Nicola Inquieto
Nicola Inquieto
📍 Caserta

3 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Camorra, si pente l’imprenditore Nicola Inquieto: il “cassiere” di Zagaria ora collabora con la giustizia

Il pentimento di Nicola Inquieto, per anni considerato il cassiere di Michele Zagaria, apre nuovi scenari sulle finanze del clan dei Casalesi. Esso ha un impatto anche sul processo Jambo al centro commerciale di Trentola Ducenta.

Caserta – Una decisione può pesare come un macigno sugli equilibri interni al clan dei Casalesi. Essa incide anche sulle inchieste che da anni seguono il flusso di denaro. Nicola Inquieto, l’imprenditore da sempre indicato dagli inquirenti come uno dei principali terminali economici di Michele Zagaria, ha scelto di collaborare con la giustizia. I primi verbali sono già arrivati sui tavoli della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Questi sono stati acquisiti nel processo d’appello Jambo, il procedimento che punta a fare luce sulle presunte infiltrazioni del clan nel grande centro commerciale di Trentola Ducenta. Una svolta “pesante”, perché arriva da chi – secondo le ricostruzioni giudiziarie – per anni avrebbe gestito e riciclato i capitali del boss di Casapesenna tra cantieri, mattoni e affari all’estero.

Chi è Nicola Inquieto e perché è considerato il “cassiere” di Zagaria

Il nome di Nicola Inquieto non è nuovo ai fascicoli dell’Antimafia. Le sentenze già passate in giudicato lo descrivono come l’imprenditore incaricato di reimpiegare, in attività apparentemente lecite, ingenti somme riconducibili a Michele Zagaria. Quest’ultimo è uno storico capo della fazione di Casapesenna del clan dei Casalesi.

Per anni, secondo gli inquirenti, Inquieto avrebbe investito i proventi delle attività criminali del gruppo. Queste attività includevano estorsioni, affari illeciti e controllo dei territori. Inquieto ha operato in un articolato sistema di imprese e operazioni immobiliari. Non era un semplice prestanome, ma un gestore abile nel muovere capitali, aprire società e mascherare l’origine mafiosa del denaro.

Il legame con Zagaria è anche familiare e logistico. Nicola è fratello di Vincenzo Inquieto, proprietario dell’abitazione di Casapesenna dove, nel dicembre 2011, venne catturato il boss dopo una lunga latitanza. Un dettaglio che, nelle letture investigative, certifica il livello di fiducia di cui la famiglia Inquieto godeva agli occhi del capoclan.

Nicola Inquieto
Nicola Inquieto

Condanna definitiva a 14 anni e il fronte romeno degli affari

L’iter giudiziario di Nicola Inquieto ha già prodotto una condanna definitiva. Egli è stato condannato a 14 anni di reclusione per riciclaggio e reimpiego di capitali mafiosi. La giustizia ha riconosciuto in lui uno dei cardini del “polmone economico” del sistema Zagaria. Era l’uomo chiamato a trasformare in cantieri, immobili e attività imprenditoriali le risorse del clan.

Una parte fondamentale di questa strategia passava dalla Romania. Le indagini, supportate da rogatorie internazionali e sequestri patrimoniali, hanno portato alla luce un articolato “filone romeno” fatto di imprese edili, complessi residenziali, centri benessere e strutture ricettive. Qui, secondo gli atti, sarebbero finiti milioni di euro provenienti dal Casertano. Questi soldi sono stati ripuliti attraverso compravendite e altre operazioni.

Inquieto, in questo schema, avrebbe avuto il ruolo del regista: il soggetto capace di spostare fondi oltre confine, scegliere i partner, manovrare società e investimenti.

La svolta: la decisione di collaborare con la Dda

Secondo quanto emerso in aula, la scelta di Nicola Inquieto di collaborare con la giustizia sarebbe maturata lo scorso ottobre. Tuttavia, è rimasta coperta dal massimo riserbo fino al deposito dei primi verbali davanti alla Dda di Napoli. È stato il pubblico ministero antimafia Maurizio Giordano ad ufficializzare il cambio di rotta. Ha chiesto che l’imprenditore venga ascoltato come testimone nel giudizio d’appello sul Jambo.

