Trasporti Campania, De Gregorio difende la gestione Eav tra crisi della Circumvesuviana, ritardi sui nuovi treni e confronto con Regione e politica
La crisi dei trasporti in Campania continua a essere uno dei nodi più delicati del nuovo corso politico regionale. Al centro del dibattito resta l’Ente Autonomo Volturno, travolto da polemiche, disagi quotidiani per i pendolari e tensioni istituzionali che si sono riaccese dopo l’annus horribilis appena archiviato dalla Circumvesuviana. In questo scenario, l’amministratore e direttore generale dell’azienda, Umberto De Gregorio, rompe il silenzio ai microfoni de Il Mattino e respinge l’idea di essere indicato come unico responsabile di un sistema in affanno. «Fare il parafulmine è ingiusto e non lo accetto», chiarisce, rivendicando risultati, scelte compiute e limiti strutturali che non possono essere cancellati in pochi mesi.
La Circumvesuviana come simbolo della crisi dei trasporti in Campania
Il punto più critico resta la Circumvesuviana, da anni indicata come una delle peggiori linee ferroviarie d’Italia. Ritardi, soppressioni e treni obsoleti hanno reso il servizio un incubo quotidiano per migliaia di viaggiatori. De Gregorio ribalta però la narrazione secondo cui l’intero sistema Eav coinciderebbe con la sola Vesuviana. Secondo il manager, su molte altre linee regionali il quadro è profondamente diverso: autobus nuovi, convogli moderni su metropolitane e linee flegree, investimenti diffusi che però non riescono a compensare il peso simbolico e reale della linea più problematica.
Treni vecchi, ritardi industriali e il nodo delle forniture
Il tema dei nuovi convogli è centrale nel confronto politico e mediatico. De Gregorio sottolinea come nessun miglioramento strutturale possa avvenire con mezzi vecchi di cinquant’anni. La gara per la fornitura dei treni, inizialmente assegnata a Hitachi, è stata poi ribaltata da decisioni giudiziarie che hanno imposto il passaggio a Stadler. A questo si sono aggiunti eventi globali che hanno rallentato la produzione, tra pandemia, guerra e calamità naturali nei siti industriali. Il risultato è un cronoprogramma slittato, che prevede l’arrivo dei primi quindici treni entro giugno e il completamento delle consegne nel 2027.

Manutenzione delle stazioni e risorse insufficienti
Un altro fronte caldo riguarda lo stato delle stazioni. Le critiche sulla scarsa manutenzione si intrecciano con il tema delle risorse disponibili. De Gregorio evidenzia la differenza strutturale tra la rete Eav, composta da circa 150 stazioni, e altre realtà metropolitane molto più limitate. La possibilità di migliorare esiste, ma passa da scelte condivise con la Regione e da un rafforzamento della struttura tecnica interna, oggi ridotta a un numero di dirigenti giudicato insufficiente per un’azienda di tali dimensioni.
Dieci anni di gestione: risanamento o occasione mancata
Il bilancio dei dieci anni alla guida dell’Eav è uno degli aspetti più controversi. De Gregorio rivendica il risanamento di un’azienda che nel 2012 era di fatto fallita, con fornitori da pagare in anticipo e cantieri fermi. Oggi, sostiene, il valore dell’ente è cresciuto in modo significativo, sono state incorporate società in crisi e assunte oltre mille persone. Tuttavia, la persistenza della Vesuviana in fondo alle classifiche nazionali continua a pesare come un macigno sulla percezione pubblica del suo operato.

Il confronto con la Regione e il ruolo di Roberto Fico
Il cambio di passo chiesto dal governatore Roberto Fico apre una fase nuova. De Gregorio non chiude alla possibilità di una riforma della governance, anzi propone una revisione complessiva che vada oltre la semplice sostituzione di un manager. L’idea di una direzione generale autonoma per il servizio ferroviario viene indicata come una strada possibile, purché non si traduca in un arretramento della qualità del servizio.
Le tensioni politiche e il ruolo del Partito Democratico
Le accuse arrivate dalle opposizioni, in particolare sul presunto controllo politico dell’Eav, riaccendono un dibattito mai sopito. De Gregorio ammette che il Partito Democratico era in maggioranza dieci anni fa e lo è ancora oggi, riconoscendo che la politica non può chiamarsi fuori. Allo stesso tempo, respinge l’idea di interferenze dirette nella gestione quotidiana, ricordando come la presenza di consiglieri e assessori alle inaugurazioni sia prassi normale per una società partecipata.
Dimissioni, responsabilità e futuro incerto
Alla domanda sulle dimissioni, la risposta resta sospesa. De Gregorio si dice pronto a ogni soluzione, ma chiarisce che nessuno gli ha chiesto formalmente di farsi da parte. Sullo sfondo resta anche il timore personale di una responsabilità giudiziaria futura, nel caso in cui l’azienda dovesse nuovamente trovarsi in difficoltà. Un elemento che aggiunge ulteriore tensione a una vicenda già complessa, in cui trasporti, politica e consenso pubblico si intrecciano senza soluzioni semplici.


