L'oncologo Antonio Marfella
L'oncologo Antonio Marfella

1 Aprile 2026

Angela Capasso

Bagnoli, Marfella: “Dragaggi senza dati, così si rimette in circolo l’inquinamento di cento anni”. “Epatite A? Coincidenza da verificare subito”

Il medico per l’ambiente denuncia l’assenza di dati epidemiologici e controlli sui fondali: “Si stanno smuovendo milioni di tonnellate di sostanze tossiche”. E sui casi di epatite: “Serve monitoraggio immediato”



“Stiamo rimettendo in circolo l’inquinamento di cento anni senza avere i dati per capire cosa sta accadendo davvero”. È una denuncia netta quella di Antonio Marfella, presidente dei Medici per l’Ambiente di Napoli e oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale, intervenuto ai microfoni de Il Campano.

Al centro dell’intervista i lavori in corso a Bagnoli, in particolare i dragaggi dei fondali, ma anche un tema emerso nelle ultime settimane: l’aumento dei casi di epatite A tra l’area flegrea e il litorale domizio-aversano. Due piani che, secondo il medico, non possono essere letti separatamente senza un elemento fondamentale: i dati.

Il vuoto dei dati: “Senza numeri non si può parlare di bonifica”

Il primo nodo è quello che Marfella definisce “gravissimo”: l’assenza, per decenni, di dati epidemiologici dettagliati sul territorio.

“Ad oggi non abbiamo dati di incidenza e mortalità per distretto sanitario – spiega –. Non sappiamo, nero su bianco, quanto e come ci si ammala a Bagnoli rispetto ad altre aree della città”.

Un vuoto che riguarda un territorio con una storia industriale pesantissima, segnata dalla presenza dell’Italsider. Solo di recente, dopo un confronto in Prefettura, l’Asl Napoli 1 ha assunto l’impegno di produrre questi dati. Ma per Marfella il problema resta: “Se questi dati arrivano ora, arrivano quando le decisioni sono già state prese”.

Dragaggi e fondali: “Così si rimette in circolo la tossicità dell’Italsider”

Il punto più critico riguarda i dragaggi. Secondo Marfella, non si tratta solo di un intervento tecnico, ma di un’operazione che può avere conseguenze profonde:

“Nel momento in cui si dragano i fondali, si fa rivivere l’Italsider. Non quella di un anno o dieci anni, ma quella di cento anni”.

Il riferimento è alla presenza di enormi quantità di materiali contaminati: “Si stanno smuovendo circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti tossici di fonderia: mercurio, cadmio, metalli pesanti, diossine, PCB”. Materiali che, una volta rimessi in circolo, possono entrare nuovamente nell’ecosistema marino e nella catena alimentare.

Ex area industriale Bagnoli
Ex area industriale Bagnoli. Foto: FAI

Il nodo dei mitili: “Bisogna controllare subito”

Tra le conseguenze più dirette, secondo il medico, c’è il possibile impatto sui mitili. “Quando si crea una contaminazione di questo tipo, il primo obbligo è analizzare i mitili bivalvi, perché entrano direttamente nella catena alimentare”.

Un passaggio che oggi, secondo Marfella, non viene affrontato con la necessaria urgenza: “Non si stanno facendo monitoraggi tossicologici adeguati. E invece è la prima cosa che andrebbe fatta”.

Il tema non è solo sanitario, ma anche economico: il settore della mitilicoltura rischia di subire danni senza avere strumenti per garantire sicurezza e ripartenza.

Epatite A: “Coincidenza temporale da verificare subito”

In questo contesto si inserisce il tema dei casi di epatite A. Marfella è chiaro nel distinguere: “Ho parlato di una coincidenza temporale con l’avvio dei dragaggi, non di un nesso già dimostrato”. Ma allo stesso tempo sottolinea la necessità di approfondire: “Quando si altera l’equilibrio dell’ecosistema marino, anche i virus possono comportarsi in modo diverso, soprattutto all’interno della catena alimentare”.

Il riferimento è alla possibile interazione tra contaminazione ambientale e proliferazione virale nei mitili. “Serve un monitoraggio immediato, non solo microbiologico ma anche tossicologico”.

Ospedale Cotugno
L’Ospedale Cotugno

Controlli insufficienti: “Non si può investire senza verificare”

Sul sistema di controllo, la posizione è netta: “Assolutamente insufficiente”.

Per Marfella, è inaccettabile che a fronte di investimenti miliardari non ci sia un monitoraggio adeguato: “Non è possibile muovere cento anni di inquinamento e non controllare immediatamente acqua, fondali e fauna marina”. Il richiamo è anche al concetto di “One Health”, che lega ambiente, animali e salute umana.

Il silenzio su Bagnoli: “Un problema troppo grande”

Un altro passaggio forte riguarda l’informazione. Perché per anni si è parlato poco di salute a Bagnoli?

“Perché era un problema troppo grande – risponde –. Non si poteva attribuire allo stile di vita, ma a un sistema”. Un silenzio che, secondo il medico, ha rallentato anche lo sviluppo di una consapevolezza collettiva e di una epidemiologia realmente pubblica.

La priorità: dati, controlli e salute pubblica

In chiusura, Marfella indica una linea chiara: “Servono subito dati per distretto, monitoraggi ambientali e controlli sulla popolazione e sulla filiera alimentare”.

E aggiunge un principio netto: “Il primo dovere di un sindaco è tutelare la salute pubblica dei cittadini, non gli interessi economici”.

Quello che resta è una domanda aperta, che va oltre il caso Bagnoli: si può intervenire su un territorio così complesso senza avere prima tutti i dati necessari? Tra lavori accelerati, coincidenze da verificare e controlli mancanti, il rischio – secondo Marfella – è quello di agire senza conoscere fino in fondo le conseguenze.

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