Quattro ettari di terreni agricoli confiscati all’organizzazione dei Casalesi, oggi gestiti da Agrorinasce
Il 31 marzo 2026 la Corte di Appello di Napoli ha emesso un’importante ordinanza che segna un ulteriore passo nel contrasto alla criminalità organizzata in Campania. La confisca riguarda quattro terreni agricoli di circa 15 ettari situati nella tenuta Ferrandelle, a Santa Maria La Fossa. Questa è un’area che per decenni è stata sotto il controllo del boss camorrista Francesco Schiavone, noto come Sandokan. Sandokan è considerato uno dei capi storici del clan dei Casalesi. Questa operazione arriva a seguito di una serie di indagini economico-patrimoniali condotte dalla Guardia di Finanza di Caserta. Queste indagini hanno permesso di identificare con precisione le particelle catastali sfuggite all’originario sequestro preventivo avvenuto nel 1996. L’obiettivo della confisca è stato quello di rettificare il decreto di confisca del 1996. Inoltre, si è mirato ad assegnare definitivamente questi beni allo Stato. Questa assegnazione ha interessato in particolare la società consortile Agrorinasce, che si occupa della gestione e valorizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata.
La storia della tenuta Ferrandelle
La tenuta Ferrandelle è un simbolo del potere che la camorra esercitava sul territorio campano, in particolare nel casertano. Situata nel comune di Santa Maria La Fossa, la proprietà era utilizzata dai Casalesi per le proprie attività illecite. Esse comprendevano il traffico di rifiuti, estorsioni e traffici vari. La confisca di oggi segna una tappa fondamentale nel lungo percorso di recupero e riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità. Questo percorso viene perseguito da anni con determinazione dalle autorità italiane.
Gli stessi terreni erano stati oggetto di un primo sequestro nel 1996. Tuttavia, a causa di errori nelle operazioni catastali, alcune particelle erano rimaste fuori dal decreto di sequestro. Queste terre sono rimaste in mano a chi aveva usufruito del crimine per accumulare ricchezze. Le nuove indagini hanno permesso di rilevare l’esistenza di queste aree non sequestrate. Successivamente, è stato possibile procedere alla confisca definitiva.
Le indagini e il ruolo della Guardia di Finanza
Le indagini che hanno portato alla confisca definitiva sono state condotte dalla Sezione Misure di Prevenzione del Gruppo Tutela Economia del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta. Grazie al lavoro di ricostruzione economica e patrimoniale, sono emersi dettagli importanti. Questi dettagli hanno permesso di individuare le particelle catastali mancanti.

Il valore economico della confisca
Il valore complessivo dei terreni confiscati è stato stimato in oltre 1 milione di euro. Questa cifra riflette il valore strategico e agricolo delle terre una volta appartenenti a Schiavone. Questi terreni rappresentano non solo una risorsa economica, ma anche un simbolo della lotta dello Stato contro le infiltrazioni mafiose nel settore agricolo e nella gestione del territorio.
La gestione di questi beni confiscati è stata affidata a Agrorinasce, una cooperativa sociale che da anni si occupa di riutilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata per progetti legati all’agricoltura, alla cultura e al sostegno delle comunità locali. La destinazione dei beni confiscati è quindi a beneficio della collettività. Questo ha un forte impatto positivo sul territorio.


