Raffaele Cantone è tornato in Campania, a Salerno: il suo ritorno non è solo un atto simbolico, ma un messaggio forte e chiaro
Dopo quasi vent’anni trascorsi tra la Corte di Cassazione, la presidenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e la guida della Procura di Perugia, torna a Salerno il magistrato napoletano Raffaele Cantone. Ha infatti assunto la direzione della Procura di Salerno, nel cuore di una terra ancora segnata da sfide complesse. La lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione è sempre stata difficile e ora il suo insediamento segna un nuovo capitolo per la giustizia campana. Al tempo stesso, fa emergere un dato preoccupante: lo Stato, attualmente, ha meno strumenti per contrastare la corruzione rispetto al passato.
La cerimonia d’insediamento a Salerno
In un incontro carico di emozione, Cantone ha espresso la sua felicità nel tornare a lavorare “Nelle sue terre”, sottolineando la necessità di conoscere più a fondo la situazione locale. Tuttavia, il suo primo intervento è stato ben chiaro: la lotta alla corruzione, seppur necessaria, non gode delle stesse armi normative di un tempo. In particolare, Cantone, ha espresso dubbi in merito alla recente abolizione del reato di abuso d’ufficio. Una misura che ha ritenuto un vero e proprio danno significativo per il contrasto alla corruzione. Il depotenziamento della norma sul traffico di influenze illecite, poi, è un altro passo indietro che il magistrato non ha esitato a denunciare: “Mi auguro che alcune fattispecie vengano ripristinate e rafforzate”, ha affermato con fermezza.
Il problema della normativa sulle intercettazioni
Al centro delle sue preoccupazioni, la tematica delle intercettazioni. La riforma che ha ridotto la possibilità di usarle durante i procedimenti in modo drastico è, secondo Cantone, un grave danno. La capacità di intercettare le comunicazioni delle persone coinvolte in reati contro la pubblica amministrazione è uno strumento molto potente nelle mani degli inquirenti. Le recenti modifiche normative, però, hanno limitato questa possibilità. Un ostacolo ulteriore che, come ha ricordato Cantone, si affianca a una già difficile situazione sul piano operativo.
Oltre alla corruzione, il magistrato ha affrontato altre tematiche fondamentali per la giustizia salernitana, tra cui la criminalità organizzata, il traffico di droga e l’immigrazione clandestina. Ha anche sottolineato l’importanza di non abbassare la guarda in merito alla violenza di genere e sul fenomeno del caporalato. Temi che, spesso, restano in secondo piano, ma che segnano profondamente il territorio campano. Il suo messaggio è chiaro: in un periodo di incertezze normative e limitazioni legislative, la lotta alla corruzione è più difficile che mai.

Le parole sul caso Vassallo
Nel corso dell’udienza di insediamento hanno preso parte figure istituzionali di grande rilievo. Erano presenti il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il presidente del tribunale di Salerno Giuseppe Ciampa. Raffaele Cantone ha anche fatto riferimento all’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Un caso non ancora risolto, sul quale ha dichiarato: “Non sono in grado di esprimermi su vicende di cui ho solo letto sui giornali”.
Con il ritorno di Cantone, dunque, si accende nuovamente la speranza per una giustizia più equa e incisiva in Campania. Il suo intervento ha però messo in luce una verità scomoda: in molti casi, lo Stato è meno forte nella lotta alla corruzione rispetto al passato. Un fatto che, se non affrontato con urgenza, rischia certamente di compromettere ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.


