Ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

25 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Morte Domenico, il primario cardiologico dimissionario del Monaldi “Nessun ruolo né informativa durante intervento”. Si attende autopsia

Il responsabile della gestione cardiologica prima del trapianto chiarisce: non è stato coinvolto nelle fasi critiche dell’intervento

Il primario dell’Unità di Malattie Cardiovascolari Rare dell’ospedale Monaldi di Napoli, Giuseppe Limongelli, ha presentato le dimissioni dal ruolo di responsabile della gestione cardiologica pre‑operatoria nel contesto della vicenda che riguarda la morte del piccolo Domenico dopo un trapianto di cuore. Infatti, la decisione e soprattutto le motivazioni fornite dal suo legale, ha riacceso il dibattito pubblico sulla gestione clinica e organizzativa dell’intervento. Inoltre, si è discusso sulla trasparenza delle informazioni tra le diverse équipe mediche coinvolte. In una nota diffusa dall’avvocato Gennaro Razzino, si sottolinea che Limongelli “non ha mai ricevuto alcuna informativa” dagli operatori del team chirurgico e di follow‑up pediatrico sulle fasi immediatamente precedenti, durante e subito dopo il trapianto. Secondo la difesa, questa presunta mancanza di comunicazione ha reso impossibile esercitare in modo pieno e responsabile le funzioni attribuitegli. Di conseguenza, il primario ha rassegnato le dimissioni dalle responsabilità cliniche specifiche legate al caso.

Le dimissioni del primario: cosa è stato detto

La versione ufficiale fornita dal legale di Limongelli cerca di circoscrivere le responsabilità del suo assistito. Secondo l’avvocato Razzino, il professore «non ha avuto alcun ruolo, né tantomeno ricevuto informativa dai responsabili del team chirurgico e follow up trapianto pediatrico», in relazione alla fase chirurgica e post operatoria dell’intervento sul piccolo Domenico. Per questo motivo, si legge nel comunicato, ha deciso di dimettersi dal ruolo di responsabile della gestione cardiologica pre operatoria. Tuttavia, continua a ricoprire la carica di primario dell’unità di malattie cardiovascolari rare al Monaldi di Napoli.

La dichiarazione, ripresa da agenzie di stampa, arriva in un momento in cui la vicenda ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media. Questo ha alimentato discussioni sul modello organizzativo degli ospedali, sull’integrazione tra reparti e, più in generale, sulla responsabilità istituzionale in casi di esiti tragici come quello di Domenico. L’avvocato Razzino definisce il clamore mediatico attorno alle dimissioni come «sproporzionato», evidenziando l’intento di chiarire un possibile fraintendimento. Limongelli, secondo la difesa, avrebbe svolto regolarmente il suo ruolo fino a circa un mese prima dell’intervento. Tuttavia, non avrebbe avuto alcuna responsabilità diretta nelle fasi più delicate dell’evento chirurgico.

Mamma Patrizia e il figlio Domenico
Mamma Patrizia e il figlio Domenico

L’inchiesta sulla morte di Domenico

Parallelamente alla notizia delle dimissioni, prosegue l’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del bambino. È attesa la decisione del gip riguardo alla richiesta di incidente probatorio per l’autopsia. Si tratta di un passaggio cruciale per fare luce sulle cause del decesso. Inoltre, servirà per consentire la restituzione della salma ai familiari per i funerali. Secondo quanto emerso nelle scorse settimane da fonti investigative, sarebbe stata utilizzata una cassa frigorifera non idonea per il trasporto dell’organo destinato al trapianto. Il cuore prelevato a Bolzano sarebbe stato trasportato a Napoli in un contenitore di plastica rigida simile a quelli da campeggio. In aggiunta, sarebbe stato usato un sistema di refrigerazione improprio.

Fotografie acquisite dagli inquirenti mostrano il box con la scritta a pennarello “S. OP. C. CHPED” — Sala Operatoria Cardiochirurgia Pediatrica. Secondo una prima analisi, il problema principale non sarebbe tanto la tipologia del contenitore. Piuttosto, riguarderebbe l’uso di ghiaccio secco per raffreddare l’organo. Il ghiaccio secco raggiunge temperature fino a ‑80 °C. Tuttavia, gli standard internazionali raccomandano che un cuore destinato al trapianto sia mantenuto in ipotermia tra 0 °C e 4 °C. L’utilizzo di un refrigerante troppo freddo può infatti causare danni irreversibili al tessuto cardiaco.

Ospedale, équipe e responsabilità: il nodo della comunicazione

La nota del legale di Limongelli tocca un punto cruciale: la comunicazione interna tra équipe mediche. In organizzazioni complesse come un ospedale specializzato, un flusso informativo chiaro e tempestivo è essenziale per garantire cure sicure e coordinate. Se i diversi team, cardiologia, cardiochirurgia pediatrica, anestesia e terapia intensiva non condividono dati, osservazioni cliniche e valutazioni operative, il rischio di errori o di decisioni non ottimali aumenta. La difesa del primario sostiene che proprio questa mancanza di informazione e coinvolgimento attivo nelle dinamiche dell’intervento abbia reso insostenibile mantenere un ruolo di responsabilità clinica diretta, pur continuando a guidare un reparto di eccellenza per altre patologie cardiovascolari rare.

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