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Violenza su una donna
📍 Napoli

11 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Dalla confisca alla rinascita: a Napoli apre Casa Partenope, rifugio per donne vittime di violenza

La struttura è stata inaugurata in un immobile sottratto alla criminalità organizzata e destinato all’accoglienza e alla protezione delle donne fragili

Da oggi a Napoli è attiva “Casa Partenope”, una casa rifugio dedicata alle donne vittime di violenza e ai loro figli. La struttura nasce in un bene confiscato alla criminalità organizzata e rappresenta un nuovo presidio sociale sul territorio cittadino. L’inaugurazione segna l’avvio operativo di uno spazio destinato all’accoglienza, alla protezione e al reinserimento, all’interno di una rete di servizi già attiva sul territorio.

L’inaugurazione a Napoli e il significato dell’intervento

L’apertura di Casa Partenope si inserisce nelle politiche dell’amministrazione comunale di Napoli orientate al riutilizzo sociale dei beni confiscati. La struttura è stata inaugurata alla presenza delle istituzioni locali e degli enti coinvolti nel progetto. Durante la cerimonia, l’assessore comunale con delega alla Legalità, Antonio De Iesu, ha sottolineato il valore simbolico e concreto dell’iniziativa: “Oggi è una bella giornata che sancisce una nuova restituzione alla cittadinanza di un bene sottratto alla criminalità e riutilizzato per finalità pubbliche”. L’intervento rappresenta un tassello di un percorso più ampio che mira a trasformare spazi sottratti alla criminalità organizzata in luoghi di tutela sociale. In questo caso, l’obiettivo è garantire protezione alle donne che vivono situazioni di violenza domestica o vulnerabilità, offrendo loro un ambiente sicuro e strutturato.

Dal bene confiscato al clan Giuliano alla rinascita sociale

Il bene che ospita Casa Partenope è stato confiscato nel 2013 a un esponente del clan Giuliano. Dopo anni di passaggi amministrativi e progettazione, l’immobile è stato assegnato alla cooperativa sociale Prodoos. Nel febbraio 2024 la cooperativa ha firmato la convenzione con il Comune di Napoli. Da quel momento sono stati avviati i lavori di riqualificazione e il percorso di accreditamento regionale necessario all’attivazione della struttura come casa rifugio. Il progetto rientra in un più ampio sistema di riutilizzo dei beni confiscati che l’amministrazione comunale sta portando avanti con diverse destinazioni sociali.

L’esperienza di Casa Partenope si inserisce infatti in una rete già attiva che comprende altre case rifugio e strutture dedicate all’accoglienza. In totale, secondo quanto riportato nel progetto comunale, sono tre le case rifugio destinate alle donne vittime di violenza. Vi sono poi due case di accoglienza per donne vittime di tratta e richiedenti asilo e cinque strutture di semiautonomia.

violenza su una donna

Servizi e rete di accoglienza per donne e bambini

Casa Partenope nasce come spazio di accoglienza per donne e bambini vittime di violenza, con l’obiettivo di garantire un percorso di protezione e reinserimento sociale. La struttura lavorerà in sinergia con i servizi sociali, le forze dell’ordine e i Centri antiviolenza. Questo avverrà secondo un modello di presa in carico integrata. Raffaella Ruocco, rappresentante della cooperativa Prodoos, ha evidenziato la funzione della struttura: “Qui potremo accogliere donne e bambini vittime di violenza, restituendogli il diritto a un luogo sicuro in cui vivere e crescere e lo facciamo in un bene confiscato dando un ulteriore valore sociale. Lavoreremo in rete con i servizi sociali, le forze dell’ordine, i Cav perché riteniamo che sia il metodo che favorisce una presa in carico integrata della donna”.

Accanto all’accoglienza, il sistema cittadino include anche percorsi formativi, hub dei servizi e iniziative di avviamento al lavoro. Inoltre, vi sono progetti come bistrot solidali e orti giardino, pensati per favorire l’autonomia delle donne fuoriuscite da situazioni di violenza.

Le istituzioni e il modello di riuso sociale dei beni confiscati

All’inaugurazione ha partecipato anche la presidente del Consiglio comunale, Enza Amato, che ha sottolineato il valore dell’intervento nel quadro delle politiche cittadine: “Un altro tassello che testimonia con interventi concreti la visione integrata che l’amministrazione ha sul tema del riutilizzo”. Il modello adottato a Napoli punta a trasformare immobili sottratti alla criminalità in presidi sociali permanenti, con una funzione non solo simbolica ma operativa. In questa direzione si colloca anche lo sviluppo di ulteriori progetti già in fase di studio. Tra questi vi è un’iniziativa dedicata alle persone vittime di discriminazioni sessuali.

Casa Partenope diventa così parte di un sistema più ampio che intreccia legalità, welfare e rigenerazione urbana. L’obiettivo è offrire risposte concrete a situazioni di fragilità e violenza, attraverso una rete stabile di servizi e strutture dedicate.

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