Dopo il no all’Auditorium, i collettivi ottengono l’accesso al Municipio per discutere di “America’s Cup”, turistificazione e altre criticità del territorio. Il messaggio è chiaro: stop ai grandi eventi che danneggiano il territorio.
Un pomeriggio concitato, quello di ieri 27 marzo, a Bagnoli che ha visto lo svolgimento del Consiglio Comunale Popolare organizzato dai collettivi del territorio, tra cui Villa Medusa, e associazione “No America’s Cup” con l’idea di dar vita ad un momento di discussione collettiva e democratica sul futuro del territorio in vista di una possibile mobilitazione generale il 1 maggio.
L’auditorium negato
Gli attriti, nati in realtà già lo scorso 3 marzo in occasione del Consiglio Comunale a porte chiuse che escluse la cittadinanza da un coinvolgimento attivo, si sono acuiti già nei giorni scorsi. I collettivi, infatti, si sono visti respingere formalmente tramite PEC, la richiesta di poter svolgere il Consiglio Popolare presso il foyer dell’Auditorium di Porta del Parco in via Diocleziano, poiché, così come si legge dalla PEC, il dibattito civico e politico, non rientra nelle finalità del luogo.
I collettivi, allora, hanno deciso di spostare l’assemblea pubblica presso il Municipio di Bagnoli in via Acate, 67. Ma anche questa scelta ha creato frizioni.
In mattinata presidiata la sede del Municipio
Già dalla mattina, infatti, la zona del Municipio è stata presidiata dalle forze dell’ordine per impedire l’accesso alle aule comunali.
“Da stamattina- si legge sulle pagine social del collettivo di Villa Medusa– camionette della PS e agenti della Digos presidiano l’edificio della X Municipalità, un palazzo vuoto per impedire un confronto degli abitanti su tutto ciò che sta succedendo in città. Dalla speculazione su Bagnoli alle trasformazioni nell’area Est, passando per la turistificazione e l’ipersfruttamento dei nostri territori e corpi.“
Nessuna voglia, da parte dei manifestanti, di compiere un passo indietro dinanzi alla necessità di creare momenti di confronto democratico.
Prima la discussione, poi l’accesso in sede
Dopo una lunga discussione, anche con toni accesi, stando sempre a quanto riportano le pagine di Villa Medusa, i cittadini sono corsi in massa per chiedere l’accesso alle aule consiliari per poter svolgere in serenità l’assemblea comunale. Alla fine il permesso è arrivato: l’aula consiliare è stata concessa per due ore e ha fatto si che il tutto potesse svolgersi regolarmente.

Bagnoli al centro della discussione dell’ordine del giorno
L’Assemblea Popolare ha definito un ordine del giorno serrato per denunciare le criticità che colpiscono la città. Al centro del dibattito si pongono il diritto all’abitare e il contrasto alla turistificazione selvaggia che alimenta l’emergenza abitativa e la svendita del patrimonio pubblico. I partecipanti hanno analizzato le trasformazioni urbanistiche da Ovest a Est per bloccare ogni nuova speculazione edilizia.
L’Assemblea rivendica il diritto al mare contro l’eccesso di concessioni e interroga il ruolo del Porto di Napoli e di MSC nello sviluppo metropolitano.
Sul fronte sociale, è stato denunciato il definanziamento dei consultori, dei CAV e l’assenza di sportelli per la comunità LGBTQIA+, esigendo percorsi di affermazione di genere garantiti. Vengono inoltre monitorate le crisi aziendali delle partecipate e lo stato dei beni comuni. Per l’Assemblea cittadina l’obiettivo è chiaro: la città deve decidere il proprio destino. Il nodo della partecipazione resta centrale:
“Si vantano di avere discusso di tutto ciò nelle stanze segrete di qualche circolo, di qualche associazione che poi viene rappresentata come partecipazione. Ma in realtà sono associazioni di comodo, di partiti. Da quel momento non abbiamo avuto possibilità di Consiglio Comunale o la partecipazione del territorio.”, afferma uno degli attivisti.
“Il 3 marzo era già tutto deciso”
Il Consiglio del 3 marzo, a detta degli attivisti, fu solo un “teatro” dal momento in cui tutto era stato già deciso.
“Dall’inizio avevamo dichiarato l’opacità dell’operazione in corso, dei rischi ambientali, dell’accelerazione assurda di questi lavori. Mentre non si davano risposte ai grandi dubbi e alle preoccupazioni della cittadinanza”, continua.
Denunciata l’ironia sui timori della cittadinanza
Non solo la mancanza di coinvolgimento diretto ma arriva anche, da parte dei collettivi, la denuncia sull’ironia che i cittadini hanno ricevuto per le loro preoccupazioni legate alla bonifica.
“Hanno detto i cittadini capiranno: si sta peggio a Piazza Garibaldi. Senza avere un minimo di rispetto, anche se fosse vero quello che dicono, verso il territorio.”
Un territorio che, come ricorda l’attivista, ancora vive centinaia di morti per malattie tumorali.

“Scelte puramente politiche” in contraddizione con il progetto firmato nel 2023
Nel corso dell’assemblea è stata denuncia una strategia di terrorismo mediatico attuata dalla struttura commissariale per giustificare scelte puramente politiche. Le autorità, secondo gli attivisti, hanno diffuso dati gonfiati sul volume di materiali da rimuovere (da 2 milioni a 1,3 milioni di metri cubi) con l’obiettivo di paralizzare le operazioni di bonifica. Questi numeri contraddicono apertamente il progetto del 2023, firmato dagli stessi enti, che prevedeva interventi minimi e il ricollocamento dei materiali in situ e non ex sidu come, invece, sta avvenendo adesso.
L’attuale gestione, invece, a detta dei collettivi, evita la rimozione dei veleni e punta al tombamento della colmata che porterà alla perdita della spiaggia.
“Questa scelta non mira alla restituzione della spiaggia pubblica ai cittadini, ma serve a trasformare l’area in un mero deposito per la Coppa America.”
Si assiste dunque, dal punto di vista dei manifestanti, a un’invasione di interessi che sacrificano la salute del litorale sull’altare di una convenienza logistica mascherata da necessità tecnica.
Il rischio ambientale legato ai dragaggi
Discusso anche dell’impatto che i dragaggi, e la movimentazione dei sedimenti, possono avere sull’ecosistema marino. Rischi, infatti, anche per la Posedonia Oceanica, vero polmone del mare, sviluppatasi tra Nisida e Coroglio.
“Le operazione di dragaggio, avvengono proprio nel periodo primaverile in cui c’è proprio il picco della fioritura della Poseidonia e della riproduzione di pesci di specie protetta che vivono nell’area”, afferma un esperta naturalista.

“Bagnoli chiama Napoli”, l’ipotesi di una grande mobilitazione il primo maggio
La battaglia locale di Bagnoli si prepara a diventare una mobilitazione generale in vista del prossimo 1 maggio che punta dritta al Comune, alla Regione e al governo nazionale. I movimenti si scagliano contro le grandi opere inutili e i grandi eventi che drenano risorse, esigendo che i fondi pubblici finanzino una riqualificazione autentica del territorio.
“Una grande manifestazione, qui a Bagnoli contro grandi opere, inutili e dannose, contro grandi eventi, contro il piano generalizzato perché i soldi ci servono per la vera bonifica, per la vera riqualificazione dei nostri territorio”, conclude l’attivista.
E mentre le vele leggere si preparano a solcare il mare di Bagnoli, e i cantieri procedono a ritmo serratissimo, c’è una parte di popolazione che chiede di essere ascoltata per far si che quel solco non si trasformi in ferita eterna.


