Nella Cattedrale di Acerra, cuore simbolico della Terra dei Fuochi, Papa Leone XIV ha denunciato “oscuri interessi” e indifferenza al bene comune, ma ha anche chiamato il territorio alla responsabilità: “Siate voi stessi la risposta”
Papa Leone XIV è arrivato ad Acerra entrando nel cuore più ferito della Campania. Non solo una visita pastorale, ma un gesto dal forte valore civile, spirituale e simbolico: incontrare le popolazioni della Terra dei Fuochi, a undici anni dalla Laudato si’, l’enciclica con cui Papa Francesco ha legato in modo definitivo la questione ambientale alla giustizia sociale. La visita del Pontefice ad Acerra, secondo il programma ufficiale diffuso dal Vaticano e dalla Diocesi, si svolge oggi, sabato 23 maggio 2026, proprio per incontrare le comunità segnate dall’inquinamento tra Napoli e Caserta.
Nel Duomo di Acerra, Papa Leone XIV ha scelto parole nette. Ha parlato di lacrime, morte, criminalità, corruzione, devastazione ambientale e responsabilità. Ma non ha consegnato alla città soltanto una denuncia. Il suo discorso ha trasformato la ferita della Terra dei Fuochi in una domanda aperta alla Chiesa, alle istituzioni e alla società civile: queste terre possono davvero rivivere?

Il Papa realizza il desiderio di Francesco nella Terra dei Fuochi
All’inizio del suo intervento, Papa Leone XIV ha richiamato il legame con Papa Francesco e con il suo desiderio, rimasto incompiuto, di visitare quella parte di Campania che “ha tristemente preso il nome di Terra dei Fuochi”.
“Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di Terra dei Fuochi, ma non fu possibile”, ha detto il Pontefice, spiegando che la visita di oggi intende realizzare quel desiderio e riconoscere “il grande dono” rappresentato dalla Laudato si’ per la missione della Chiesa in questo territorio.
La scelta di Acerra non è casuale. La città è da anni uno dei luoghi simbolo della questione ambientale campana, segnata da roghi, sversamenti illeciti, sospetti, denunce e dolore familiare. Secondo quanto riportato anche dall’Associated Press, la visita del Papa avviene in un’area dove le famiglie chiedono giustizia per i danni legati allo smaltimento illecito dei rifiuti e dove la sofferenza per le morti attribuite all’inquinamento resta una ferita aperta.

“Un concentrato mortale di oscuri interessi”
Il passaggio più duro del discorso è arrivato quando Leone XIV ha collegato il grido della creazione e quello delle persone colpite dall’inquinamento a responsabilità precise. Non una tragedia astratta, non un destino inevitabile, ma il risultato di azioni, omissioni e interessi.
“Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”, ha affermato il Papa.
È una frase che contiene il cuore del messaggio: la Terra dei Fuochi non è solo una questione ecologica. È una questione morale. L’ambiente contaminato diventa anche immagine di un tessuto sociale ferito, in cui criminalità, interessi economici e indifferenza hanno prodotto conseguenze profonde sulla vita delle persone.
“Sono venuto a raccogliere le lacrime”
Nel Duomo di Acerra, il Papa ha poi pronunciato la frase più forte e più umana del suo intervento. Una frase destinata a restare come sintesi della prima parte della visita.
“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”.
In queste parole c’è il riconoscimento delle vittime e delle famiglie. C’è la consapevolezza di un dolore che per anni ha chiesto ascolto, verità e responsabilità. Ma c’è anche una denuncia esplicita dell’impunità: quella di chi avrebbe avvelenato il territorio e quella di chi, per omissione o inerzia, non avrebbe impedito che il male si radicasse.
Il Pontefice, però, non si è fermato alla memoria del dolore. Ha voluto anche ringraziare “chi ha risposto al male col bene”, citando in particolare “una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia” per radunare il popolo nella speranza.

