l’avvocato Francesco Petruzzi e Patrizia, la mamma del bimbo
l’avvocato Francesco Petruzzi e Patrizia, la mamma del bimbo

19 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Il no degli esperti al trapianto del bimbo, il legale della famiglia: “Dopo 57 giorni non bastano 5 righe”

Dopo il parere negativo del pool di esperti, il legale della famiglia chiede tutta la documentazione clinica e parla di responsabilità. Contatti anche con la Lettonia

È stato dichiarato non trapiantabile il bambino ricoverato da quasi due mesi all’Ospedale Monaldi di Napoli. La decisione è arrivata al termine di un consulto tecnico convocato per valutare la possibilità di procedere con un nuovo intervento. Tale possibilità era valutata dopo il precedente trapianto di cuore risultato danneggiato. Il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha parlato di un passaggio che segna “la fine del tempo della speranza” e l’inizio “del tempo delle responsabilità”. E ha annunciato la richiesta formale di tutta la documentazione sanitaria: “Non bastano cinque righe dopo 57 giorni di attesa”.

Il parere dell’Heart Team e lo stop al trapianto

Il consulto è iniziato poco dopo mezzogiorno. A comporre l’Heart Team, oltre all’équipe del Monaldi, c’erano specialisti provenienti da alcuni dei principali centri cardiochirurgici italiani: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, indicato come centro di riferimento europeo, con il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio; l’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova con il professor Giuseppe Toscano; l’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo con il dottor Amedeo Terzi; e l’ospedale Regina Margherita di Torino con il professor Carlo Pace Napoleone. Al termine della riunione, il giudizio è stato negativo: secondo i medici, il piccolo paziente non sopravviverebbe a un nuovo intervento chirurgico. Il bambino si trova in coma farmacologico da 58 giorni e le sue condizioni sono ritenute tali da non consentire un ritorno in sala operatoria.

La decisione ha avuto una conseguenza immediata: è stato comunicato al Centro nazionale Trapianti che il cuore compatibile individuato martedì sera non potrà essere destinato al paziente napoletano.

La richiesta degli atti e il tema delle responsabilità

Per la famiglia, però, la vicenda non si chiude con il parere tecnico. L’avvocato Petruzzi ha chiesto copia del provvedimento e dell’intera cartella clinica. Tale documentazione sarà sottoposta a un medico legale di parte, il dottor Luca Scognamiglio, per una valutazione indipendente. “Dobbiamo avere copia di tutti i documenti e studiarli”, ha dichiarato il legale. “Se è finito il momento della speranza, inizia pure quello delle responsabilità”. La richiesta riguarda non solo il giudizio conclusivo sulla trapiantabilità, ma anche le valutazioni intermedie e le eventuali terapie alternative prese in considerazione durante i 57 giorni di ricovero in terapia intensiva. Il punto sollevato dalla difesa è duplice: da un lato comprendere nel dettaglio su quali basi cliniche sia stata presa la decisione; dall’altro verificare se siano state esplorate tutte le opzioni possibili, incluse soluzioni fuori dal circuito sanitario che finora ha seguito il caso.

Ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

L’ipotesi estero e i contatti con la Lettonia

Proprio su questo aspetto si concentra l’ultima iniziativa della famiglia. Petruzzi ha riferito di aver avuto contatti dalla Lettonia, dove a suo dire “la cardiochirurgia è vista diversamente e c’è un altro approccio alla medicina”. L’obiettivo è capire se esistano margini per un trasferimento o per una valutazione alternativa. Al momento, tuttavia, qualsiasi decisione ulteriore è subordinata all’accesso alla documentazione clinica completa. Senza quei documenti, la famiglia non è in grado di sottoporre il caso ad altri specialisti o centri internazionali per un secondo parere strutturato. Il nodo, dunque, non è solo medico ma anche procedurale. Tempi, modalità e trasparenza nella trasmissione degli atti diventano elementi centrali in una vicenda che ha già attraversato quasi due mesi di ricovero in condizioni critiche.

Responsabilità e verifiche

La presenza di un pool di esperti provenienti da diversi ospedali italiani indica che la decisione è stata assunta collegialmente e dopo un confronto tecnico ampio. Allo stesso tempo, la richiesta di chiarimenti avanzata dalla famiglia evidenzia quanto sia delicato il passaggio tra valutazione clinica e comunicazione delle scelte. Per ora il bambino resta ricoverato in terapia intensiva al Monaldi. La famiglia attende i documenti richiesti e valuta le prossime mosse. La vicenda si sposta così dal piano esclusivamente sanitario a quello delle responsabilità e delle verifiche.

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