Domenico Caliendo e Guido Oppido
Domenico Caliendo e Guido Oppido
📍 Napoli

11 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Caso Domenico, il primario del Monaldi davanti al gip: “Quando mi dissero che il cuore era ghiacciato sono impazzito”

Il verbale dell’interrogatorio del cardiochirurgo Guido Oppido ricostruisce le fasi del trapianto del piccolo Domenico e i dubbi della Procura sui tempi dell’intervento

«Mi sono girato e ho chiesto: dov’è il cuore? Nessuno rispondeva. Poi qualcuno ha sussurrato: è tutto ghiacciato. In quel momento sono impazzito». È uno dei passaggi centrali del verbale reso dal primario del Monaldi, Guido Oppido davanti, al giudice per le indagini preliminari il 31 marzo scorso, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni e mezzo deceduto dopo il tentativo di trapianto cardiaco del 23 dicembre 2025. Secondo quanto emerso dagli atti dell’indagine, il cuore destinato al bambino sarebbe stato danneggiato dal ghiaccio secco utilizzato durante il trasporto da Bolzano a Napoli. Una circostanza che avrebbe compromesso l’organo prima dell’intervento chirurgico. Oppido, assistito dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, è indagato per omicidio colposo e falso insieme alla seconda operatrice Emma Bergonzoni. La Procura di Napoli contesta ai due medici alcune presunte irregolarità nella documentazione clinica relativa alle tempistiche dell’operazione.

I dubbi della Procura sui tempi dell’intervento

Secondo i magistrati Giuseppe Tittaferrante e Antonio Ricci, coordinatori dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nas, nella documentazione sanitaria sarebbero state riportate circostanze non corrispondenti alla realtà. In particolare, gli investigatori contestano la presunta contemporaneità tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo dell’équipe proveniente da Bolzano con l’organo destinato al trapianto. Inoltre, secondo quanto riporta la Repubblica, sotto esame ci sarebbe anche la tempistica relativa all’espianto del cuore del piccolo Domenico rispetto all’apertura del contenitore che trasportava l’organo donato.

Per questi motivi la Procura ha chiesto l’interdizione di Oppido e Bergonzoni. Il giudice Mariano Sorrentino dovrà pronunciarsi dopo un nuovo interrogatorio fissato per il 21 maggio. Durante l’interrogatorio, il primario ha negato con decisione di aver iniziato l’espianto del cuore del bambino prima dell’arrivo dell’organo da trapiantare. «Assolutamente no», ha dichiarato al gip. «Non perché ritenga sbagliata questa pratica, ma per una ragione di scuola». Oppido ha spiegato di aver voluto incontrare personalmente la collega Gabriella Farina, componente dell’équipe di Bolzano incaricata del prelievo dell’organo, per avere conferma diretta che tutto fosse andato regolarmente durante il trasporto. Secondo il medico, il problema sarebbe emerso soltanto al momento dell’apertura del contenitore.

ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

Le versioni contrastanti sugli orari

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda gli orari riportati nella cartella clinica e nelle relazioni compilate dal personale sanitario presente in sala operatoria. Oppido sostiene di aver ricevuto conferma dell’avvio della cardioplegia sul cuore destinato al trapianto e di aver quindi dato inizio all’espianto del cuore del bambino. Tuttavia, la sua ricostruzione temporale contrasterebbe con quanto indicato nella documentazione compilata dalla perfusionista Virginia Terracciano e con le dichiarazioni di alcuni infermieri ascoltati dagli investigatori. Secondo tali testimonianze, il clampaggio dell’aorta sarebbe avvenuto alle 14.18, mentre il contenitore con il cuore proveniente da Bolzano sarebbe arrivato al Monaldi soltanto intorno alle 14.30.

Interrogato su questa discrepanza, Oppido ha dichiarato di non riuscire a spiegare il motivo dell’orario annotato nella cartella clinica. «Secondo me ha scritto a ritroso», ha affermato riferendosi alla perfusionista, aggiungendo di non aver impartito alcun comando vocale relativo ai tempi dell’intervento. La difesa del primario considera decisivo anche un video registrato in sala operatoria, nel quale alle 14.34 il cuore del piccolo Domenico apparirebbe ancora pulsante subito dopo l’espianto. Per la Procura, invece, quell’elemento non sarebbe sufficiente a modificare la ricostruzione investigativa.

Il nodo del ghiaccio secco e le tensioni nel team

Nel verbale, Oppido ha inoltre difeso l’operato della collega Gabriella Farina riguardo alla presenza del ghiaccio secco nel contenitore usato per il trasporto del cuore. «Sfiderei chiunque a riconoscerlo», ha dichiarato il primario, sostenendo che in una sala operatoria non si sarebbe mai verificata una situazione simile. Una posizione già espressa in precedenza anche durante una riunione interna all’ospedale, registrata da uno dei testimoni e successivamente acquisita agli atti dell’inchiesta.

In quell’occasione il medico aveva paragonato la vicenda a «una persona che chiede un bicchiere d’acqua e riceve varichina», sostenendo che la responsabilità non possa ricadere su chi utilizza ciò che gli viene consegnato. Oppido ha infine ammesso che, dopo il caso del piccolo Domenico, all’interno dell’équipe sanitaria «si è incrinato qualcosa». Una frase che fotografa il clima di tensione che continua a circondare una vicenda destinata a restare al centro dell’attenzione giudiziaria e medica nelle prossime settimane.

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