Contenitori obsoleti e temperature estreme: i dubbi della Procura sulla catena di trasporto che è costata la vita al bambino di 2 anni e 5 mesi.
Proseguono le indagini della Procura di Napoli e dei Nas per il tragico decesso del piccolo Domenico Caliendo, avvenuto al Monaldi in seguito a un trapianto di cuore danneggiato. Gli inquirenti stanno ascoltando diverse persone informate sui fatti nell’ambito del procedimento per omicidio colposo in concorso. L’attenzione resta alta per chiarire le responsabilità cliniche dietro questa drammatica vicenda, scaturita dopo alcune denunce anonime trasmesse dai media.
Ipotesi acqua di scarsa qualità o contaminata
Gli inquirenti, già da settimane, hanno esteso il raggio d’azione delle indagini, puntando i riflettori sull’ospedale di Bolzano. L’attenzione si concentra sull’attività dell’equipe del Monaldi, giunta nel capoluogo altoatesino per il prelievo dell’organo destinato al piccolo Domenico.
Il focus investigativo segue le pesanti accuse emerse durante una trasmissione televisiva, dove alcuni testimoni anonimi hanno ipotizzato una gestione negligente all’interno del nosocomio. In particolare, gli investigatori stanno verificando se il personale abbia utilizzato acqua di scarsa qualità o potenzialmente contaminata per la produzione del ghiaccio impiegato durante le operazioni di conservazione dell’organo.
Se confermate, tali criticità igieniche potrebbero aver compromesso irreparabilmente la vitalità del cuore, contribuendo in modo decisivo al tragico esito del trapianto. Procura e Nas analizzano ora protocolli e procedure tecniche per stabilire se le carenze strutturali abbiano causato il danneggiamento del muscolo cardiaco, trasformando una procedura salvavita in una fatale omissione.

Strumenti di trasporto inadeguati e tecnica di refrigerazione inappropriata
Le indagini svelano dettagli importanti sulla conservazione dell’organo. Gli operatori, secondo quanto emerso, hanno riposto il cuore espiantato a Bolzano in un contenitore frigo di vecchia generazione, un dispositivo ormai considerato obsoleto e non più conforme alle attuali linee guida mediche.
Ancora più grave risulta la scelta tecnica effettuata durante il trasporto verso Napoli: l’equipe ha impiegato ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale. Questa sostanza, capace di raggiungere temperature estreme fino a -80 gradi, avrebbe provocato un congelamento eccessivo del tessuto cardiaco, compromettendone irreversibilmente la struttura. Gli inquirenti stanno ora verificando se questo errore procedurale abbia causato direttamente il danneggiamento del muscolo, rendendo inutile il delicato intervento. L’uso di strumenti inadeguati e di una tecnica di refrigerazione inappropriata solleva interrogativi pesanti sulla condotta del personale coinvolto, evidenziando una possibile, fatale negligenza nel protocollo di trasporto dell’organo destinato al piccolo Domenico.
Versioni coincidenti da Napoli a Bolzano
Le deposizioni rilasciate finora dagli operatori sanitari presenti in sala operatoria il 23 dicembre 2025 mostrano una linea difensiva unitaria. Sia durante l’espianto a Bolzano che nel successivo trapianto a Napoli, il personale coinvolto ha fornito versioni dei fatti del tutto coincidenti. Questa coerenza nelle testimonianze complica il lavoro degli inquirenti, che cercano di ricostruire con precisione le dinamiche operative di quella giornata. Nonostante le pesanti ombre sul protocollo di conservazione adottato, i medici confermano reciprocamente la correttezza del proprio operato. La Procura continua a vagliare tali dichiarazioni, confrontandole con le prove tecniche raccolte per verificare se celino eventuali lacune procedurali.
Nonostante la coerenza delle testimonianze, resta fondamentale fare chiarezza su quanto accaduto quel tragico 23 dicembre. La verità tecnica dovrà presto emergere per dare risposte certe e, soprattutto, per fare giustizia in memoria del piccolo Domenico.