Dalla Campania Felix alla terra ferita
Uno dei passaggi più significativi del discorso è stato il riferimento alla Campania Felix. Il Papa ha ricordato che questa terra, anticamente, era conosciuta per la sua fertilità, per i suoi prodotti, per la sua cultura e per la sua capacità di generare vita.
“Anche questa terra anticamente era chiamata Campania Felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura come un inno alla vita”, ha detto Leone XIV.
Subito dopo, però, il contrasto si è fatto drammatico: “Eppure ecco la morte della terra e degli uomini”.
È qui che il discorso ha assunto una forza particolare. Acerra e la Terra dei Fuochi vengono raccontate non solo come luoghi contaminati, ma come territori sottratti alla loro vocazione originaria. Una terra nata per essere fertile, generosa, abitabile, trasformata invece in simbolo di devastazione ambientale e dolore sociale.
“Indifferenza o responsabilità”: la scelta davanti alla Terra dei Fuochi
Davanti alla devastazione, ha spiegato il Papa, ci sono due strade possibili: l’indifferenza o la responsabilità. Ed è proprio su questo bivio che Leone XIV ha costruito la parte più civile del suo discorso.
“Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e con l’aiuto di Dio avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.
Il Papa ha così riconosciuto il percorso di chi, negli anni, ha denunciato, chiesto verità, promosso consapevolezza, educato alla cura del territorio e continuato a vivere senza rassegnarsi alla narrazione di una terra soltanto perduta.
La responsabilità, nel discorso del Pontefice, non è un concetto generico. Riguarda il modo in cui si vive nei quartieri, la disponibilità a lavorare insieme tra persone e istituzioni, la passione educativa, l’onestà nel lavoro, l’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, il rispetto per le persone e per tutte le creature.

“Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta”
Il cuore spirituale del discorso è stato affidato alla visione del profeta Ezechiele e all’immagine delle ossa inaridite che tornano alla vita. Un’immagine biblica scelta per parlare alla Terra dei Fuochi senza nasconderne la sofferenza, ma anche senza consegnarla alla disperazione.
“La morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora”, ha detto il Papa. Poi la svolta: “Però se tu ci interroghi: potranno queste ossa rivivere? Noi crediamo e diciamo: Signore Dio, tu lo sai”.
Il passaggio più diretto alla comunità è arrivato poco dopo: “Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta”.
È forse questa la frase che meglio sintetizza il senso della visita. Il Papa non nega la gravità della ferita, ma rifiuta l’idea che Acerra e la Terra dei Fuochi siano condannate a restare prigioniere del proprio dolore. La rinascita, però, non può essere solo attesa. Deve diventare impegno concreto.
La denuncia della cultura del privilegio e del non rendere conto
Nella parte finale del discorso, Leone XIV ha allargato il ragionamento alla responsabilità del potere e alla necessità di scardinare comportamenti che hanno prodotto danni profondi nei territori.
“Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”, ha affermato.
È un passaggio che tocca direttamente il rapporto tra istituzioni, comunità e legalità. Nella Terra dei Fuochi, la ferita ambientale è stata spesso accompagnata dalla percezione di un’assenza di risposte, di controlli insufficienti, di responsabilità sfuggite o mai pienamente accertate. Il Papa, senza entrare nel dettaglio politico, ha richiamato un principio essenziale: non può esserci rinascita senza rendicontazione, senza servizio, senza responsabilità.
Non più fuoco che distrugge
La chiusura del discorso ha riportato il tema del fuoco al suo significato spirituale. Nella Terra dei Fuochi, dove il fuoco è diventato simbolo di distruzione, roghi e avvelenamento, Leone XIV ha proposto un’immagine opposta.
“Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che riscalda: il fuoco dello Spirito che accende i cuori”, ha detto il Pontefice.
È l’immagine conclusiva di una visita che, almeno nel suo primo momento in Cattedrale, ha tenuto insieme memoria e futuro, dolore e responsabilità, denuncia e speranza. Ad Acerra, Papa Leone XIV ha raccolto le lacrime delle vittime, ma ha anche chiesto alla Terra dei Fuochi di non restare soltanto il luogo della ferita.
Il messaggio consegnato alla città è chiaro: la rinascita non può arrivare senza giustizia, ma la giustizia non può essere separata dalla responsabilità di una comunità che sceglie di restare in piedi.


