Accolte quasi integralmente le richieste della Direzione distrettuale antimafia nel procedimento celebrato con rito abbreviato contro vertici e affiliati del sodalizio criminale di Castellammare di Stabia
Si è concluso con la condanna di tutti i dieci imputati il processo celebrato con rito abbreviato davanti al Tribunale di Napoli nei confronti di presunti vertici e gregari del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Il giudice per l’udienza preliminare Francesco Guerra ha emesso le sentenze accogliendo sostanzialmente le richieste formulate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea. L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Giuseppe Cimmarotta e Francesco De Falco, aveva portato alla contestazione di diversi reati. In particolare, erano contestate infiltrazioni negli appalti pubblici, estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. L’operazione che ha dato origine al procedimento era stata eseguita dalla Polizia di Stato nel novembre 2025.
Le condanne inflitte dal Gup
La pena più elevata è stata inflitta a Pasquale D’Alessandro, ritenuto dagli inquirenti il boss del clan, condannato a 12 anni e 2 mesi di reclusione. Dodici anni di carcere sono stati invece disposti per Paolo Carolei, indicato come reggente del sodalizio criminale, e per Vincenzo D’Alessandro. Quest’ultimo è fratello del boss e anch’egli ritenuto reggente dell’organizzazione. Condanna a 7 anni e 8 mesi per Michele Abbruzzese, considerato dagli investigatori il cassiere del clan. Stessa pena per Giuseppe Oscurato, ritenuto il braccio destro del boss e lontano parente di un ex consigliere comunale di Castellammare di Stabia.
A Massimo Mirano, indicato come referente per le attività legate agli stupefacenti, sono stati inflitti 8 anni e 4 mesi di reclusione. Antonio Salvato, ritenuto responsabile delle attività estorsive del gruppo criminale, è stato condannato a 10 anni e 4 mesi. Il giudice ha inoltre disposto una pena di 6 anni e 8 mesi per Biagio Maiello, considerato uomo di fiducia del boss, e di 4 anni per Giovanni D’Alessandro. Inoltre, è stato condannato anche l’imprenditore Catello Iaccarino, candidato alle ultime elezioni amministrative, a 6 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione.

Le accuse contestate dalla Dda
Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il clan avrebbe esercitato un controllo su diverse attività illecite nel territorio stabiese. Al centro dell’inchiesta vi erano presunte infiltrazioni negli appalti pubblici riguardanti enti locali e strutture sanitarie. Inoltre, erano contestati episodi estorsivi, traffico di droga e disponibilità di armi. L’indagine ha consentito agli investigatori di delineare ruoli e funzioni attribuiti ai singoli imputati all’interno dell’organizzazione. Le contestazioni formulate dalla Procura antimafia hanno riguardato, a vario titolo, la partecipazione alle attività del clan e il contributo alle sue presunte operazioni criminali.
Il procedimento si è svolto con il rito abbreviato. Questa è una scelta processuale che consente la definizione del giudizio sulla base degli atti raccolti durante le indagini. Inoltre, prevede una riduzione della pena in caso di condanna.
L’operazione del novembre 2025
L’inchiesta aveva trovato il suo momento decisivo nel novembre del 2025, quando la Polizia di Stato aveva eseguito un’ampia operazione nei confronti degli indagati. Alle attività investigative avevano partecipato gli agenti della Sezione investigativa del Servizio centrale operativo (Sisco), della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di Castellammare di Stabia. L’operazione aveva colpito quella che gli inquirenti ritenevano essere la struttura direttiva e operativa del clan D’Alessandro. Questo clan è storicamente radicato nell’area di Castellammare di Stabia. Le risultanze investigative sono successivamente confluite nel procedimento conclusosi con le condanne pronunciate dal giudice per l’udienza preliminare.
Con la sentenza emessa a Napoli si chiude il primo grado del processo celebrato con rito abbreviato. Le motivazioni della decisione saranno depositate nei termini previsti dalla legge e potranno costituire la base per eventuali impugnazioni da parte delle difese.