La Corte ha disposto l’acquisizione degli atti e aggiornato l’udienza. Ha fatto intendere che le dichiarazioni rese finora abbiano già un rilievo concreto sul piano investigativo. Da questi verbali potrebbero emergere elementi su soci, prestanome e professionisti compiacenti. Ma soprattutto, i meccanismi con cui i capitali del clan sarebbero stati fatti confluire e muovere nel circuito dell’economia legale.

Il processo Jambo e le infiltrazioni nel centro commerciale

La nuova posizione di Inquieto arriva in un momento delicato per il processo d’appello sul centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta. Questo processo è da anni al centro delle indagini sulle presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi nel tessuto economico del Casertano.

Secondo l’impianto accusatorio, la struttura commerciale sarebbe stata – almeno in parte – costruita e sviluppata grazie all’afflusso di soldi legati a Michele Zagaria e alla sua organizzazione. In primo grado il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato a 7 anni di reclusione l’allora patron del Jambo, Alessandro Falco. Sono stati assolti con formula piena l’ex sindaco di Trentola Ducenta Michele Griffo, Ortensio Falco e Nicola Picone.

Sul mosaico probatorio che ha retto quel verdetto si innesta ora una variabile potenzialmente decisiva: la deposizione di chi, per anni, è stato considerato il gestore delle casse del boss. Egli aveva uno sguardo privilegiato su quote occulte, rapporti d’affari, appalti pilotati, forniture e flussi di denaro.

Cosa può cambiare con il pentimento di un “manager” della camorra

Il pentimento di un imprenditore come Nicola Inquieto ha un peso diverso da quello di un affiliato di rango medio. Chi ha maneggiato i capitali conosce i dettagli dei canali bancari e finanziari, l’identità dei prestanome e le triangolazioni societarie utilizzate per spostare il denaro. Egli conosce anche le reali proprietà di aziende, terreni e immobili, anche quando formalmente intestati ad altri.

Le sue parole, se riscontrate, potrebbero aprire nuove piste in diversi ambiti:

  • indagini patrimoniali mirate, con possibili confische di beni riconducibili al sistema Zagaria;
  • approfondimenti su appalti, autorizzazioni edilizie e rapporti con la politica locale;
  • verifiche sui legami tra la camorra casertana e segmenti dell’economia “grigia”, quella zona d’ombra in cui imprenditoria e criminalità organizzata rischiano di confondersi.

Allo stesso tempo, resta il nodo della credibilità di chi decide di collaborare “a cose fatte”, dopo condanne definitive e anni di affari alle spalle. Sarà il lavoro incrociato delle procure e dei tribunali a stabilire quanto le ricostruzioni di Inquieto siano supportate da elementi oggettivi. Inoltre, quanto esse eventualmente risentano di strategie difensive.

Il codice del silenzio che si incrina

Al di là degli effetti immediati sui singoli processi, la scelta di Nicola Inquieto è un segnale di incrinatura nel codice del silenzio. Per anni, questo ha protetto la dorsale economica dei clan. Se storicamente i gruppi camorristici hanno potuto contare su una rete compatta di imprenditori, tecnici, consulenti e professionisti, oggi questo fronte appare meno impermeabile.

Il rischio di vedere dissolte fortune accumulate in anni di investimenti illeciti, unito alla prospettiva di lunghi anni di reclusione, può spingere chi ha avuto in mano i cordoni della borsa a rompere con il passato. Per lo Stato, il pentimento di figure come Inquieto rappresenta l’opportunità di entrare nei piani alti della finanza criminale. Non solo per colpire i singoli clan, ma per scardinare il modello economico che ne ha alimentato il potere.

Se le sue dichiarazioni dovessero trovare conferma, la parabola giudiziaria di Nicola Inquieto potrebbe diventare uno spartiacque. Egli passerebbe da “braccio imprenditoriale” di Michele Zagaria a testimone interno del sistema che ha trasformato il clan di Casapesenna in una holding del crimine. Questa holding è capace di colonizzare centri commerciali, cantieri e mercati immobiliari tra Campania e Romania. Una pagina che la magistratura antimafia è appena iniziando a sfogliare.

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