Il processo per direttissima era fissato a metà febbraio, ma la giovane era stata uccisa a Napoli lo scorso novembre
Nel novembre scorso, Ylenia Musella, 22enne di Napoli, era stata arrestata insieme a un 17enne con l’accusa di truffa aggravata, sostituzione di persona e violazione di domicilio ai danni di un’anziana aquilana. Il processo per direttissima era stato fissato per metà febbraio. Tuttavia, la giovane è stata uccisa a Napoli dal fratello Giuseppe, 28 anni, prima di poter comparire in tribunale. La vicenda risale al 30 ottobre dello scorso anno. In quella data la vittima, una donna di 90 anni, è stata raggirata con un elaborato stratagemma telefonico.
Il raggiro telefonico
Secondo quanto riporta Il Mattino, l’anziana aveva ricevuto una telefonata da una persona che si era qualificata come vigile urbano. L’interlocutore le aveva riferito che l’auto di sua nipote era stata vista sul luogo di una rapina. In sottofondo si poteva sentire il pianto di una donna, lasciando intendere che fosse la nipote e che fosse in pericolo. Durante la conversazione, il truffatore aveva chiesto alla donna di preparare tutti i gioielli custoditi in casa. Il malvivente le aveva detto che sarebbero stati controllati da un collega che sarebbe arrivato di lì a poco. Questa strategia aveva l’obiettivo di convincere la vittima a consegnare i monili senza sospettare della truffa in corso.
L’intervento del finto carabiniere
Pochi minuti dopo, il 17enne, dall’aspetto maturo, si era presentato all’abitazione fingendosi un carabiniere. Il giovane aveva chiesto di consegnare tutti i gioielli e, successivamente, era salito a bordo dell’auto guidata da Ylenia Musella per allontanarsi rapidamente dal luogo. Tuttavia, la fuga è stata breve. I veri carabinieri in servizio nel capoluogo abruzzese avevano notato l’auto con il motore acceso e il giovane a bordo con un sacchetto in mano. Lo hanno immediatamente fermato. L’identificazione degli occupanti ha permesso agli investigatori di ricostruire l’intera vicenda. Inoltre, sono riusciti a contattare la vittima.
La restituzione della refurtiva e gli arresti
Gli investigatori hanno restituito alla donna l’intera refurtiva, compresa una fede nuziale di grande valore affettivo. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, Ylenia Musella è stata arrestata in flagranza di reato per truffa aggravata in concorso. Il giudice aveva poi disposto per entrambi l’obbligo di dimora nel Comune di Napoli per tre anni, in attesa della definizione dei procedimenti penali. Per Ylenia Musella era aperto un processo all’Aquila, ormai estinto a seguito della sua morte, mentre il 17enne doveva rispondere davanti al Tribunale per i minorenni.
Il processo che sarebbe dovuto avvenire all’Aquila non si è quindi mai celebrato per la 22enne. Invece, il procedimento a carico del 17enne prosegue secondo le normative del tribunale minorile.

Contesto familiare e sociale
Ylenia e il fratello Giuseppe Musella vivevano da soli nel rione Conocal di Ponticelli, poiché la madre e il patrigno erano entrambi detenuti. Secondo quanto riporta Fanpage, il patrigno sarebbe vicino al clan Casella-Circone, attivo nella periferia orientale di Napoli. La convivenza tra Ylenia e Giuseppe, basata su sostegno reciproco, si è trasformata tragicamente in un episodio di violenza domestica. La giovane è morta dopo essere arrivata in fin di vita all’ospedale Villa Betania di Napoli, con una profonda ferita da arma da taglio alla schiena. Secondo quanto riferito dal giovane agli inquirenti, il gesto sarebbe avvenuto al culmine di una lite scoppiata per motivi futili.
La giovane e il fratello
Ylenia era molto attiva sui social e negli ultimi post di fine gennaio si mostrava in vacanza in Puglia. Il fratello Giuseppe, invece, era considerato una promessa del calcio giovanile, pur non avendo mai raggiunto palcoscenici professionistici di rilievo. Il contrasto tra la vita relativamente normale dei due giovani e la tragedia che li ha colpiti ha suscitato grande scalpore nella comunità locale.
La polizia sta ricostruendo la dinamica dell’omicidio e il contesto che ha portato alla lite fatale. Gli investigatori verificano chi abbia portato la giovane in ospedale e la sequenza precisa dei fatti. Molti dettagli restano ancora da chiarire, inclusa la possibile influenza di fattori esterni o tensioni familiari pregresse.


