Nel suo saluto, d’Errico ha collegato direttamente l’impegno amministrativo all’insegnamento della Laudato si’. La crisi ambientale, ha ricordato, non può essere separata da quella sociale.
“Sappiamo che la tutela dell’ambiente non può essere disgiunta dallo sviluppo sociale, dal diritto all’istruzione, dal potenziamento delle infrastrutture sanitarie e dalla creazione di opportunità occupazionali che consentano ai nostri giovani di investire i propri talenti qui senza essere costretti a lasciare la propria terra”.
Questo passaggio è tra i più rilevanti del discorso, perché sposta il tema della Terra dei Fuochi dalla sola dimensione emergenziale alla progettualità futura. Non basta curare le ferite ambientali: occorre costruire condizioni di vita, lavoro e salute che permettano ai giovani di restare.
Il ruolo della Diocesi e del vescovo Antonio Di Donna
Nel discorso del sindaco c’è stato anche un riconoscimento esplicito al ruolo della Diocesi di Acerra e del vescovo Antonio Di Donna, definito una guida capace di camminare accanto alla comunità e di sollecitare tutti a fare la propria parte.
“La diocesi di Acerra, guidata dal nostro vescovo Antonio, è stata in questi anni una voce forte e autorevole, capace di camminare al fianco di noi tutti sollecitandoci a fare la nostra parte senza timidezza”, ha detto d’Errico.
La Chiesa locale, nella lettura del sindaco, è parte di una rete che unisce istituzioni, cittadini, comitati, fedeli e sofferenti. Una rete che rappresenta “la risorsa più preziosa” del territorio.
“Non più Terra dei Fuochi”: Acerra vuole liberarsi da un marchio infame
La chiusura del saluto ha avuto il tono di un impegno pubblico. D’Errico ha ringraziato il Papa per aver scelto Acerra e ha chiesto una benedizione per le famiglie, gli ammalati e soprattutto per i figli della città, affinché possano crescere in un ambiente salubre e guardare al futuro con fiducia.
“Grazie Santo Padre per aver scelto di essere qui oggi in questa nostra città, nel cuore di una terra che d’ora in poi vuole essere terra di speranza e di riscatto e non più Terra dei Fuochi, e liberarsi definitivamente da questo marchio infame”.
È la frase che meglio sintetizza il senso politico e umano del discorso. Acerra non cancella il dolore, non rimuove le responsabilità, non dimentica le vittime. Ma chiede di non essere più definita solo da ciò che ha subito.
Nel giorno in cui Papa Leone XIV ha scelto di incontrare le popolazioni della Terra dei Fuochi, il sindaco Tito d’Errico ha provato a consegnare al Pontefice e alle istituzioni un messaggio preciso: la rinascita non può essere solo una parola pronunciata in una giornata storica. Deve diventare una strada comune, fatta di legalità, bonifiche, lavoro sano, prevenzione sanitaria, fiducia e responsabilità.


