Il cardiochirurgo Gino Gerosa
Il cardiochirurgo Gino Gerosa
📍 Napoli

17 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Monaldi, interviene il luminare Gerosa: “Ipotesi cuore artificiale non percorribile”

Il professor Gerosa è un pioniere in Italia per trapianti cardiaci e cuori artificiali.

Il cardiochirurgo Gino Gerosa esclude ufficialmente l’opzione del cuore artificiale totale per il piccolo paziente del Monaldi. L’esperto difende fermamente il sistema trapianti italiano, sottolineando come questo tragico evento non debba minare la fiducia dei cittadini. Gerosa ribadisce l’eccellenza della rete nazionale, invitando tutti a tutelare la credibilità scientifica delle istituzioni sanitarie. Il cuore artificiale, secondo il luminare, non è un’ipotesi percorribile.

Ipotesi cuore artificiale non percorribile

Il professor Gino Gerosa chiarisce l’impossibilità tecnica di impiantare un cuore artificiale totale in pazienti di età pediatrica, a causa delle ridotte dimensioni della loro gabbia toracica. L’esperto indica i ventricoli artificiali paracorporei (Vad), come il Berlin Heart, quale alternativa percorribile in ambito pediatrico. Questo sistema prevede l’alloggiamento dei dispositivi all’esterno del torace, collegandoli all’organo tramite tubicini specifici. “Il cuore artificiale totale non è mai stata un’opzione percorribile”, afferma.

Il cardiochirurgo spiega i vantaggi di tale tecnologia, evidenziando come essa garantisca un flusso sanguigno pulsatile, decisamente più fisiologico rispetto alla circolazione extracorporea. Al contrario, l’apparecchiatura Ecmo genera un flusso continuo che non rispecchia il ritmo naturale del cuore. Attraverso queste precisazioni, lo specialista distingue le diverse opzioni di supporto meccanico al circolo, confermando che la scienza medica adatta ogni dispositivo alle specifiche esigenze anatomiche e fisiologiche dei bambini.

Il professor Gerosa un luminare dei trapianti

Il celebre cardiochirurgo Gino Gerosa illustra all’Adnkronos Salute le motivazioni tecniche legate alle scelte terapeutiche nel caso del Monaldi. Il luminare, noto per aver eseguito il primo impianto di cuore artificiale totale in Italia nel 2007, mette a disposizione la sua vasta esperienza internazionale per chiarire i limiti delle attuali tecnologie pediatriche. Recentemente nominato assessore alla Sanità della Regione Veneto, Gerosa conferma il suo ruolo di pioniere negli interventi di bioprotesi valvolari e nei trapianti innovativi.

Attraverso la sua analisi, lo specialista distingue con precisione le diverse tipologie di supporto meccanico, come il TAH e i sistemi VAD, guidando l’opinione pubblica verso una maggiore comprensione scientifica. La sua lunga carriera alla direzione della Cardiochirurgia di Padova avvalora le dichiarazioni odierne, mirate a preservare l’eccellenza e la sicurezza del sistema trapiantologico nazionale nonostante la gravità del singolo caso clinico.

“Quest’evento non deve minare la fiducia dei cittadini”

Il professor Gino Gerosa interviene sulla vicenda del bambino trapiantato al Monaldi il 23 dicembre scorso. Il cardiochirurgo allontana con fermezza i timori del ministro Schillaci, sostenendo che questo evento isolato non deve intaccare la fiducia dei cittadini. L’esperto difende l’eccellenza del sistema trapianti italiano, invitando l’opinione pubblica a mantenere alta la credibilità scientifica. “Quanto purtroppo accaduto non può minare la fiducia dei cittadini nel sistema trapianti italiano”, afferma Gerosa.

“Il programma italiano di trapianto di cuore è un programma che ha garantito risultati nel tempo di grande qualità – assicura – In alcuni casi percorrendo strategie che neanche i cardiochirurghi nordamericani pensavano possibili: pensiamo al trapianto di cuore da donatore a cuore fermo con un tempo di ischemia superiore ai 40 minuti o al trapianto di cuore da donatore a cuore fermo totalmente a cuore battente, eseguiti a Padova nel 2023 e 2024.”, continua il luminare.

Corsia ospedale Monaldi
Corsia dell’Ospedale Monaldi

Gerosa spiega l’iter dei trapianti

Il professor Gino Gerosa illustra con precisione le fasi critiche che regolano il trapianto cardiaco, partendo dall’inserimento del paziente in lista d’attesa. Lo specialista descrive il completamento del percorso diagnostico obbligatorio, che deve confermare l’indicazione all’intervento ed escludere ogni controindicazione clinica. Una volta reperito un organo, l’equipe verifica la compatibilità fondamentale tra donatore e ricevente, basandosi su parametri rigorosi come il gruppo sanguigno e il peso corporeo.

Attraverso questa analisi, Gerosa spiega come il cuore debba soddisfare una serie di requisiti tecnici per rendere l’operazione efficace. I protocolli nazionali impongono controlli severi sulla funzionalità dell’organo prima del prelievo, garantendo così la massima sicurezza del processo trapiantologico. Il cardiochirurgo ribadisce l’importanza di questa selezione accurata, finalizzata a tutelare la salute del paziente ricevente durante ogni fase dell’emergenza chirurgica. Illustra, anche, le regole stringenti che governano la distribuzione degli organi tra i diversi centri trapianto nazionali. Lo specialista descrive i criteri di turnazione e le caratteristiche cliniche d’urgenza che determinano l’assegnazione prioritaria ai potenziali riceventi. Attraverso questo rigore, il sistema garantisce un’equa ripartizione e la massima tempestività per i casi più critici.

Le opzioni terapeutiche in attesa del trapianto

Il professor Gino Gerosa descrive la gestione clinica dei pazienti in attesa di trapianto, i quali assumono inizialmente una terapia farmacologica orale in condizioni di stabilità emodinamica. Qualora il quadro clinico dovesse mostrare segni di peggioramento, lo specialista prevede il ricovero immediato per sostituire i farmaci orali con somministrazioni per via infusionale.

Nei casi di estrema gravità, i medici attivano i sistemi di assistenza meccanica al circolo per supportare le funzioni vitali. Il cardiochirurgo cita dispositivi d’avanguardia come l’Impella, l’Ecmo e i diversi modelli di Vad, fino all’ipotesi del cuore artificiale totale. Attraverso questa scalabilità terapeutica, l’equipe garantisce la massima protezione al paziente, adattando costantemente il supporto tecnologico all’evolversi della patologia cardiaca per preservare l’organismo fino al momento dell’intervento risolutivo.

“Qualora le condizioni del paziente dovessero peggiorare – conclude Gerosa – a seconda della gravità delle stesse, si potrà procedere al ricovero per sostituire la terapia farmacologica orale con farmaci da somministrare mediante infusione o nei casi più gravi utilizzare i diversi sistemi di assistenza meccanica al circolo quali l’impella, l’Ecmo, il Vad o il cuore artificiale totale”, conclude.

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