Asl di Salerno
Asl di Salerno
📍 Salerno

15 Luglio 2026

Martina Sarracino

Tumori, le terapie infusionali arrivano vicino casa: l’Asl Salerno apre una nuova strada nella sanità in Campania

L’Asl Salerno inaugura un nuovo modello di cura oncologica: le terapie infusionali arrivano sul territorio, più vicine ai pazienti

Le terapie infusionali per i pazienti oncologici ed ematologici cambiano prospettiva. Grazie a un nuovo modello organizzativo promosso dall’Asl Salerno, alcune cure potranno essere somministrate più vicino al domicilio dei pazienti. Questo riduce di molto gli spostamenti verso gli ospedali e migliorando la qualità della vita. L’iniziativa rappresenta un’esperienza pionieristica in Italia, con l’obiettivo di portare l’assistenza specialistica anche nei territori più periferici, compresi i comuni montani. Il progetto riguarda in particolare i pazienti ematologici stabili, affetti da patologie come linfomi, mieloma e leucemia linfatica cronica. Potranno, infatti, ricevere alcune terapie infusionali in strutture territoriali mantenendo gli stessi standard di sicurezza garantiti dall’ambiente ospedaliero.

L’integrazione tra professionisti, organizzazione e tecnologia

Alla base del nuovo modello c’è una forte collaborazione tra diverse figure del sistema sanitario. Mariarosaria Cillo, direttore Farmaceutico Asl Salerno, ha spiegato che il risultato nasce da un lavoro coordinato tra competenze diverse: “Il risultato viene da una stretta integrazione tra professionisti, organizzazione sanitaria e innovazione tecnologica. Il Dipartimento Farmaceutico ha contribuito alla definizione di un modello che assicura la corretta preparazione, conservazione, distribuzione e tracciabilità dei medicinali, rendendo possibile l’erogazione di terapie infusionali anche in contesti territoriali”. Il centro prescrittore mantiene un ruolo centrale, garantendo il controllo clinico e la supervisione delle terapie. La sicurezza del paziente resta quindi una priorità, anche quando la somministrazione avviene lontano dal reparto ospedaliero.

Cura tumori-Immagine di repertorio

Meno pressione per gli ospedali

Il nuovo sistema punta a offrire un vantaggio concreto ai malati: meno viaggi, meno attese e maggiore vicinanza al proprio ambiente di vita. Catello Califano dichiara: “Questo modello garantisce al paziente ematologico stabile la medesima sicurezza del contesto ospedaliero, offrendogli però un miglioramento inestimabile della qualità di vita. Al contempo, la delocalizzazione permette di decongestionare i Day Hospital terapeutici, liberando tempo clinico prezioso che gli specialisti potranno dedicarsi ai casi acuti, a maggiore complessità, e alla ricerca scientifica”. La possibilità di spostare alcune terapie sul territorio consente infatti agli ospedali di concentrarsi sui pazienti con bisogni più complessi, migliorando l’efficienza generale del sistema.

Il ruolo della telemedicina tra territorio e ospedale

La tecnologia rappresenta un elemento decisivo per rendere possibile il progetto. Attraverso gli strumenti digitali, gli operatori sanitari sul territorio possono mantenere un collegamento diretto con gli specialisti ospedalieri. Antonio Coppola, direttore Uoc Governance dei processi di telemedicina e intelligenza artificiale dell’Asl Salerno, sottolinea il valore della rete digitale: “La piattaforma aziendale di televisita e teleconsulto consente una connessione protetta e immediata tra l’infermiere sul territorio e l’ematologo a distanza. Ogni dato clinico, parametro vitale e tracciabilità del farmaco viene riversato in tempo reale nei sistemi informativi e nel Fascicolo sanitario elettronico. Non c’è isolamento operativo: la rete digitale azzera i chilometri tra la corsia d’ospedale e il comune montano”.

Il progetto sarà sottoposto a un monitoraggio continuo attraverso indicatori specifici dedicati all’efficienza dei processi, alla gestione dei medicinali, al rispetto della catena del freddo e agli effetti sulla salute dei pazienti. L’obiettivo è valutare concretamente i risultati e trasformare questa sperimentazione in un modello replicabile in Campania e in tutta l’Italia. Secondo le stime, entro la fine dell’anno il sistema potrebbe coinvolgere nella provincia di Salerno circa 5.000 persone con diagnosi attuale o pregressa di linfoma, mieloma o leucemia linfatica cronica. Un’esperienza che potrebbe rappresentare un esempio per altre realtà del Mezzogiorno e contribuire a una sanità sempre più vicina ai cittadini.

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