Il 10 dicembre presidio dei primi cittadini davanti alla Camera: chiedono il riconoscimento dello stato di emergenza, reti digitali e un nuovo equilibrio nei trasferimenti idrici.
La crisi idrica che da mesi mette in ginocchio l’Irpinia e il Sannio arriva nel cuore della politica nazionale. Mercoledì 10 dicembre, alle 11, una delegazione di sindaci delle due province scenderà in Piazza Montecitorio per un presidio statico e pacifico, con la fascia tricolore, per richiamare l’attenzione del Parlamento e del Governo su una situazione ormai considerata «insostenibile». I comuni coinvolti lamentano disservizi continui, perdite nelle reti, sprechi strutturali e ritardi negli interventi regionali e nazionali.
Una mobilitazione compatta: «L’acqua è un diritto, ora basta attese»
La decisione della protesta è maturata nelle scorse settimane, mentre la crisi idrica continuava ad aggravarsi in territori che, paradossalmente, ospitano le principali sorgenti campane. I sindaci parlano di un’emergenza che ha compromesso:
- la vita quotidiana delle famiglie,
- le attività produttive,
- i servizi essenziali,
- la stessa stabilità dei sistemi idrici intercomunali.
«La situazione non è più tollerabile – spiegano i promotori –. Chiediamo che la crisi idrica venga riconosciuta come emergenza nazionale e che si intervenga con strumenti straordinari».

Le richieste al Governo: fondo straordinario e reti digitali
Tre le richieste centrali che i primi cittadini porteranno davanti alla Camera:
1. Riconoscimento dello stato di emergenza
I sindaci chiedono che il Governo dichiari formalmente l’emergenza idrica nelle aree interessate, aprendo così alla possibilità di interventi rapidi, deroghe procedurali e risorse straordinarie.
2. Un Fondo nazionale per la riqualificazione delle reti
Le condotte idriche dell’Irpinia e del Sannio sono tra le più obsolete del Sud. In alcuni tratti le perdite superano il 50%, secondo stime citate dagli amministratori. Il Fondo straordinario servirebbe a finanziare:
- rifacimento delle condotte primarie,
- digitalizzazione e monitoraggio delle reti,
- sistemi di controllo smart contro perdite e sprechi.
3. Una Struttura commissariale
I sindaci propongono un soggetto unico che coordini cantieri, progettazione e interventi, superando la frammentazione degli enti: una figura dotata di poteri straordinari, simile a quella già usata per emergenze infrastrutturali o ambientali.
L’altro nodo: i trasferimenti idrici
Altro tema che divide i territori è il riequilibrio dei trasferimenti di acqua verso altre province o regioni. Per i comuni sorgentizi l’attuale sistema non tutela abbastanza i territori che “donano” la risorsa, spesso senza vedere ricadute in termini di investimenti o manutenzione.
«È il momento – dicono i sindaci – che la politica nazionale riconosca l’importanza strategica delle aree sorgentizie e riveda le quote di distribuzione con un criterio più equo e moderno».
I comuni che hanno aderito alla protesta
Alla mobilitazione hanno già aderito i sindaci di:
- Ariano Irpino,
- Pietradefusi,
- Sant’Angelo dei Lombardi,
- Nusco,
- Calitri,
- San Giorgio del Sannio,
- Solofra,
- Montoro,
e di altri centri della dorsale appenninica.
Un fronte compatto che punta a ottenere una risposta dal Governo proprio nei giorni in cui il Parlamento discute i provvedimenti di fine anno.
Una battaglia che arriva da lontano
La Campania non è nuova a emergenze idriche legate a carenze infrastrutturali. Negli ultimi anni, la combinazione di:
- aumenti dei consumi,
- reti inefficienti,
- siccità intermittenti,
- conflitti di competenza,
ha prodotto guasti, interruzioni e riduzioni di portata anche in zone ricche di sorgenti come Montella, Cassano Irpino e Caposele.
La protesta del 10 dicembre vuole essere un punto di non ritorno: «Vogliamo risposte – affermano i primi cittadini –. Non ci fermeremo finché i territori non avranno la dignità che meritano».


