Guido Oppido
Guido Oppido

5 Marzo 2026

Redazione Il Campano

Caso Domenico, la lettera degli operatori contro Oppido: “Clima tossico e paura in sala operatoria”

Il documento del personale sanitario letto dal legale della famiglia: segnalate urla, aggressività verbale e tensioni in sala operatoria

Una lettera interna firmata dal personale della sala operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli torna al centro del caso legato alla morte del piccolo Domenico Caliendo. Il bambino di due anni è deceduto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore. Il documento, datato 27 gennaio, è stato letto ai cronisti all’esterno del Duomo di Nola dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del bambino.

La missiva era stata inviata ai vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli, a cui fa capo il Monaldi. Segnalava una situazione ritenuta dagli operatori “di estrema gravità”. Tale situazione era tale da compromettere il clima lavorativo all’interno della sala operatoria e la serenità del personale.

La lettera ai vertici dell’azienda

Il documento era indirizzato alla direttrice generale dell’azienda, Anna Iervolino, oltre che ai responsabili sanitari della struttura. A firmarlo sono stati infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici della sala operatoria coinvolti nelle attività del reparto di cardiochirurgia.

Nella lettera, gli operatori spiegavano di voler portare all’attenzione della direzione una situazione che, a loro avviso, stava compromettendo “in modo significativo il benessere professionale e umano degli operatori”. Inoltre la situazione metteva a rischio “la sicurezza dell’assistenza erogata ai pazienti”.

Secondo quanto riportato nel documento, il clima all’interno del reparto sarebbe stato segnato da tensioni e difficoltà nella comunicazione tra i membri dell’équipe.

Guido Oppido
Guido Oppido

Le accuse nei confronti del cardiochirurgo

Nel testo della lettera, il personale sanitario faceva riferimento a comportamenti attribuiti al cardiochirurgo Guido Oppido. Quest’ultimo è uno dei sette medici indagati nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico.

Gli operatori parlavano di una crescente “sfiducia reciproca” all’interno del team. Inoltre menzionavano una comunicazione definita insufficiente, che avrebbe contribuito a creare una percezione diffusa di insicurezza tra infermieri, oss e tecnici.

In particolare, la missiva descriveva “comportamenti sistematici e quotidiani” caratterizzati da urla, aggressività verbale e umiliazioni pubbliche delle competenze professionali. Nel documento si faceva inoltre riferimento all’utilizzo di un linguaggio offensivo e denigratorio, a imprecazioni e a atteggiamenti ritenuti intimidatori.

Secondo quanto riportato, tali comportamenti avrebbero reso più difficile il lavoro di squadra all’interno della sala operatoria. Inoltre avrebbero creato un clima di tensione costante tra i professionisti coinvolti.

Le conseguenze sul personale

Nella lettera gli operatori segnalavano anche gli effetti che questa situazione avrebbe avuto sul personale sanitario. Venivano descritti episodi di ansia persistente, difficoltà di concentrazione durante le attività lavorative e uno stato diffuso di stress.

Il documento parlava esplicitamente di un clima lavorativo caratterizzato da paura e perdita di fiducia reciproca all’interno dell’équipe multiprofessionale.

Proprio per questo motivo, gli operatori spiegavano di aver valutato collettivamente anche la possibilità di chiedere il trasferimento dal reparto.

Domenico Caliendo
Domenico Caliendo

Il contesto dell’inchiesta

La lettera risale al 27 gennaio, quindi alcune settimane prima della morte del piccolo Domenico. Il bambino è deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi dopo il trapianto di cuore.

La vicenda ha portato la Procura di Napoli ad aprire un’inchiesta per omicidio colposo. L’indagine coinvolge sette medici impegnati nelle diverse fasi della procedura di trapianto.

L’indagine punta a ricostruire con precisione quanto accaduto durante il percorso che ha portato all’intervento chirurgico. Si indaga dall’espianto dell’organo fino al trasporto e al successivo trapianto eseguito a Napoli.

Il dibattito sul clima nel reparto

La diffusione della lettera aggiunge ora un ulteriore elemento al quadro complessivo della vicenda. Il documento non riguarda direttamente l’intervento chirurgico finito sotto indagine. Tuttavia, descrive una situazione interna al reparto che il personale riteneva problematica già prima della tragedia.

Resta da capire quali valutazioni siano state effettuate dai vertici dell’Azienda ospedaliera dopo aver ricevuto la segnalazione. Bisognerà anche vedere se siano stati adottati provvedimenti o verifiche sul clima lavorativo segnalato dagli operatori.

Nel frattempo, l’inchiesta giudiziaria prosegue con gli accertamenti tecnici disposti nell’ambito dell’incidente probatorio. Intanto il caso continua a sollevare interrogativi sulla gestione del reparto e sulle dinamiche interne alla struttura sanitaria coinvolta.

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