Indagini sul possibile commercio di frutti di mare contaminati, con sospetti su partite importate che potrebbero essere state mescolate con prodotti italiani. Crescono i casi di epatite A in Campania e basso Lazio
La Procura di Napoli, in collaborazione con il Nas di Napoli, ha avviato un’inchiesta a seguito di un significativo aumento dei casi di epatite A registrati in Campania e nel basso Lazio. Al centro delle indagini ci sono frutti di mare contaminati, in particolare cozze e altri molluschi. Inoltre, questi vengono venduti potenzialmente miscelati con partite provenienti dall’estero. Gli inquirenti stanno esplorando l’ipotesi che i frutti di mare contaminati siano stati distribuiti in maniera irregolare. Di conseguenza, ciò metterebbe a rischio la salute dei consumatori.
Il sospetto di contaminazione da frutti di mare esteri
Gli accertamenti avviati dalla Procura di Napoli, sotto la supervisione del procuratore aggiunto Antonio Ricci e della sostituta Valentina Rametta, si concentrano su un possibile commercio di molluschi contaminati. Gli investigatori ipotizzano che partite di cozze importate dall’estero possano essere state mischiate con prodotti italiani. Questo aumenterebbe così i rischi per la salute. Il Nas, sotto la direzione del comandante Alessandro Cisternino, sta svolgendo un lavoro di ricostruzione delle filiere di approvvigionamento. Si cerca di stabilire se e in che modo questi frutti di mare contaminati siano finiti sul mercato. Le indagini mirano a verificare l’origine dei molluschi, nonché la loro tracciabilità. In questo modo, si vuole escludere che i prodotti siano stati venduti senza i dovuti controlli di sicurezza.
I primi casi e l’area del basso Lazio
L’epatite A, una malattia virale che colpisce principalmente il fegato, è stata riscontrata con particolare frequenza nell’area del basso Lazio, tra cui la zona di Terracina. Qui, alcuni consumatori hanno riportato i sintomi dopo aver mangiato frutti di mare provenienti da Bacoli, in provincia di Napoli. Questo legame geografico ha spinto le autorità a concentrarsi sulla possibile contaminazione dei molluschi. Tuttavia, al momento non è stato confermato se i frutti di mare contaminati fossero miscelati con partite italiane. I carabinieri del Nas stanno acquisendo informazioni cliniche e mappando le vendite, mentre alcuni ristoranti e punti di vendita sono stati individuati come potenziali fonti di contagio. Le indagini proseguono, con l’obiettivo di identificare eventuali responsabilità. Si vuole inoltre prevenire nuovi contagi.

Problemi ambientali e contaminazione da scarichi fognari
Oltre alla pista delle partite miscelate, le indagini si concentrano anche su un altro possibile fattore di rischio: la contaminazione delle acque marine. Gli investigatori stanno esaminando la possibilità che gli scarichi fognari abbiano inquinato le acque in cui i frutti di mare vengono allevati e raccolti. Questo tipo di inquinamento potrebbe spiegare la presenza di patogeni nell’ambiente marino e, di conseguenza, nei molluschi venduti al pubblico. In particolare, gli scarichi fognari lungo il litorale campano, in particolare a nord della regione, sono sotto esame per valutare se abbiano contribuito alla contaminazione. Le autorità stanno verificando se le zone interessate siano conformi alle normative ambientali e se siano stati eseguiti i necessari controlli sulla qualità delle acque.
Sequestri e analisi dei campioni
Nei giorni scorsi, i carabinieri del Nas hanno sequestrato circa 50 chilogrammi di frutti di mare e prelevato numerosi campioni, destinati alle analisi presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici. I risultati delle analisi di laboratorio saranno cruciali per stabilire con certezza la presenza di patogeni come l’epatite A. Inoltre, serviranno per tracciare l’origine della contaminazione. Questi accertamenti sono destinati a fare luce sulle responsabilità, ma anche a determinare le misure da adottare per limitare il rischio di ulteriori infezioni. Nel frattempo, le autorità invitano i consumatori a prestare attenzione all’origine dei frutti di mare acquistati. Si raccomanda anche di preferire prodotti tracciabili e certificati.


